Julien
Monnier (François-Xavier Demaison) ha un problema serio:
sarà anche un brillante consulente coniugale, ma non
riesce a tenersi una donna per più di due settimane!
E la ragione è che da sempre porta un’incredibile
iella a tutte le donne che si mettono con lui! Da quelle che
finiscono in ospedale più volte a settimana, a quelle
che vedono distrutta la loro carriera o le loro relazioni
con gli amici e la famiglia. Julien è peggio di un
gatto nero per le donne e Joanna (Virginie Efira) lo capirà
a proprie spese il giorno in cui lo incontra: ha una vita
appagata, con una carriera di successo ed un sogno professionale
da realizzare, ma tutto questo rischia di crollare…
Anche se il rapporto sentimentale con Julien è bello
e felice, la iella rappresenta un forte deterrente per il
futuro di entrambi.
Penalizzato
da un titolo anonimo e lievemente gratuito, “Per sfortuna
che ci sei” è una tipica commedia francese, sia
per pregi che per difetti: i primi consistono nell’impianto
narrativo lieve e brioso, mai volgare e con un’impostazione
da moderna nouvelle vague sentimentale, amalgamata con situazioni
paradossali il cui innesto nella storia è fornito dall’incipit
dell’ incredibile sfortuna che perseguita il protagonista
e tutte le donne che hanno un rapporto d’amore con lui.
Il film ha uno sviluppo leggero ed ironico, con una prosa
garbata, popolata da personaggi buffi, con gags spesso riuscite,
che rimandano ad una comicità surreale, quasi (e felicemente
aggiungeremmo) da strips a fumetti.
Gli elementi negativi sono rappresentati da una certa contaminazione
dello stile conseguenzial-comico tipico delle commedie americane,
oltre ad una superficialità nello sviluppo di alcuni
elementi della storia, che si conclude con un paio di trovate
facili (come ad esempio la classica corsa per impedire un
matrimonio), rivelando inconsciamente un progressivo esaurimento
di idee narrative ed un annacquamento delle vicende. Si rileva
poi una caratterizzazione minimale dei due protagonisti, che
non va al di là della loro iniziale impostazione comica,
venendo accompagnati da personaggi comprimari che o sono troppo
sopra le righe (vedi il vanesio designer Elie Semoun), oppure
impostati in maniera superficiale (vedi l’amico chirurgo
di Julien oppure il fascinoso figlio di papà Martin
Dupont).
Per
il resto, il film è un’opera divertente e non
pretenziosa, che ha un inizio trascinante (la sequela di incidenti
alle sue ex-fidanzate, raccontate dal protagonista), e prosegue
con vari momenti comici riusciti, un paio di belle idee (le
foto che raccontano momenti ed incidenti della coppia, i titoli
di coda animati) e due protagonisti poco conosciuti ma simpatici
come la deliziosa Virginie Efira e il bizzarro quanto spassoso
François-Xavier Demaison.
Paolo
Pugliese