Tratto
da un fumetto edito dalla Dark Horse, a sua volta ispirato
alla leggenda (falsa) dell’arrivo dei Vichinghi nelle
Americhe prima di Cristoforo Colombo, PATHFINDER (Il Cercatore
di Sentieri) è un film di avventura che miscela vari
generi (azione, epica, horror, fantasy) ricordando non poco,
per storia e dinamiche, la pellicola “Il 13° Guerriero”
interpretata da Antonio Banderas qualche anno fa.
La storia inizia con lo sbarco sul suolo americano di un’orda
di sanguinari Vichinghi in vena di razzie, i quali massacrano
senza pietà una tribù di nativi americani. La
carneficina viene scoperta da una squaw di un’altra
tribù che trova un fanciullo straniero abbandonato
dagli invasori. Il giovanissimo vichingo viene allevato come
un indiano, ma la sua identità è sospesa tra
due razze e culture profondamente diverse. Quindici anni dopo
troverà il suo destino di guerriero quando torneranno
con una nuova sortita i Vichinghi, i quali semineranno ancora
morte e distruzione, ma troveranno lui sulla loro strada,
deciso a difendere il proprio popolo adottivo e sterminare
gli invasori nordici.
PATHFINDER
è un prodotto di puro intrattenimento senza troppe
velleità, un fumettone per il grande schermo che, nonostante
ciò, presenta una desolante povertà creativa;
il film ha di per sé un’idea di base non proprio
maligna, ma qualsiasi elemento concettuale e narrativo che
avrebbe potuto contribuire a rendere intrigante la pellicola
viene sviluppato in maniera molto superficiale e convenzionale:
i conflitti di identità del protagonista, ad esempio,
non sono per niente approfonditi, ma blandamente accennati.
Non parliamo poi dei cattivi: i Vichinghi vengono descritti
puramente come gente sanguinaria totalmente stupida che uccide
senza pietà e senza motivo; una cosa lontana dalla
realtà storica di un popolo di navigatori e guerrieri
che in questo film vengono visualizzati come gli Orchi della
trilogia “Il Signore degli Anelli”, i quali sembra
che si siano dati la pena di affrontare un lungo viaggio solo
per fare delle mere scorribande.
Con
una narrazione che predilige l’azione e la tensione
a dispetto di credibilità e coerenza narrativa, PATHFINDER
è un film che scorre senza guizzi e, tra un combattimento
ed un inseguimento, si ha anche l’ulteriore sensazione
di già visto. Non ci sono né pathos né
colpi di scena, con un andamento ripetitivo molto prevedibile
che in alcuni momenti scade anche nel ridicolo (vedi l’inseguimento
eccessivamente lungo sulla neve con uno scudo usato come snowboard).
Poco da dire anche sul cast, composto da volti sconosciuti
e con protagonista l’emergente Karl Urban (visto in
“Doom” oppure “Bourne Supremacy”)
che, nonostante sia aitante e volenteroso, non è né
troppo bello né troppo bravo per salvare il film e
riuscire ad imprimersi nella memoria del pubblico. Bella però
la fotografia.
Paolo
Pugliese