Arriva
anche in Italia il fenomeno Paranormal Activity,
campione d’incassi in America che, recita la pubblicità,
“ha terrorizzato anche Steven Spielberg” (guarda
il caso anche distributore della pellicola).
Opera prima di Oren Peli (sceneggiatore di videogiochi),
costata poco più di diecimila dollari, girata con telecamere
digitali all’interno di una casa e con un cast di appena
sette persone (2 protagonisti, 2 comprimari e tre comparse),
la pellicola è divenuta una macchina trita-soldi (135
milioni di dollari d’incasso), grazie soprattutto
ad una sapiente campagna di promozione pubblicitaria e viral
marketing che ha spacciato l’operazione per un docu-fiction
tratto da una storia vera: praticamente, la replica di quello
che accadde a fine anni ’90 con “The Blair Witch
Project”.
Il film racconta la storia di Katie e Micah, giovani fidanzati
conviventi che decidono di filmare quanto avviene nella propria
casa, dopo il manifestarsi di eventi anomali. Man mano che
passano i giorni, l’attività paranormale (che
ha luogo soprattutto nella loro camera da letto quando stanno
dormendo) diventa sempre più aggressiva e violenta.
E mentre Micah diventa ossessionato dal documentare ciò
che accade, Katie si sente presa di mira dall’entità
demoniaca che, forse, la perseguitava anche quando era piccola.
Paranormal
Activity è un film furbetto a costo zero, che
saccheggia qua e là un immaginario horror-moderno contaminato
da realismo televisivo ed esibizionismo virtuale dell'era
Internet (vedi Youtube), abbondantemente già
visto in opere come appunto “The Blair Witch Project”,
“Rec” o svariati J-Horror orientali. Il film è
girato come un filmino privato-amatoriale, con alcuni siparietti
e chiacchiere tra i due protagonisti che sembrano a prima
vista sterili e stantii, ma che invece hanno il preciso scopo
di mettere in scena la loro vita quotidiana (per banale
che possa essere), dando una sensazione di realismo che
fa si che i colpi di scena siano più terrificanti.
Paranormal
Activity riesce a trasmettere tensione ed inquietudine
con pochi mezzi (ombre, luci che si accendono, porte che
si muovono, sussurri e rumori fuori vista), ma i suoi
punti di forza nascondono –specie per spettatori
più espertii- gravi lacune e tiepide rielaborazioni
di quanto visto altrove, con un’impostazione narrativa
scarna e pseudo-realistica, interpreti abbastanza mediocri
e dialoghi forzati che vorrebbero apparire invece come "naturali".
Un film che si potrebbe anche apprezzare come operazione in
sé, a patto di sapere di non trovarsi di fronte ad
una pellicola epocale, andandolo a vedere senza aspettative
altissime e senza farsi influenzare dalla promozione pubblicitaria
("il film che ha terrorizzato l'America!!!")
che -ricordiamolo- non rende un film più bello,
ma semplicemente più appetibile per il pubblico.
Paolo
Pugliese