PAPRIKA

Titolo Originale: Id.
Genere: Animazione/Fantascienza/Thriller
Regia: Satoshi Kon
Sceneggiatura: Yasutaka Tsutsui, Seishi Minakami, Satoshi Kon
Colonna Sonora: Susumu Hirasawa
Produzione: Jungo Maruta, Masao Takiyama
Paese d’origine: Giappone - 2007
Durata: 90 minuti

 

Dopo molti anni di lavoro e diverse pellicole alle spalle, il regista e sceneggiatore Satoshi Kon è diventato uno dei massimi talenti dell’animazione nipponica, uscito alla ribalta mondiale già da qualche anno ed autore di riferimento di film originali come “Tokio Godfathers”, “Perfect Blue”, “Millennium Actress”, il segmento “Magnetic Rose” nel film corale “Memories” o la miniserie “Paranoid Agent”. Curando sia la sceneggiatura che la regia dei suoi film, Satoshi Kon ha il controllo totale sulle sue opere, caratterizzate da un’alta visionarietà delle immagini e pervase tutte da una particolare atmosfera onirico-grottesca nonché da una profonda introspezione psicologica dei personaggi che non sono mai frutto di stereotipi.
L’interesse di Satoshi Kon è quello di indagare soprattutto sulla psiche umana e sul rapporto tra realtà materiale ed onirica, in storie spesso dai contenuti sociologici forti e destabilizzanti (vedi appunto “Perfect Blue”), ma anche inerenti delicati temi esistenziali (la favola natalizia “Tokio Godfathers”) che l’autore è sempre riuscito ad esporre in un personalissimo immaginario narrativo obliquo, ricco di intuizioni, contaminazioni (spesso inusuali per un cartoon) e molteplici riferimenti cinematografici.

PAPRIKA è l’ultima fatica di questo autore ed è un film ambizioso e sofisticato, tanto dal punto di vista narrativo che da quello tecnico dell’animazione, proponendo una storia sospesa tra realtà ed illusione; la protagonista, Paprika, è una frizzante detective/avventuriera specializzata nei sogni ed alter ego onirico-digitale dell’algida dottoressa Atsuko Chib, una psicoterapeuta che aiuta i propri pazienti interagendo con loro nei sogni. Questo grazie alla tecnologia del DC-Mini, ovvero un apparecchio rivoluzionario che permette di sincronizzare il proprio subconscio con i sogni in maniera da essere perfettamente coscienti all’interno di realtà oniriche altrui.

In seguito al misterioso furto del prototipo, Atsuko/Paprika insieme al collega Tokita ed al poliziotto Konakawa (che odia il cinema, ma sogna sempre in maniera “cinematografica”) indaga per recuperare il prototipo perché, se usato male o per scopi illeciti, è in grado di provocare allucinazioni e sogni ad occhi aperti con l’annullamento della percezione umana della realtà e danni cerebrali irreparabili: obiettivo perseguito dal ladro dell’apparecchio, il quale è intenzionato a stravolgere la realtà controllando le menti delle persone proprio attraverso i sogni.

Il film ha una storia con uno sviluppo narrativo che propone un progressivo mescolarsi tra realtà e sogno le quali si confondono ed annullano a vicenda, rivelando le ossessioni ed i problemi dei protagonisti che spesso non affrontano nella vita di tutti i giorni.
Intensa ed originale la dualità della protagonista: tanto Atsuko è grigia e dimessa nel mondo reale quanto il suo alter ego Paprika è solare e brillante in quello onirico, ribaltando e portando alla luce l’estrosità che la donna soffoca dietro una patina di algida (quanto sofferta) professionalità. Il suo alter ego rivela anche l’introversa passione per il cinema di Atsuko, visto che Paprika è un’esperta cinefila che usa vari ricordi cinematografici per muoversi meglio all’interno dei sogni altrui, sfoggiando capacità come catapultarsi dentro un televisore o fuggire su una liana come Tarzan o librarsi in volo su una nuvola come la favola dello Scimmiotto di Pietra portata sul piccolo schermo dal vecchio cartone animato “Monkey”.

Il film, per idee concettuali e semplici omaggi, si arricchisce quindi di tante citazioni cinematografiche che spaziano dai cartoon Disneyani “Peter Pan” e “La Sirenetta” a film d’avventura come “Tarzan” e “007-La Spia che mi Amava” fino ai fantascientifici “Strange Days”, “Matrix”, “Ghostbusters” ed i dimenticati “Videodrome” e “Dreamescape”.
PAPRIKA ha forse l’unica pecca di infarcire di troppi elementi e riflessioni psicologiche una storia già abbastanza complessa per contenuti ed immagini la quale potrebbe risultare quindi difficile da seguire fino alla fine, ma che risulta comunque frutto di un’operazione intelligente ed in parte originale che fa un uso adulto e ricercato del mezzo e delle potenzialità della moderna animazione.
Bellissima infine la colonna sonora di Susumu Hirasawa, iperbolica e dalle sonorità ricche e lievemente orientali che fanno da contrappunto in maniera efficace alle immagini, fin dalla bellissima ed originale sequenza dei titoli iniziali.

Paolo Pugliese