I PADRONI DELLA NOTTE

Titolo Originale: We Own the Night
Genere: Poliziesco/Drammatico
Regia: James Gray
Sceneggiatura: James Gray
Cast: Joaquin Phoenix, Mark Wahlberg, Eva Mendes, Robert Duvall, Tony Musante
Colonna Sonora: Wojciech Kilar
Produzione: 2929 Productions, Industry Entertainment
Paese d’origine: USA 2007
Durata: 105 minuti
Data di uscita: 14 Marzo 2008

 

New York 1988. Bobby Green (Joaquin Phoenix) è un giovane di successo. Gestisce una discoteca alla moda, conduce una vita agiata a base di soldi, amici, divertimento ed ha una bellissima fidanzata portoricana, Amanda (Eva Mendes). Bobby però, senza averne pienamente coscienza, cammina sul filo del rasoio: il mercato della droga è in forte crescita e nel suo locale si aggirano traffici e gangster russi, cosa che lo mette in contrasto con il resto della sua famiglia: il padre, Burt Grusinsky (Robert Duvall), è infatti un leggendario poliziotto di New York ed il fratello maggiore Joseph (Mark Wahlberg) ne ha seguito le orme, indagando insieme sul narcotraffico russo; Bobby, invece, ha adottato il cognome della defunta madre e tiene nascosto a tutti le sue origini ed i suoi legami familiari. Ma quando la sua famiglia sarà minacciata direttamente dalla mafia dell’Est, dovrà scegliere da che parte schierarsi definitivamente.

“I Padroni della Notte”, nonostante stia passando abbastanza inosservato nelle nostre sale, è un film gradevole che riserva non poche sorprese al pubblico; a causa di una sceneggiatura non perfetta, con alcuni buchi narrativi, la pellicola non risulta completamente riuscita, ma per tre quarti della sua durata fila via liscia come l’olio, avvincendo lo spettatore con una storia di crimine, legami familiari, responsabilità e narcotraffico.
Lo sceneggiatore e regista James Gray firma un noir/drammatico/poliziesco/familiare abbastanza solido che ha tra i suoi pregi una narrazione “classica”, di quelle intense e ruvide che rimanda con credibilità ai polizieschi degli anni ’70, anche per atmosfere.
Nel corso del film c’è molta attenzione per i particolari, alcuni dei quali molto “vintage”, non altrettanto però per quanto riguarda i vari personaggi: le loro caratterizzazioni sono abbastanza convenzionali, mentre i rapporti che intercorrono tra loro vengono rappresentati per lo più in maniera piatta, con alcuni sviluppi narrativi che appaiono qua e là fumosi e pretestuosi. La pecca maggiore della sceneggiatura consiste nel buttarsi eccessivamente sul melodramma familiare infarcito di moralismo (ma, grazie a Dio, non retorico) e di gloria finale per il ravvedimento e la conversione di un personaggio apatico come quello di Bobby, il quale alla fine fa la cosa giusta nonostante l’alto prezzo da pagare.

Nonostante le varie lacune, il film riesce comunque ad essere coinvolgente grazie al lavoro inappuntabile di Gray come regista, il quale crea un impianto narrativo schematico e lineare, con un certo equilibrio tra dialoghi ed azione che danno spessore a storia e personaggi. Inoltre, fa un ottimo uso di luce ed ombre, realizzando anche un paio di sequenze da manuale del cinema: l’inseguimento in auto sotto la pioggia, per esempio, è davvero pregevole da un punto di vista tecnico per il suo impatto spettacolare e al tempo stesso realistico, per non parlare del duello finale tra l’erba alta, un piccolo gioiello di tensione.
Il cast è ben assortito, ma non perfetto, con due attori avari di espressività come Joaquin Phoenix e Mark Wahlberg che, comunque, vengono ben diretti da Gray e fanno una buona performance: Phoenix risulta abbastanza impostato, ma qua e là regala piccoli esempi di sensibilità interpretativa, mentre Wahlberg è molto più rigido, anche se recita su livelli leggermente più alti rispetto ai suoi canoni abituali. Su di loro svetta il carisma interpretativo del grande Robert Duvall, che con pochi elementi ci regala un grande personaggio, ma la sorpresa più grande viene da Eva Mendes: una “bellona” apparsa in film di cassetta come “Ghost Rider” e “Fratelli per la Pelle”, che qui si rivela anche una buona attrice, interpretando con intensità e misura il ruolo della fidanzata del protagonista, risultando alla fine piuttosto credibile: per un attrice considerata fino ad ora solo un bell’ornamento per un film, dimostrare di sapere anche recitare è davvero tanto...

Paolo Pugliese