Un
giovane produttore cinematografico, Grégoire Canvel,
ha tutto quello che un uomo può desiderare: una moglie
che ama, tre splendide figlie, e un lavoro stimolante in cui
mettere tutta la sua energia. La sua compagnia, l'indipendente
Moon Films, gode di un grande prestigio, ma i troppi debiti
e i troppi rischi la stanno spingendo verso la bancarotta.
All'improvviso, un evento sconvolgente lascia una ferita profonda
nella vita della famiglia, che troverà comunque la
forza di andare avanti e affrontare unita il proprio destino.
Chiaramente
ispirato al produttore francese Humbert Balsan, morto suicida,
la regista Mia Hansen-Love ci offre un momento nella vita
di questo uomo che ha sempre messo se stesso nel suo lavoro,
traendo energia dai suoi affetti e dalla sua famiglia. Nel
film vediamo come l'attore che interpreta Grégoire
ha sempre un tono affabile, è sempre entusiasta in
ogni sua iniziativa, ed è un uomo seducente, che non
si tira indietro di fronte alle varie incognite che si presentano.
La sua non è una voglia di conquista, un modo aggressivo
di porsi verso il prossimo, ma è un semplice venirsi
incontro, tendere la mano a chi ci sta di fronte, e Grégoire
questo lo sa benissimo. La franchezza che emerge nella sua
vita e nella sua figura è il motivo trascinante per
tutto il film, e spesso proprio l'omettere delle bugie è
ciò che più fa soffrire i vari protagonisti
coinvolti nel dramma che la famiglia si troverà ad
affrontare. La famiglia che ha sempre ricaricato Grégoire
inizia ad essere un bagaglio pesante che lo ridurrà
stanco e deluso, decidendo di togliersi la vita sparandosi
in una strada, lontano da tutti.
E' questo che destabilizza a quel punto il nucleo familiare,
e che rischia di spezzare ogni legame all'interno di esso:
i momenti di gioia delle donne rimaste sole del padre e del
marito a cui accorrere scompaiono, inghiottiti da fatture
e debiti. Una sconfitta che ricade su Chiara Caselli, la moglie
che cercherà invano di portare avanti i sogni dell'attività,
ormai in caduta libera, del coniuge suicida. E' un gioco che
rischia di annullare completamente l'universo delle donne
della famiglia, ma che inaspettatamente, strette nel dolore
per la perdita della persona cara, riescono a trovare la forza
per andare avanti. La morte del protagonista che arriva a
metà del film è un modo per dire di non abbandonare
la voglia di ritornare a sorridere, cercando la felicità
altrove.
Nel
cast, il personaggio chiave è interpretato egregiamente
dall’ attore francese Louis-Do de Lencquesaing, che
ci offre nei suoi 50 minuti di scena un uomo con una forte
personalità, seducente come verrà citato in
gran parte del film, e sempre incline alla chiarezza nei rapporti.
Un'arma a doppio taglio che lo consegnerà ai suoi demoni
nel momento della caduta nell'oblio della disperazione. Nel
ruolo della moglie e della madre coraggiosa che non si tira
indietro nelle difficoltà troviamo un'attrice italiana
che, come Monica Bellucci, sembra aver trovato linfa vitale
in Francia, Chiara Caselli. Questa donna fa da collante tra
l'ambiente familiare e quello lavorativo in cui il marito
si muove, e più di una volta vediamo come sia lei a
sostenerlo in alcune delle sue rischiose scelte, pur cercando
di non prevaricarlo nel suo terreno.
L'unica perplessità che rimane nella Caselli, pur lodando
la sua grinta, è l'espressione immutabile che si nota
nel suo volto: in circa due ore di film, vediamo l'attrice
sorridere solo alcune volte, ed in entrambi i casi vediamo
quel sorriso più come una smorfia, lasciandoci parecchio
perplessi.
Una segnalazione importante va riconosciuta soprattutto alla
figlia maggiore, Clémence, interpretata da Alice de
Lencquesaing, che nella realtà è figlia naturale
del protagonista. Il suo è un ruolo agli inizi incerto,
distante dal mondo del padre, e da quello degli adulti, che
solo verso il finale maturerà velocemente, accettando
il dolce ricordo del genitore proprio nel momento in cui non
sarà possibile fargli visita al cimitero per porgergli
l'ultimo saluto. Nel finale, la colonna sonora è affidata
a Doris Day, che con il suo brano Que serà serà,
ci lascia aperti alla speranza e ad una nuova vita, mentre
con il taxi ci si allontana dalla splendida città di
Parigi che per tutto il film ha fatto da scenario alle nostre
vicende. Un film molto intimo ma anche molto compresso che
forse e difficilmente verrà apprezzato al cinema da
tutti.
Alessandro
Cristofaro