Sean
(Emile Hirsch) e Ben (Max Minghella) sono due giovani imprenditori,
amici nella vita, che si recano a Mosca per incontrare degli
investitori per un progetto di un nuovo social network che
hanno ideato. In un locale alla moda incontrano due studentesse
americane, Natalie (Olivia Thirlby) e Anne (Rachael Taylor),
ma mentre trascorrono la serata, si ritrovano in mezzo a quello
che sembra l’arrivo di forme di vita aliena, con strane
luci che scendono dal cielo. Ben presto, però, l’arrivo
si trasforma in una vera e propria invasione, con le entità
aliene, inizialmente invisibili agli esseri umani, che vogliono
impadronirsi della Terra, assorbirne tutta l’energia
e distruggere ogni forma di vita esistente. Scoppia il panico
ed i ragazzi fuggono ma ben presto, per evitare il genocidio,
dovranno unire le loro forze con altri sopravvissuti e combattere
il nemico.
Prodotto
da quel genio del cinema d’intrattenimento quale il
russo Timur Bekmambetov ("Wanted", "Nightwatch"),
“L’Ora Nera” è un thriller diligente
che si pone a metà strada tra il tema di fantascienza
classica dell’invasione aliena, il survival-horror e
il film catastrofico da post-apocalisse. La pellicola sfrutta
il concetto universale secondo il quale fa più paura
ciò che non si vede, presentando dunque una minaccia
invisibile e inarrestabile. I protagonisti, e gli spettatori
con loro, non sanno né dove né quando saranno
colpiti, affrontando una lunga corsa per sopravvivere ad un
nemico a prima vista invincibile e onnipresente. Il film sta
tutto qui e, dopo la prima mezz’ora, appare chiaro come
la sceneggiatura firmata a sei mani da Jon Spaihts, Leslie
Bohem e M.T. Aher, non abbia molte altre idee e funga da pretesto
per una sarabanda di scontri/inseguimenti/uccisioni che finisce
per risultare ripetitiva a causa della sua scarsa evoluzione
narrativa. Non aiutano neanche i protagonisti (gli emergenti
Emile Hirsch e Olivia Thirlby), nei cui ruoli, risultano poco
incisivi e poco simpatici.
Nonostante
comunque un budget molto basso (e gli alieni invisibili aiutano
a contenere i costi), il film presenta un gustoso scenario
apocalittico stile “Io sono Leggenda”, con strade
deserte piene di macchine vuote e rovine, che è una
delle poche cose positive del film. Ma il regista non riesce
a fruttare efficacemente tutti gli elementi in suo possesso,
sia materiali che concettuali, conferendo poca suspense e
poca sostanza alle vicende narrate, che risultano impostate
con una facilità compiacente tale da risultare un po’
irritante: i 4 protagonisti sopravvivono senza fare granché,
grazie ad incontri fortuiti con scienziati (pazzi), che casualmente
hanno ideato un’arma capace di colpire gli alieni, e
guerriglieri generosi, in grado di annientarli. Tutto troppo,
troppo poco per risultare memorabile.
Paolo
Pugliese