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Luglio 1988: nel giorno di St. Swithin, Emma Morley (Anne
Hathaway) e Dexter Mayhew (Jim Sturgess) si incontrano e,
dopo una notte passata assieme, decidono di rimanere buoni
amici, impegnandosi a mantenere un rapporto che vada oltre
il sesso. Entrambi, ogni 15 Luglio di ogni anno successivo,
si rivedranno per raccontare l’un l’altro le esperienze
che la vita sta proiettando su di loro, ma soprattutto le
novità, le gioie e i dolori, del dopo laurea: sanno
che la loro amicizia, il loro rapporto, è qualcosa
di speciale e non vogliono perdersi. Il tempo non potrà
minare questo legame e ognuno lo porterà avanti nonostante
le forti distanze che li separano: Emma è decisa a
cambiare il mondo, a darsi da fare per renderlo un posto migliore,
ed è un tipo combattivo; Dexter, invece, non ha piani
a lungo termine, ed è arroccato sui privilegi che il
suo buon tenore sociale gli offre. Qualcosa, però,
è in procinto di scuotere questa unione, ed entrambi
non sono pronti ad affrontare questo cambiamento radicale,
che porrà le basi per un nuovo inizio e inaspettati
colpi di scena per i due protagonisti.
Lone
Scherfig, la regista danese dell’acclamato “An
Education”, porta sugli schermi questo adattamento del
romanzo “One Day”, di David Nicholls, qui anche
sceneggiatore. Tutto ciò ha reso lo sviluppo della
pellicola molto più organico e semplice, creando una
linea diretta tra i due, e una comunicazione più veloce
e fluida.
La scelta degli attori si è rivelata più semplice
del previsto: Anne Hathaway, nei panni di Emma Morley, si
è imposta fin da principio per la sua spontaneità,
che le ha garantito un canale preferenziale per la parte.
Jim Sturgess, invece, è stato scelto per l’introspezione
data al personaggio di Dexter, e per la disinvoltura con cui
si trovava a fianco della sua collega. Sebbene ci siano ottime
premesse, il film riflette anche parecchi errori, in primis
il fatto che la prima parte del libro è stata condensata
moltissimo e certi salti temporali rendono difficile seguire
l’avanzare della storia. Inoltre, sebbene la sua grazia,
la recitazione della Hathaway pare forzata, con molte delle
smorfie che la accompagnano rendono le sue espressioni ancora
più stonate. Tra l’altro, e questo in Italia
non si potrà notare visto il doppiaggio, molti non
hanno gradito l’accento americano che il personaggio
di Emma, nativo dell’Inghilterra, ha nella pellicola.
Interessante
la prova di Sturgess, che ha reso la malinconia e la drammatica
desolazione del personaggio di Dexter in tutta la sua totalità:
furbo e spensierato, vediamo delle profonde trasformazioni
allorché la sua gabbia dorata di lussi e agi si sgretola,
mettendolo di fronte a lutti che semplicemente rimuove e non
affronta: l’amore della sua vita, Emma, non può
consolarlo, facendolo cadere nell’oblio. Un plauso sincero
va dedicato infine all’attrice Patricia Clarkson: quasi
la coscienza del figlio, è lei che ne nota l’ironia
ma anche le cadute di stile, dandogli saggi consigli. Gli
esterni, girati tra Parigi, Londra ed Edimburgo, sono eclettici,
roboanti, pieni di vita, e si sposano bene con la colonna
sonora che copre l’intervallo temporale che va dal 1988
ai giorni nostri. Globale, invece, la cura che è stata
data alle acconciature, agli abiti, e agli oggetti, dei protagonisti:
ogni particolare infatti rappresenta una evoluzione, un cambiamento
essenziale dei personaggi e del momento storico in cui vivono.
Un film che, nonostante i difetti, ci fa ridere e commuovere
allo stesso tempo, e ci porta verso il finale che celebra
la vita.
Alessandro
Cristofaro