L'ONDA

Titolo Originale: Die Welle
Genere: Drammatico
Regia: Dennis Gansel
Sceneggiatura: Dennis Gansel , Peter Thorwarth
Cast: Jürgen Vogel, Frederick Lau, Max Riemelt, Jennifer Ulrich, Christiane Paul, Elyas M'Barek, Cristina do Rego, Jacob Matschenz, Maximilian Vollmar, Max Mauff
Colonna Sonora: Heiko Maile
Produzione: Rat Pack Filmproduktion GmbH
Paese d’origine: Germania - 2008
Durata: 101 minuti
Data di uscita: 27 Febbraio 2009

 

L'insegnante di un liceo tedesco, nel corso di un seminario monotematico, propone ai suoi studenti un singolare esperimento per comprendere la genesi di una dittatura: per una settimana la classe dovrà comportarsi come una autocrazia, con forme di cameratismo, disciplina, un unico modo di vestire (jeans e camicia bianca) ed un saluto comune paramilitare (l’Onda). Ma a distanza di pochi giorni, l’esperimento sfugge di mano all’insegnante, con il movimento che acquista indipendenza e vita propria, allargandosi ad altri studenti e cominciando ad isolare e minacciare il resto della comunità scolastica “dissidente”, fino ad esplodere nel corso di una partita di pallanuoto. Tutti subiranno alla fine il peso di questa metamorfosi, compreso lo stesso professore.

L’argomento di correnti che sfuggono al controllo del proprio creatore era stato trattato finora da un unico film: “Fight Club” di David Fincher.
Meno originale e catartico di quest’ultimo, “L’Onda” propone una storia che nasce da una riflessione sulla mancanza di valori, sull’aggressività, l’insicurezza ed i ritmi veloci di “tutto e subito” che affliggono le nuove generazioni. L’analisi sociologica è in verità abbastanza superficiale e fa da approssimativo spunto causale alle vicende narrate, ma lo sviluppo narrativo del film è abbastanza convincente, esponendo gli spettatori ad una progressiva ed inesorabile escalation di violenza raccontata con ritmo ed emotività.
Il film è una metafora abbastanza suggestiva di un qualsiasi movimento di idee che, chiuso in un non-dialogo totalitario con altre correnti di idee, finisce per trasformarsi in un regime che impone, anche con la forza, concetti e valori.
L’impianto del film di Dennis Gansel non è comunque perfetto, con una prima parte sicuramente più interessante e coinvolgente rispetto alla seconda, nella quale assistiamo ad una risoluzione melodrammatica che scade nel vittimismo e nel didascalico. Il problema non è la regia lineare ed iperrrealista di Gansel, quanto piuttosto la sua sceneggiatura, estremamente pretenziosa nel voler essere una parabola analitica di tematiche politiche, ideologiche ed adolescenziali, non tutte adeguatamente illustrate ed analizzate.

Marco Valerio