L'insegnante
di un liceo tedesco, nel corso di un seminario monotematico,
propone ai suoi studenti un singolare esperimento per comprendere
la genesi di una dittatura: per una settimana la classe dovrà
comportarsi come una autocrazia, con forme di cameratismo,
disciplina, un unico modo di vestire (jeans e camicia bianca)
ed un saluto comune paramilitare (l’Onda). Ma a distanza
di pochi giorni, l’esperimento sfugge di mano all’insegnante,
con il movimento che acquista indipendenza e vita propria,
allargandosi ad altri studenti e cominciando ad isolare e
minacciare il resto della comunità scolastica “dissidente”,
fino ad esplodere nel corso di una partita di pallanuoto.
Tutti subiranno alla fine il peso di questa metamorfosi, compreso
lo stesso professore.
L’argomento
di correnti che sfuggono al controllo del proprio creatore
era stato trattato finora da un unico film: “Fight Club”
di David Fincher.
Meno originale e catartico di quest’ultimo, “L’Onda”
propone una storia che nasce da una riflessione sulla mancanza
di valori, sull’aggressività, l’insicurezza
ed i ritmi veloci di “tutto e subito” che affliggono
le nuove generazioni. L’analisi sociologica è
in verità abbastanza superficiale e fa da approssimativo
spunto causale alle vicende narrate, ma lo sviluppo narrativo
del film è abbastanza convincente, esponendo gli spettatori
ad una progressiva ed inesorabile escalation di violenza raccontata
con ritmo ed emotività.
Il film è una metafora abbastanza suggestiva di un
qualsiasi movimento di idee che, chiuso in un non-dialogo
totalitario con altre correnti di idee, finisce per trasformarsi
in un regime che impone, anche con la forza, concetti e valori.
L’impianto del film di Dennis Gansel non è comunque
perfetto, con una prima parte sicuramente più interessante
e coinvolgente rispetto alla seconda, nella quale assistiamo
ad una risoluzione melodrammatica che scade nel vittimismo
e nel didascalico. Il problema non è la regia lineare
ed iperrrealista di Gansel, quanto piuttosto la sua sceneggiatura,
estremamente pretenziosa nel voler essere una parabola analitica
di tematiche politiche, ideologiche ed adolescenziali, non
tutte adeguatamente illustrate ed analizzate.
Marco
Valerio