Mentre
in Vaticano il Papa assiste a quelli che potrebbero essere
i segnali di un imminente apocalisse, Kathryn Thorne (Julia
Stiles), moglie del diplomatico Robert Thorne (Liev Schreiber),
perde il figlio durante il parto. Grazie all’intervento
di un prete, tale Padre Spiletto, che gli mostra un altro
neonato il quale ha perso la madre al momento della nascita,
Robert decide di riconoscere il bambino come proprio figlio
nascondendo però la verità alla moglie. Cinque
anni più tardi il diplomatico, la moglie e il piccolo
Damien (Semus Davey-Fitzpatrick) sembrano condurre una vita
apparentemente tranquilla, ma ben presto l'uomo viene a contatto
con una serie di eventi che testimoniano la pericolosità
di damien, fino ad arrivare a scoprire che il bimbo è
nientemeno che il figlio del diavolo, l'anticristo...
30 anni dopo l'originale diretto da Richard Donner e interpretato
da Gregory Peck, arriva sugli schermi "Omen-Il Presagio
Infernale", sequel che la Fox ha promosso con una strategia
pubblicitaria che ha fatto perno sulla data di uscita (6 Giugno
2006, ovvero 6-6-6, il segno del diavolo) e sui presunti incidenti
che avrebbero, secondo la major, funestato il set durante
la lavorazione. Ma aldilà di queste piccole curiosità
meta-cinematografiche, nella pellicola diretta dal mediocre
John Moore, tranne che poche variazioni iniziali -come l'avvistamento
delle comete che annunciano "l'avvento" dell'anticristo
e la riunione in Vaticano- non c'è assolutamente niente
di nuovo rispetto al prototipo. La sceneggiatura di David
Seltzer ripropone, infatti, senza guizzi e senza la minima
fantasia, lo stesso impianto narrativo del primo film (già
di per sé non un capolavoro), a cui il regista si accoda
realizzando le stesse, uguali sequenze, senza riuscire a costruirvi
attorno una propria visione e senza permeare di atmosfera
un film che, dato l'argomento, non può solo concentrarsi
su spaventi e scene truculente, peraltro prevedibili e senza
un minimo di tensione.
Non aiuta in questo caso un cast poco ispirato, in cui l'unico
che si sforza veramente è Schreiber (qui al suo primo
vero ruolo da protagonista), mentre la Stiles non si preoccupa
minimamente di andare oltre il proprio personaggio di madre
spaventata, non riuscendo a tratteggiare nel carachter Kathryn
Thorne alcun tratto di personalità e confermando le
sue lacune di attrice; il giovanissimo Davey-Fitzpatrick non
va oltre lo sguardo fisso che regala per tutta la durata della
pellicola, mentre Mia Farrow è la più interessante,
interpretando un ruolo per lei inedito anche se avrebbe meritato
maggiore spazio, soprattutto nella fase finale in cui viene
eliminata troppo in fretta.
L'obiettivo di Moore è quello di attirare le nuove
generazioni, le quali non conoscono (purtroppo) il film originale,
ma lo fa senza idee e, capendolo, insiste nella seconda parte
su scene splatter e riprese pubblicitarie da cartoline patinate,
in un remake di cui non si sentiva proprio il bisogno.
Carlo
Coratelli