Monetine
tintinnanti che piovono dagli alberi, frutti e verdure giganti,
bagni e nuotate nel latte… è il “sogno
americano” che giorno dopo giorno abita la mente di
Salvatore (Vincenzo Amato) e della famiglia Mancuso i quali,
venduta la proprietà e tutti gli averi, partono dalla
Sicilia dei primi del Novecento alla volta del “Nuovomondo”,
verso un’avventura ed una vita migliore, verso quella
terra dell’abbondanza che avrebbe potuto dar vita a
tante speranze.
Sicilia/New York, il vecchio e il nuovo che si incontrano,
un’atmosfera misteriosa e quasi mistica che avvolge
il lungo viaggio: i riti prima della partenza, le stregonerie
che l’anziana madre di Salvatore (una bravissima ed
eccelsa Aurora Quattrocchi) riserva agli abitanti del villaggio
afflitti da spiriti e presenze oscure, rimedi contadini propri
della tradizione rurale siciliana. L’innocenza e la
bonaria ignoranza degli uomini umili si scontra con l’arroganza
dell' “essere superiori” americano, un’America
che accoglie la “nuova gente” non col sorriso
o con cartelli di benvenuto, ma con la nebbia, la freddezza,
i modi bruschi, le analisi fisiche e psicologiche nel centro
d'accoglienza di Ellis Island, degne di un lager nazista e
che sentenziavano il diritto a rimanere nel Nuovo Mondo o
l'obbligo al rimpatrio, i matrimoni combinati per ottenere
la cittadinanza e quei vetri scuri attraverso i quali a mala
pena si riescono a vedere quelle “abitazioni giganti”
e quel barlume di ricchezza che sale, piano dopo piano, fino
a toccare le nuvole ed il cielo.
E l’incontro fatale con la bella e libertina Lucy (Charlotte
Gainsbourg), donna di origini anglosassoni, che segnerà
le vicende di Salvatore e che, in una bellissima ed intensa
scena del film, riceverà quasi un “passaggio
di consegne” dalla capofamiglia dei Mancuso donna Fortunata,
destinata a rimanere legata alle sue convezioni, al suo tradizionalismo
ed alla sua Terra.
Una “perla” per il cinema italiano si potrebbe
definire questa seconda opera di Emanuele Crialese che, dopo
aver ottenuto ottimi risultati con il suo “Respiro”,
è stato salutato con “Nuovomondo” da una
vera e propria ovazione al Festival del Cinema di Venezia.
Con una narrazione dal ritmo pacato, l’uso del dialetto
siciliano, immagini metaforiche e tocchi di surrealismo, il
regista racconta una storia che per quanto sembri lontana
nel tempo, è ancora molto attuale.
E’ bellissimo vedere come Crialese ha diretto i suoi
protagonisti, dipingendoli sul grande schermo prima a piedi
scalzi su una terra dura, aspra e piena di pietre che poi
quasi per magia si tuffa nel mare, una terra dove regna un
silenzio quasi “primitivo” e si vive una vita
semplice, immersa nella solitudine, piena di dubbi, incertezze,
sogni e speranze e poi nel viaggio oltre oceano verso l’ignoto,
verso la “terra promessa”, in un viaggio difficile,
ma che è fonte di grandi scoperte, di pettegolezzi
e di studio di cose nuove per Salvatore e la sua famiglia,
quasi a preparali all’impatto con la nuova realtà
di piombo americana.
Un’America
che volutamente non si vede mai, ma che si lascia intendere
solamente dagli sguardi dei protagonisti, dalle ansie, dalle
parole non dette, un’America che permetterà solo
ad alcuni di continuare il loro “sogno”, pur dovendosi
piegare alle nuove e moderne leggi dell’uomo, della
vita e dell’economia, e che rimanderà a casa
tutti quelli che non lo hanno fatto, il tutto sottolineato
ed enfatizzato dal finale del film che riprende le scene iniziali,
proprio per chiudere il cerchio.
Valeria
Marinaccio