NUMBER 23

Titolo Originale: Id.
Genere: Thriller psicologico
Regia: Joel Schumacher
Sceneggiatura: Fernley Phillips
Cast: Jim Carrey, Virginia Madesen, Danny Huston, Mark Pellegrino, Rhona Mitra
Colonna Sonora: Harry Gregson-Williams
Produzione: New Line Cinema
Paese d’origine: USA - 2007
Durata: 100 minuti

 

“Number 23” segna la volontà da parte della star Jim Carrey di portare avanti una carriera variegata e poliedrica, alternando commedie (“Dick e Jane”) a film drammatici (“The Majestic”) o d’autore (“The Eternal Sunshine of a Spotless Mind”). Questo film costituisce anche la prima incursione da parte dell’attore nel genere dell’horror-metafisico, anche se poi la pellicola si rivela tecnicamente un thriller psicologico su ciò che può essere reale o solo immaginato, in un clima di paranoia che sconfina nel paranormale.
Il film racconta di Walter Sparrow, un accalappiacani che per una serie di coincidenze viene in possesso di un misterioso libro intitolato appunto "The Number 23" salvo accorgersi, durante la lettura, che il testo contiene elementi e numeri collegati alla sua vita i quali gli si manifestano nelle forme più varie e riconducono sempre al numero 23: la sua data di nascita, il suo indirizzo, il giorno in cui ha conosciuto sua moglie ed altro ancora, se scomposto numericamente, dà sempre come risultato il numero 23. Riscontrando sempre più connessioni con il suo passato, l’uomo sviluppa un’ossessione per il libro tentando di decifrarne la simbologia numerica, collegandola ai fatti della sua vita ed arrivando alla conclusione che il numero ha il potere esoterico di spingere la gente a commettere omicidi, ma le sue ricerche avranno anche conseguenze che non avrebbe mai immaginato.

Diretto dall’eclettico Joel Schumacher (“Batman Forever”, “Black Hawk Down”, “In Linea con l’assassino”), "Number 23" vorrebbe essere un viaggio sulfureo nella psiche umana, ma si rivela invece un film che promette molto ed alla fine non mantiene nessuna delle sue promesse.
In realtà questo thriller psicologico, arricchito da una (sospetta) sfumatura sovrannaturale, è un polpettone che racconta ben poco di originale, utilizzando l’abusato tema delle oscure coincidenze e scopiazzando tanti altri film (“Donnie Darko”, “Doppia Identità”, “Il Buio nella Mente”, “P-Greco il Teorema del Delirio”) senza riuscire a trovare una propria strada narrativa né inventarsi nulla di nuovo.
Tra l’altro, la numerologia coincidenziale collegata al 23 (inerente, ad esempio, la data della fine del mondo predetta da Nostradamus, la bomba H su Hiroshima, il giorno dell’omicidio di JFK e quant’altro) è una sorta di leggenda urbana che il film sfrutta senza però spiegarne né l’origine né il significato, accontentandosi di illustrare solo le coincidenze legate al numero e le conseguenze di esse sulla vita delle persone: conseguenze, poi, assolutamente aleatorie e che non rendono per niente plausibili le reazioni del personaggio interpretato da Jim Carrey.

La vicenda narrata è quindi abbastanza gratuita ed inutilmente enfatica, sia nei suoi sviluppi che nelle sue impostazioni di base, con un primo tempo che appare interessante nel raccontare l’ossessione del protagonista tanto per il numero del titolo quanto per il personaggio letterario in cui progressivamente si identifica; poi, però, la trama sposta il suo asse dall’iniziale ed interessante clima di paranoia ad un’elementare ricerca delle coincidenze più svariate, sfociando nel ridicolo soprattutto durante il secondo tempo dove, per dare una soluzione a quanto precedentemente raccontato, ci si affida a sviluppi sempre più inverosimili. Prevedibilissimo arriva il classico finale a sorpresa che ribalta a 360 gradi (ma neanche tanto...) quanto visto in precedenza e si conclude in maniera moraleggiante e ruffiana.

Schumacher piazza qua e là qualche buona inquadratura e, grazie ai trucchi del mestiere, dà ritmo alla vicenda senza far annoiare lo spettatore, ma non riesce comunque a salvare un film sostanzialmente inutile che contiene, tra i suoi pregi, la narrazione onirica e parallela di quanto avviene sul libro e soprattutto l’inedita performance di Carrey (nel ruolo di Sparrow e del suo “doppio” letterario) con una caratterizzazione molto intensa e vivida che però, man mano che il film prosegue, va fuori registro divenendo eccessiva a causa soprattutto di una sceneggiatura improbabile che alza inutilmente i toni di quello che racconta.

Paolo Pugliese