Il
matrimonio di Claire e Phil è diventato una routine
quotidiana fatta di lavoro, faccende domestiche e figli pestiferi,
che sta spegnendo la passione tra loro. Shockati dalla notizia
che due dei loro migliori amici divorzieranno, decidono di
ritagliarsi del tempo per sé e concedersi una serata
romantica a Manhattan. Scelgono un ristorante di lusso, ovviamente
al completo, ma Phil ha la brillante idea di sedersi al tavolo
prenotato dalla coppia Mr. e Mrs Tripplehorn, fingendo di
essere loro e cenare tranquillamente con la moglie. Questo
scambio di identità avrà tragicomiche conseguenze,
con Claire e Phil che si troveranno al centro di un intrigo
ed una caccia all’uomo con poliziotti corrotti, boss
del crimine e politici viziosi convinti che loro siano i Tripplehorn
e che abbiano rubato qualcosa di grande valore.
E’
un evidente dato di fatto come, nell’arco di appena
un ventennio, la commedia americana si sia progressivamente
impoverita di contenuti e spirito di osservazione della realtà
contemporanea, in favore di un imperante quanto piatto timbro
adolescenziale/demenziale; i film comici prodotti dalle grosse
major non osano mai tentare qualcosa di diverso o affrontare
veri argomenti di satira (discorso diverso, invece, per le
produzioni indipendenti che però spesso non arrivano
alla distribuzione…), preferendo storielle inoffensive
per il consumo globale, dove personaggi ed eventi sono estremizzati
a livello di barzellette per cercare un facile quanto immediato
effetto comico usa & getta che, in quanto tale, non va
oltre una risatina e viene subito dimenticato.
E’ il caso di Notte Folle a Manhattan, commedia
innocua di un regista specializzato nel genere demenzial-brillante
come Shawn Levy (“Una Notte al Museo”, “The
Pink Phanter”, “Una Scatenata Dozzina”),
che parte con un incipit interessante sul pericolo di noia
e incomunicabilità coniugale a causa della monotonia,
usato però in maniera banale e pretestuosa per mettere
in moto gli eventi, seguendo un canovaccio dalla struttura
collaudata e prevedibile.
Steve
Carell (“L’Amore secondo Dan”, “Agente
Smart”, “40 anni vergine”) è un ottimo
attore comico, dalla mimica esilarante e mai esagerata, che
meriterebbe certamente qualcosa di più di commediole
preconfezionate quanto lontane dalla realtà per dinamiche
e personaggi come questo Notte Folle a Manhattan.
E’ in gran parte merito suo se il film strappa qualche
risata, insieme alla rivelazione Tina Fey: una commediante
televisiva (diventata famosa con un’irriverente imitazione
della governatrice cattolico-reazionaria Sarah Palin), dagli
ottimi tempi comici e sorprendenti capacità d’improvvisazione
che rende il suo personaggio meno scontato del solito, creando
una certa alchimia con Carrell e realizzando insieme diverse
gags simpatiche (vedi i cassetti aperti o gli apprezzamenti
a Mark Wahlberg), oltre a un paio di sequenze abbastanza divertenti
(ad esempio, la doppia esibizione nello strip club…).
Per il resto, a parte un inseguimento d’auto tecnicamente
ben girato e leggermente evocativo del film “The Blues
Brothers”, tutto scorre in maniera scialba e scontata,
con le solite cose viste altrove come i bambini rompiscatole,
locali d’elite strapieni con anfitrioni antipatici e
snob, la coppia di cattivi stupidi, inseguimenti fortuiti,
reazioni inverosimili e pacchiane, oltre ad un cast di coprotagonisti
famosi abbastanza sprecati.
Se comunque cercate un film scacciapensieri, appartenente
al filone cinematografico demenziale, ma che comunque intrattiene
in maniera leggera, garbata e soprattutto non volgare, allora
Notte Folle a Manhattan è il titolo che fa
per voi.
Paolo
Pugliese