NOTIZIE DAGLI SCAVI
 
Genere: Drammatico, sentimentale, psicologico
Regia: Emidio Greco
Sceneggiatura: Emidio Greco
Cast: Giuseppe Battiston, Ambra Angiolini, Iaia Forte, Giorgia Salari, Francesca Fava
Colonna Sonora: Luis Bacalov
Produzione: La Fabbrichetta, Rai Cinema, Ministero per i Beni e le Attività Culturali, Roma Lazio Film Commission
Paese d’origine: Italia - 2011
Durata: 89 minuti
Data di uscita: 29 Aprile 2011

 

Soprannominato ironicamente il “professore”, un quarantenne (Giuseppe Battiston) infantile, dall’aspetto scialbo e dall’espressione assorta e stupita, conduce una vita di tuttofare in una casa equivoca, a Roma, finché la piattezza della sua vita viene scossa dalla conoscenza della Marchesa (Ambra Angiolini). La donna era una prostituta che in passato era stata nella casa, ricoverata ora in ospedale dopo un tentativo di suicidio per una delusione d’amore. Il “professore” si reca a trovarla in ospedale e in un crescendo di attenzioni, di piccoli favori, di gesti semplici, sembra che tra i due possa nascere un improbabile sentimento di simpatia. Apparentemente chiuso alla coscienza, l’uomo ha nei confronti delle cose un’attenzione spiazzante e imprevedibile, che lo porta a distrarsi, inseguendo il filo di un pensiero spesso incongruo rispetto alle contingenze. Ma un altro episodio inciderà più profondamente nella coscienza del protagonista: la visita agli scavi di Villa Adriana, a Tivoli…

Guardando questo film, non si riesce a comprendere cosa volesse esattamente raccontare il regista Emidio Greco in questa sua opera di adattamento dell’omonimo racconto morale di Franco Lucentini, uscito ed ambientato a metà degli anni Sessanta. La pellicola è minimalista, ripetitiva, con lunghi fuori campo che sono quasi estranei al filo narrativo, quest’ultimo appesantito anche da dialoghi tratti dal libro che risultano datati ed estemporanei. Gli spettatori non riescono a partecipare emotivamente alle vicende di due personaggi fuori dagli schemi, la cui interazione è affidata a lunghi silenzi, nonché a frasi smozzicate e lasciate in sospeso. L’incontro tra due anime sole e mediocri non è reso in maniera esplicita, né tantomeno introspettiva, bensì risulta eccessivamente artefatta nell’impostazione dei dialoghi ed astratta nelle conclusioni, con un finale improbabile ed involontariamente ridicolo. Dispiace dirlo, ma realizzare film del genere non aiuta certo il pubblico italiano a riconciliarsi con il suo cinema, alimentando il luogo comune di un sedicente genere d’autore del nostro paese - tra l’altro realizzato con i soliti finanziamenti pubblici - che fallisce inesorabilmente al botteghino perché le proprie ambizioni superano i relativi meriti, rivelandosi pretenziosamente astratto, noioso, poco comunicativo. E la comunicazione è l’elemento mancante in questo film, sia per quanto riguarda i testi, sia per quanto riguarda lo stesso filo narrativo conduttore, che vorrebbe farsi carico di significati e riflessioni sulla natura umana, sulla mediocrità e la solitudine, senza però riuscire mai ad approfondirli veramente.

I lunghissimi primi piani a cinepresa fissa sui reperti archeologici di Villa Tivoli, ad esempio, non hanno alcuna vera funzione narrativa (a parte un’aperta promozione turistica, visto che il film è co-finanziato dal Ministero per i Beni e le Attività Culturali e dalla Roma Lazio Film Commission), perché il loro valore di risveglio della coscienza del protagonista, in uno scambio e un intreccio di significati con la mediocrità della sua vita, rimane puramente sulla carta. Le atmosfere rarefatte delle riprese di Greco sono infatti fini a sé stesse, non trasmettendo alcun significato o introspezione, risultando scialbe e superficiali. Poco importa se il film è una fedele lettura del libro, perché il cuore del racconto viene esaminato in maniera approssimativa. Bravo quanto sprecato Giuseppe Battiston, assolutamente insufficiente invece la prova di Ambra Angiolini, con una recitazione fastidiosamente enfatica.

Paolo Pugliese