Claudio
è un giovane operaio edile, sposato con due figli,
in attesa del terzo dall’amatissima moglie Elena. Quando,
però, Elena muore di parto, Claudio non è preparato
alla perdita e cerca di superare il dolore del lutto impegnandosi
nel fare felici i suoi figli, dando a loro e a se stesso quello
che non hanno avuto finora: il benessere, i soldi, le vacanze,
gli oggetti lussuosi. Convertendosi in un imprenditore senza
scrupoli, si caccia in un affare più grosso di lui
e quando capisce che da solo non può farcela, si vede
costretto a rivolgersi agli unici di cui si fida: la sorella
troppo materna, il fratello timido e imbranato, il pusher
vicino di casa.
Dopo
l’imperfetto apologo storico-politico degli anni’70
con “Mio fratello è figlio unico”, Daniele
Lucchetti torna a raccontare alcuni degli aspetti sommersi
del nostro paese, la cui ricerca ha da sempre connotato il
suo modo di fare cinema. L’ autore di pellicole come
“Il Portaborse”, “La Scuola” o “Arriva
la Bufera”, è da sempre un regista attento alla
realtà odierna, raccontandone gli epigoni con toni
narrativi curiosi e sinceri, pregni comunque di uno spirito
critico che illustra senza cinismo e pregiudizi.
Questo suo nuovo film racconta il nuovo proletariato italiano,
quel ceto medio-basso divenuto la nuova borghesia influenzata
da modelli televisivo-consumistici: le giovani famiglie italiane,
le borgate romane, il lavoro in tempi di crisi e gli immigrati
vengono illustrati attraverso la storia di un unico personaggio,
Claudio, interpretato con realismo vibrante ed empatico da
Elio Germano, nonostante un’interpretazione a rischio
di andare sopra le righe.
L’evoluzione
del protagonista conferma nuovamente l’attenzione particolare
per i personaggi da parte di Lucchetti e dei suoi fidati collaboratori
di una vita, ovvero gli sceneggiatori Sandro Petraglia e Stefano
Rulli, che li descrivono come persone vere e non come ruoli
convenzionali, narrando attraverso di loro una parabola morale
e realistica che denuncia la vacuità e la falsa sicurezza
della ricerca del benessere nel possedere cose materiali.
Con la storia privata di Claudio, Lucchetti ci mostra le pecche
e la miseria morale del nostro paese, forse in una forma tecnicamente
minimalista e lievemente didascalica, ma pervasa da una maturità
narrativa schietta, intensa e commovente.
Marco
Valerio