La
prima cosa che salta all’occhio vedendo “Non è
un paese per vecchi” è che si tratta di un film
molto poco “coeniano”, nel senso che mancano completamente
sia l’eccentrico humour dei fratelli Coen che le loro
caratteristiche derive verso il grottesco, ma anche l’esibita
e gelida cerebralità di film come “L’uomo
che non c’era”. Il film si mantiene rigorosamente
fedele al bel romanzo di Cormac McCarthy, di cui conserva
anche l’ellissi narrativa finale, ed i Coen riescono
nella difficile impresa di trasferire sullo schermo la prosa
scarna e disseccata dell’autore, spesso increspata da
frasi dal sapore quasi biblico.
Il
film è ambientato in Texas, al confine con il Messico,
nel 1980. Llewelyn Moss, andando a caccia, si imbatte in una
consegna di droga finita male: sul posto sono rimasti solo
una decina di cadaveri, macchine crivellate dalle pallottole,
un cane morto, un bel po’ di eroina ed una borsa con
due milioni di dollari. Moss decide di approfittarne, ma naturalmente
sia messicani che americani si metteranno sulle sue tracce
per recuperare i soldi. Ma la cosa peggiore è che Moss
verrà braccato da Anton Chigurh, un killer sociopatico
con un personalissimo senso dell’umorismo, mentre allo
sceriffo Ed Tom Bell non resterà altro che assistere,
impotente, all’inevitabile carneficina a venire.
I
fratelli Coen firmano un thriller nerissimo di rara asciuttezza,
fin troppo rigoroso e senza una sbavatura, scandito da dialoghi
ridotti all’osso, colonna sonora inesistente ed improvvisi
scoppi di violenza. Moss e Chigurh, preda e cacciatore, disegnano
itinerari astratti nel desertico panorama del New Mexico e,
quando si incontrano, il silenzio è rotto solo dall’eco
delle detonazioni. Il pallidissimo Anton Chigurh di Javier
Bardem è un’inarrestabile macchina di morte con
un’assurda pettinatura anni ‘60, che decide il
destino delle sue vittime con il lancio di una moneta per
poi eliminarle con un’arma ad aria compressa, la stessa
che si usa per macellare il bestiame. Llewelyn Moss è
un uomo che cerca di cogliere al volo quella che considera
l’occasione della sua vita, e Josh Brolin ne rende con
misura il calmo furore e la determinazione a sopravvivere
a tutti i costi, aderendo perfettamente al personaggio. Lo
smarrito sceriffo Ed Tom Bell, interpretato da un magistrale
Tommy Lee Jones, è colui che commenta la vicenda, un
riluttante spettatore annichilito dalla violenza e dall’avidità
di cui si trova involontario testimone. Inutile dire che il
punto di vista di Ed Tom è anche quello di McCarthy.
Una
riflessione quasi metafisica e priva di retorica su una (presunta)
perdita dell’innocenza dell’America, sull’immanenza
del male e sul baratro morale spalancato sotto i piedi di
tutti noi. L’America di “Non è un paese
per vecchi” in realtà dimostra di non essere
un paese per nessuno, compresi i cowboy fuori tempo massimo
come Llewelyn Moss ed i nostalgici di una presunta “età
dell’oro” come Ed Tom, secondo cui “Quando
non si sente più dire Grazie e Per favore,
vuol dire che la fine è vicina”. I Coen si comportano
di conseguenza e rinunciano agli stereotipi del genere, negando
qualsiasi risolutiva catarsi allo spettatore e brutalizzandolo
con un memorabile finale tronco, di quelli che restano nella
memoria e che inducono chi guarda ad un’attività
di questi tempi poco praticata: pensare.
Grande
lavoro di tutto il comparto tecnico, dal montaggio, curato
dai Coen sotto l’usuale pseudonimo di Roderick Jaynes,
alla fotografia di Roger Deakins, che immerge i classici paesaggi
americani in una sorta di straniante vuoto pneumatico, all’importantissimo
sound design di Carter Burwell, entrambi loro collaboratori
storici. Oltre alla straordinaria interpretazione dei tre
attori principali, il film vanta un impagabile cameo di un
ritrovato Woody Harrelson nel ruolo di un cowboy-dandy che
risolve problemi, ed un’ottima interpretazione di Kelly
Macdonald nella parte di Carla Jean, la moglie di Moss.
Da antologia dell’humour nero (ma post Breton) alcuni
dialoghi tra Ed Tom ed il giovane Vicesceriffo, la conversazione
tra Chigurh ed il gestore di una stazione di servizio e quella,
agghiacciante, tra lo stesso Chigurh e Carla Jean, la moglie
di Moss.
In definitiva, uno dei migliori film di questa stagione cinematografica,
che sarebbe un peccato perdere.
Nicola
Picchi