NON AVERE PAURA DEL BUIO
 
Titolo Originale: Don't Be Afraid of the Dark
Genere: Horror/Fantasy
Regia: Troy Nixey
Sceneggiatura: Guillermo Del Toro, Matthew Robbins
Cast: Guy Pearce, Katie Holmes, Bailee Madison, Alan Dale, Julia Blake, Jack Thompson, Nicholas Bell, Dylan Young, Emelia Burns, Eliza Taylor-Cotter, Edwina Ritchard, Garry McDonald
Colonna Sonora: Marco Beltrami
Produzione: Guillermo Del Toro, Miramax Films, Tequila Gang
Paese d’origine: USA/Australia - 2011
Durata: 99 minuti
Data di uscita: 13 Gennaio 2012

 

Alex (Guy Pearce) e Kim (Katie Holmes) sono una coppia unita tanto nella vita quanto sul lavoro. Entrambi architetti, si stanno occupando del restauro di un’antica villa di campagna del 19° secolo, nella bucolica e tranquilla Rhode Island, con l’obiettivo poi di venderla. Vengono raggiunti da Sally (Bailee Madison), la figlia di Alex di dieci anni, la quale scopre una cantina murata, nelle cui viscere sembrano vivere delle piccole creature con cui la bambina dialoga e finisce per liberare. Ben presto le creature si riveleranno avere una natura tanto antica quanto maligna, nascondendosi nell’ombra e dietro le pareti della casa, osservando la famigliola in attesa di colpire, per trascinare Alex giù con loro, nelle profondità della casa.

“Non avere paura del buio” è il remake di un omonimo film per la televisione del 1973, presentandosi come un horror sovrannaturale, che da un lato rimodula antiche favole come quella della fatina dei denti (uno dei colpi di scena del film) e dall’altro sfrutta la fobia claustrofobica di ambienti chiusi e bui, offerti dall’ambientazione nell’antica magione. Dopo un’apertura abbastanza conturbante, la pellicola procede in maniera estremamente convenzionale, seguendo dei binari narrativi già percorsi da altri, senza presentare nulla di memorabile per trama o inventiva registica. Nonostante la firma in produzione di Guillermo del Toro (regista di film come i due “Hellboy” e “Il Labirinto del Fauno” e produttore di film come “The Orphanage” e “The Others”), e la sceneggiatura cofirmata insieme a Matthew Robbins (sceneggiatore di lunga esperienza, autore di film come “Il Concerto”, “Mimic”, “Il Drago sul Lago di Fuoco”, “Sugarland Express” e “L’Uomo che fuggì dal Futuro”), questo horror si rivela assai modesto per creatività, pathos e suspense. La trama, a pochi minuti dall’inizio, si sfalda in una serie di cortocircuiti narrativi abbastanza gratuiti e poco giustificati sul fronte della credibilità, saccheggiando in maniera ripetitiva l’iconografia del cinema horror delle “Ancient Creatures” (da “Gremlins” a “Critters” a “Bambola Assassina”). I protagonisti sembrano poi delle marionette che si cacciano volontariamente in situazioni pericolose (perché, ad esempio, non accendere subito la luce nella sequenza del bagno?), senza che vengano minimamente tratteggiati i nessi logici tra fatti, personaggi e reazioni psicologiche di fronte agli strani eventi che si susseguono, la cui rivelazione è affidata in maniera molto pigra al classico spiegone da parte del solito bibliotecario ultra-sapiente.

Sottolineata da una bella fotografia vivida, la regia del quasi esordiente Troy Nixey è in verità elegante e fortemente illustrativa, tradendo il suo passato di autore di fumetti, ma si disperde in un’affannosa e ripetitiva ricerca dell’effetto fine a sé stesso, senza riuscire né a focalizzarsi sulle atmosfere arcane e cupe della storia, né a dare peso introspettivo a quanto racconta. A parte la discreta evoluzione del rapporto tra la piccola Alex e la matrigna Kim, i protagonisti sono illustrati in maniera minimalista e superficiale, con un cast anche poco ispirato: un Guy Pearce più inespressivo del solito interpreta uno dei padri più inutili e distratti della storia del cinema, insieme ad una Katie Holmes con l’aria perennemente attonita ed infine una piccola Bailee Madison che si rivela una delle bambine più antipatiche e insopportabili viste sul grande schermo.

 

Paolo Pugliese