NON APRITE QUELLA PORTA: L'INIZIO

Titolo Originale: The Texas Chainsaw Massacre: The Beginning
Genere: Horror
Regia: Jonathan Liebesman
Sceneggiatura: Sheldon Turner
Cast: Jordana Brewster, Eric Matthew Bomer, Taylor Handley, Diora Baird, R. Lee Ermey, Andrew Bryniarski
Colonna Sonora: Steve Jablonsky
Produzione: New Line Cinema, Platinum Dunes
Paese d’origine: USA - 2006
Durata: 100 minuti

 

Era solo questione di tempo, specie dopo il successo del remake del 2003, che arrivasse una nuova puntata del rinnovato franchising cinematografico sui macellai assassini con la sega elettrica creati nel 1974 dal grande Tobe Hooper, con il primo e folgorante “Texas Chainsaw Massacre/Non Aprite quella Porta”.

NON APRITE QUELLA PORTA: L'INIZIO non è però un remake-sequel bensì un prequel con le origini del letale Leatherface e della sua famiglia, ambientato prima nel 1939 e poi nel 1969 (cioè diversi anni prima delle vicende raccontate sia dall’originale che dal precedente remake).
Dopo il prologo, assstiamo alle drammatiche vicissitudini di due fratelli che, prima di partire entrambi per il Vietnam, si concedono un viaggio-vacanza insieme alle rispettive fidanzate fino in Texas. L’idea si rivelerà ben presto pessima (pare che il Texas, per il cinema americano, sia una terra assai pericolosa...) e la macchina su cui viaggiano le due coppie finirà fuori strada a causa dell’aggressione di alcuni motociclisti che li derubano. Nel corso dell’incidente la fidanzata di Eric, Chrissie, viene sbalzata dall’auto ed, a terra, assiste all’arrivo dello sceriffo locale Hoyt che in maniera imprevedibile arresta i suoi tre amici e li porta nell’isolata fattoria degli Hewitt (per motivi facilmente intuibili). Toccherà quindi a Chrissie tentare di salvare i ragazzi dovendo però fare i conti con una famiglia di macellai cannibali tra cui c’è il letale Thomas, un disadattato destinato a divenire il Leatherface che tutti noi amiamo.

Questo nuovo episodio non è altro che un’operazione commerciale di saccheggio-omaggio di uno dei capisaldi del cinema horror-gore che da trent’anni a questa parte ha influenzato pesantemente tutti i film venuti dopo. Nonostante però il fatto che non sia né un capolavoro né un’opera originalissima, NON APRITE QUELLA PORTA: L'INIZIO ha alcuni spunti interessanti grazie ai quali cerca di svicolare il pericolo di essere un prodotto riciclato e già visto con il solito archetipo narrativo di caccia al gatto ed al topo tipico di questo genere di film. Dal punto di vista della storia, la sceneggiatura rivela finalmente (grazie anche ad un preludio) le origini di Leatherface: neonato deforme partorito in un mattatoio ed abbandonato in un cassonetto che viene trovato ed adottato dalla folle famiglia degli Hewitt. In seguito vengono esposti anche i motivi del cannibalismo, raccontati con una lieve metafora politica e critica sociale avente temi come l’emarginazione e la non accettazione da parte della società di chi è un diverso, il quale da vittima si trasforma in carnefice. Niente da far gridare al miracolo, ma sicuramente è degno di nota la volontà di dare in pasto al pubblico una storia più succosa che, sparando quasi le ultime cartucce a disposizione, rivela un background mai narrato.

Alla regia di questo prequel-remake c’è l’emergente Jonathan Liebesman, già autore di un mediocre popcorn-horror dalla discreta realizzazione visiva come “Darkness Falls/Al Calar delle Tenebre”, che dirige con una certa verve questo film cercando di omaggiare/riciclare lo stile “sporco” di Tobe Hooper.
Liebesman è uno dei tanti talentuosi registi su commissione, non impone nessuno stile personale alla pellicola né propone tantomeno niente di nuovo rispetto all’originale di Hooper, eppure dirige con un certo impatto visivo questo film, calcando la mano sulle scene splatter e dandogli un taglio, per montaggio ed inquadrature, estremamente realistico, quasi documentaristico oseremmo dire: un prodotto che, dato già per scontato, finisce anche per sorprendere positivamente lo spettatore sia per il ritmo martellante ed angosciante sia per alcune riprese effettuate con cinepresa a mano che denotano lavolontà di evitare immagini cinetiche, patinate e da videoclip in favore di una tensione fisica ed un’atmosfera da provincia infernale, lurida e fatiscente (evidenziata soprattutto dalle scenografie) che mette un pò a disagio.

Il cast è composto da attori giovani e sconosciuti tra i quali si distinguono la bella ed emergente Jordana Brewster nel ruolo di Chrissie, uno sconosciuto Andrew Bryniarski in quello di Leatherface e soprattutto il caratterista R. Lee Ermey (lo ricordate come il terribile sergente addestratore di “Full Metal Jacket”?) che ritorna ad interpretare lo sceriffo locale Hoyt, già apparso nel primo remake e per il quale il termine “marcio fino al midollo” è un gradito complimento...

Marco Valerio