Parigi,
verso la metà degli anni ’80. Un gruppo di amici
accomunati dalla passione per la musica, mettono su un gruppo,
i Lust, esordendo con successo in un noto locale dove passano
le loro serate, il Bus Palladium. Grazie alla fidanzata del
batterista, produttrice discografica, riescono ad incidere
un 45 giri, partendo per una tournee. Le cose sembrano andare
bene, ma quando emergono le ambizioni personali, il futuro
della band sembra vacillare. La situazione si complica ulteriormente
quando il cantante ed il chitarrista si invaghiscono della
stessa ragazza...
Attore,
sceneggiatore e produttore francese, proveniente da una delle
più grandi famiglia di cineasti d'oltralpe, Christopher
Thompson esordisce anche come regista con un’operina
semplice e lineare. Il film riprende elementi già visti
in altre pellicole come “The Commitmens”, “Quasi
famosi” e “Still Crazy”, ovvero l’ascesa
di una Rock Band emergente e tutto quello che ciò comporta:
i brani composti, le prove in studio, i primi concerti nei
locali, il viaggio on the road, le groupies, lo scontro di
personalità ne microcosmo del gruppo; l’autore
però preferisce non percorrere il sentiero di commedia
generazionale brillante, ma raccontare con i toni della moderna
Nouvelle Vague intimista e un po’ cupa l’amore
giovanile per il Rock, nel senso più puro del termine,
ambientando la storia a metà anni ’80 (ma sembrano
più i ’70…), con un tocco di malinconica
nostalgia.
Come recita la stessa sinossi del film, viene narrato un percorso
generazionale che ognuno di noi intraprende, affrontando quel
crocevia dove si lasciano i sogni e si affronta la realtà.
La storia ruota intorno ai due amici chitarristi, Manu e Lucas:
uno carismatico e leader del gruppo, ma con una personalità
fragile; l’altro più introverso e posato, ma
anche con i piedi per terra, che sceglierà di mettere
da parte i sogni e forse lasciare il gruppo per la professione
di architetto. In mezzo a loro, la volubile Anna, fidanzata
del primo ma interessata al secondo, musa carismatica di entrambi,
ma forse semplicemente una ragazza superficiale e viziata.
Il
regista Thompson ha voluto raccontare, più che un’epoca,
un’età di amicizie fraterne, legate soprattutto
dal sogno della musica, ripercorrendo una mitologia folgorante
ed effimera, ma finendo anche per tirare in ballo –ed
in maniera un po’ forzata- due temi che in un film del
genere sono quasi “obbligatori”: l’amore
e la droga. Potremmo quindi definire “Noi, insieme,
adesso” un’opera intimista e nostalgica, ma le
parti che davvero risultano avvincenti sono solo quelle attinenti
il percorso musicale della band. Tutto il resto è poco
focalizzato, facendo fatica a comprendere cosa il regista
voglia effettivamente raccontare, al di là di un omaggio
ritrattistico verso certe atmosfere generazionali legate appunto
alla musica. Il percorso personale dei personaggi principali
è superficiale, non messo a fuoco nelle loro linee
cardine, ed affidato a dialoghi troppo sintetici ed impostati
per dare risalto ai loro caratteri. Al di là del triangolo
Manu, Lucas e Laura, tutti gli altri personaggi rimangono
abbastanza anonimi, sullo sfondo di un ritratto corale che
viene poco approfondito e rimane irrisolto, finale compreso.
Marco
Valerio