NEMICO PUBBLICO N.1 - L'ORA DELLA FUGA

Titolo Originale: L'ennemi public n°1
Genere: Biopic/Drammatico/Azione/Criminale
Regia: Jean-François Richet
Sceneggiatura: Abdel Raouf Dafri
Cast: Vincent Cassel, Ludivine Sagnier, Mathieu Amalric, Gérard Lanvin, Samuel Le Bihan, Olivier Gourmet, Michel Duchaussoy, Myriam Boyer
Colonna Sonora: Marco Beltrami, Marcus Trumpp
Produzione: La Petite Reine, Pathé,Eagle Pictures
Paese d’origine: Francia/Canada/Italia - 2008
Durata: 130 minuti
Data di uscita: 17 Aprile 2009

 

“L’Ora della Fuga” è la seconda e ultima parte del monumentale film biografico “Nemico Pubblico n.1”, che prosegue la storia dello spietato Jacques Mesrine, il bandito più famoso di Francia: dopo l’inarrestabile ascesa criminale nel_precedente_episodio, assistiamo qui all’ineluttabile destino di declino e solitudine di un nichilista, miserabile nell’animo.
Dopo essersi rifugiato in Canada, Mesrine (Vincent Cassel) torna in patria, dove porta a compimento una serie di rapine a mano armata insieme ad un killer soprannominato "La Portaerei". Nonostante la sua abilità Jacques viene nuovamente arrestato, ma riesce ad evadere dalla prigione grazie all’aiuto dell’abile François Besse, con il quale collaborerà a lungo. Diventa quindi un personaggio famoso, frequentando gente ricca, scrivendo la sua biografia ed abbracciando anche la politica riciclandosi come un estremista di sinistra, sottovalutando però sia il rancore dei suoi vecchi colleghi sia la determinazione della polizia nel catturarlo, ricorrendo anche a metodi poco ortodossi.

Questo secondo capitolo narra gli ultimi anni di vita del bandito, portando ad un livello maggiormente intimista la figura di Mesrine, con un’impostazione narrativa più intensa ed equilibrata del regista Jean-François Richet rispetto alla prima parte. Risulta infatti compiuto il ritratto di Mesrine come persona profondamente sola, dall’indole provocatoria, ma anche contraddittoria, inadeguata e bisognosa di essere al centro dell’attenzione pubblica: quando essa diminuisce, lui precipita in una spirale di autocompiacimento, fatta di violenza, imprese sempre più eclatanti ed una perenne ed affannosa fuga dalle forze dell’ordine. Non c’è in questo –ed è la cosa che più colpisce lo spettatore- un premeditato disegno criminale, ma semplicemente la solitudine e l’emarginazione: più Mesrine si sente solo, più compie efferatezze esponendosi ai riflettori della cronaca, unica dimostrazione della sua esistenza (mi perdoni Lietta Tornabuoni de L'Espresso per l’uso di una sua frase).

Il film, senza alcun intento celebrativo, riesce a rendere Mesrine un personaggio-manifesto di un’epoca grigia ed instabile, proponendo un’attenta ricostruzione delle atmosfere e gli ambienti anni ’70, ma anche un’ impianto visivamente spettacolare nelle sequenze di rapine, scontri a fuoco ed evasioni che ha dalla sua anche un ritmo agile e senza cadute.
Ottima l’interpretazione di Vincent Cassel, il quale si presta di buon grado all’incredibile trasformismo del personaggio nel suo ultimo periodo di attività. Interessante, infine, il parallelismo con il commissario Broussand (un bravissimo Olivier Gourmet) che ha il compito di catturarlo, il quale rappresenta l’altra faccia della stessa medaglia: un personaggio opposto ed al tempo stesso molto simile a Mesrine, il quale riesce a comprenderlo più degli altri e quindi è l’unico in grado di fermarlo, inseguendolo fino al sanguinoso epilogo del 2 novembre del 1979.

Marco Valerio