“L’Ora
della Fuga” è la seconda e ultima parte del monumentale
film biografico “Nemico Pubblico n.1”, che prosegue
la storia dello spietato Jacques Mesrine, il bandito più
famoso di Francia: dopo l’inarrestabile ascesa criminale
nel_precedente_episodio,
assistiamo qui all’ineluttabile destino di declino e
solitudine di un nichilista, miserabile nell’animo.
Dopo essersi rifugiato in Canada, Mesrine (Vincent Cassel)
torna in patria, dove porta a compimento una serie di rapine
a mano armata insieme ad un killer soprannominato "La
Portaerei". Nonostante la sua abilità Jacques
viene nuovamente arrestato, ma riesce ad evadere dalla prigione
grazie all’aiuto dell’abile François Besse,
con il quale collaborerà a lungo. Diventa quindi un
personaggio famoso, frequentando gente ricca, scrivendo la
sua biografia ed abbracciando anche la politica riciclandosi
come un estremista di sinistra, sottovalutando però
sia il rancore dei suoi vecchi colleghi sia la determinazione
della polizia nel catturarlo, ricorrendo anche a metodi poco
ortodossi.
Questo
secondo capitolo narra gli ultimi anni di vita del bandito,
portando ad un livello maggiormente intimista la figura di
Mesrine, con un’impostazione narrativa più intensa
ed equilibrata del regista Jean-François Richet rispetto
alla prima parte. Risulta infatti compiuto il ritratto di
Mesrine come persona profondamente sola, dall’indole
provocatoria, ma anche contraddittoria, inadeguata e bisognosa
di essere al centro dell’attenzione pubblica: quando
essa diminuisce, lui precipita in una spirale di autocompiacimento,
fatta di violenza, imprese sempre più eclatanti ed
una perenne ed affannosa fuga dalle forze dell’ordine.
Non c’è in questo –ed è la cosa
che più colpisce lo spettatore- un premeditato
disegno criminale, ma semplicemente la solitudine e l’emarginazione:
più Mesrine si sente solo, più compie efferatezze
esponendosi ai riflettori della cronaca, unica dimostrazione
della sua esistenza (mi perdoni Lietta Tornabuoni de L'Espresso
per l’uso di una sua frase).
Il
film, senza alcun intento celebrativo, riesce a rendere Mesrine
un personaggio-manifesto di un’epoca grigia ed instabile,
proponendo un’attenta ricostruzione delle atmosfere
e gli ambienti anni ’70, ma anche un’ impianto
visivamente spettacolare nelle sequenze di rapine, scontri
a fuoco ed evasioni che ha dalla sua anche un ritmo agile
e senza cadute.
Ottima l’interpretazione di Vincent Cassel, il quale
si presta di buon grado all’incredibile trasformismo
del personaggio nel suo ultimo periodo di attività.
Interessante, infine, il parallelismo con il commissario Broussand
(un bravissimo Olivier Gourmet) che ha il compito
di catturarlo, il quale rappresenta l’altra faccia della
stessa medaglia: un personaggio opposto ed al tempo stesso
molto simile a Mesrine, il quale riesce a comprenderlo più
degli altri e quindi è l’unico in grado di fermarlo,
inseguendolo fino al sanguinoso epilogo del 2 novembre del
1979.
Marco
Valerio