NEMICO PUBBLICO

Titolo Originale: Public Enemies
Genere: drammatico/Biopic
Regia: Michael Mann
Sceneggiatura: Ann Biderman, Michael Mann, Ronan Bennett
Cast: Johnny Depp, Christian Bale, Marion Cotillard, Billy Crudup, Channing Tatum, Emilie de Ravin, David Wenham, Stephen Dorff, Giovanni Ribisi
Colonna Sonora: Elliot Goldenthal
Produzione: Forward Pass, Misher Films
Paese d’origine: USA 2009
Durata: 140 minuti
Data di uscita: 6 Novembre 2009

 

1933. L'America, in piena depressione, si dimostra un territorio perfetto per la scalata di criminali e assassini di ogni sorta, dato lo sfaldamento e la corruzione generale degli apparati burocratici, spesso incapaci o non abbastanza presenti per fermare quest'ondata in costante ascesa. E' in questo periodo si muove John Dillinger (Johnny Deep), un ladro “gentiluomo”, capace di accompagnare rapine a grandi banche con serate di vita mondana e al cui fascino nessuna donna può resistere. Le sue continue evasioni dalle carceri di massima sicurezza mettono in cattiva luce l'ambizioso Edgar Hoover (Billy Crudup), direttore del Bureau of Investigation, che metterà sulle sue tracce l'agente Melvin Purvis (Christian Bale), determinato a metterlo sulla sedia elettrica.

Il regista Michael Mann trae ispirazione dal saggio di Brian Burrough (Public Enemies: America's Greatest Crime Wave and the Birth of the FBI, 1933-43) per creare una pellicola che è prima di tutto una lotta fra archetipi opposti: da una parte abbiamo il misuratissimo (anche dal punto di vista recitativo) Purvis-Bale, ovvero l'ordine e la disciplina, pieno di dubbi morali forzatamente nascosti, sempre indaffarato a mettere in mostra quel tipo di carisma che non sfocia mai nella passione per quello che sta facendo; dall'altra Dillinger-Deep, la sregolatezza e l'istinto, a volte privo di scrupoli, altre volte disposto a mostrare un umanità inaspettata. Questi due personaggi, che sono in realtà due modi di concepire la vita agli antipodi, si danno battaglia: una battaglia capace di trascendere il bene e il male o la morale, con ciascuno “schieramento” sempre disposto a travalicare qualsiasi confine pur di dimostrare la propria superiorità.

La regia di Mann (che per la prima volta nella sua carriera usa la tecnica del digitale), fredda e diretta, che segue gli eventi nella migliore delle maniere senza mai auto compiacersi in nessun modo, risulta essere la parte migliore del film, che gode anche di interpretazioni generalmente solide (bravi Deep e Bale, bravissima Marion Cotillard nel ruolo di Billie Frechette, la donna di Dillinger), oltre che di curatissime scenografie.
Altrettanto non sempre si può dire della sceneggiatura, che se da una parte mette in mostra splendidi dialoghi serrati ed in linea con il tono del film, ogni tanto risulta essere dispersiva mostrando un approfondimento psicologico dei personaggi quasi sempre nullo.

In particolare quest'ultimo problema è quello più percepibile nel corso del film (soprattutto se consideriamo che gli altri film di Mann non erano certo privi di personaggi affascinanti e “tridimensionali”); ne risente, quindi, lo sviluppo generale degli eventi, alcuni dei quali sembrano frettolosi e non in grado di imprimersi più di tanto nella memoria dello spettatore. Il che è un peccato, visto che il film è pieno di momenti ottimi che, se maggiormente marcati, gli avrebbero sicuramente garantito un posto al sole tra le migliori pellicole di questa stagione.
Il risultato finale si assesta comunque su un livello medio-alto, e dimostra che il registro stilistico di Mann non ha perso colpi durante gli anni. Certo, non c'è dubbio, però, che un po' di amaro in bocca resta allo spuntare dei titoli di coda...

Leonardo Quintavalle