Alison
è una giovane donna in carriera, bella e preparata,
che riesce ad ottenere un programma tutto suo come intervistatrice
alla rete televisiva di gossip “E! Entertainment”.
Per festeggiare la promozione, esce con la sorella per locali,
conoscendo al bancone il poco brillante Ben e passando con
lui la serata, anche quando la sorella torna a casa. A causa
del feeling instaurato e delle troppe birre bevute, i due
non troppo lucidi finiscono a letto insieme, salutandosi il
giorno dopo. Quella che doveva essere la storia di una notte
finisce per rivelarsi invece qualcosa di più quando,
qualche settimana dopo, Allison si accorge di essere incinta
di Ben. Contattandolo per decidere cosa fare, la giovane donna
conosce più profondamente il patner, scoprendo che
è diametralmente il suo opposto: sfaticato, immaturo,
senza lavoro né ambizioni, dedito alla marijuana, campa
alla giornata condividendo una casa sgangherata con altri
quattro amici come lui che sognano di fare soldi con un sito
internet semi-pornografico.
Allison, nonostante tutto, decide di tenere il bambino e questo
costringerà Ben a starle accanto con non poche difficoltà,
imparando a conoscersi e dando l’opportunità
al ragazzo di crescere e prendersi le proprie responsabilità.
Signori
& signori ecco a voi la commedia più stupida dell’anno.
MOLTO INCINTA è in parte una pantomima stramba, in
parte una storia sentimentale, ma totalmente un film inutile.
Ditemi voi: quale donna sana di mente al posto di Allison,
single con una carriera appena iniziata ed un futuro promettente,
affronterebbe davvero una gravidanza frutto non di una decisione
conscia o di un grande amore, ma solo di una notte di passione,
impegnandosi pure in un rapporto con un mezzo troglodita decerebrato
e per giunta brutto, grasso e disoccupato?
Solo una stupida masochista lo farebbe. Oppure, il personaggio
di una commediola americana; OK, siamo in un film, ma non
per questo qualsiasi oncia di credibilità e realismo
debba andare a farsi benedire, perché in MOLTO INCINTA
non c’è una sola cosa che sia lontanamente credibile
e che, al di là di qualche sporadica risata, convinca
il pubblico, anche quello meno esigente.
Il film è una farsa ridicola e becera dalla durata
spropositata (più di due ore) e che fa ridere oggettivamente
poco, con spunti comici che non sono neanche un granché;
inoltre, con annesso messaggino morale in favore della famiglia,
c’è la pretesa di voler raccontare la storia
sentimentale che si instaura tra i due protagonisti senza
dare nessun tipo di approfondimento, neanche blando, con una
caratterizzazione superficiale e dialoghi vuoti e raffazzonati.
Quando, ad un certo punto, lei dice a lui “ti amo”,
al pubblico viene da chiedersi “perché?”,
non per la scelta della protagonista ma per il fatto che non
c’è nessun tipo di introspezione né giustificazione
narrativa a quanto il film racconta, con sviluppi non-sense
che si affastellano alla rinfusa e con numerose sequenze che
girano a vuoto (vedi l’atroce quanto inutile viaggio
di Seth e suo cognato a Las Vegas).
Il
regista e sceneggiatore Judd Apatow firma un guazzabuglio
di ovvietà, girato in maniera molto anonima con una
regia statica da fiction televisiva: o è un incapace
in tutti i sensi oppure ha lavorato sotto gli effetti della
marijuana consumata allegramente dal protagonista maschile
Seth Rogen, uno sconosciuto energumeno che fa del suo meglio
(oltre alla sceneggiatura) per rendere antipatico il suo personaggio,
a differenza dell’emergente Katherine Heigl (vista nel
serial “Grey’s Anatomy”) che risulta adorabile
per bellezza e presenza, ma comunque nulla di più.
MOLTO INCINTA costituisce la summa di quegli interrogativi
atroci per chi ama il cinema: perché fare un film così,
perché distribuirlo e soprattutto perché andarlo
a vedere? Domande senza risposte perché oltre ad essere
stato prodotto e distribuito, questo film è stato anche
campione d’incassi in America. No comment!
Marco
Valerio