THE MIST

Titolo Originale: Id.
Genere: Horror/Fantasy
Regia: Frank Darabont
Sceneggiatura: Frank Darabont
Cast: Thomas Jane, Marcia Gay Harden, Laurie Holden, Toby Jones, Amin Joseph, Brian Libby, Frances Sternhagen, Sam Witwer, Andre Braugher , Alexa Davalos, Jeff DeMunn
Colonna Sonora: Mark Isham
Produzione: Dimension Films
Paese d’origine: USA - 2008
Durata: 126 minuti
Data di uscita: 10 Ottobre 2008

 

In seguito ad una violenta tempesta, piomba su una piccola cittadina del Maine una strana ed impenetrabile foschia.
Una piccola parte dei cittadini si ritrova asserragliata in un grosso supermercato scoprendo, dopo un primo momento di smarrimento, che la nebbia cela orrori indicibili e creature sovrannaturali. Chiunque, infatti, si sia trovato per strada durante l’arrivo della foschia è morto divorato dalle presenze che si muovono al suo interno. I sopravvissuti nel supermarket si trovano di fronte a un fenomeno sovrannaturale, forse, provocato da un esperimento militare, ma una parte di loro segue le parole di una pseudo-predicatrice convincendosi di essere arrivati al giorno del giudizio. Con il passare del tempo, man mano che la situazione degenera, un gruppo di cittadini decide di uscire all’aperto tentando una via di salvezza verso zone non invase dalla nebbia...

“The Mist” è originariamente tratto dall’omonimo racconto fanta-horror del maestro del brivido Stephen King, contenuto nella sua raccolta letteraria “Scheletri”. King è lo scrittore americano che vanta, grazie anche alla sua alta prolificità, il maggior numero di adattamenti cinematografici delle sue opere le quali, a parte un paio di capolavori (“Shining” e “Carrie”) e qualche buon film (“Il Miglio Verde” e “Christine”), si adagiano tutti su un livello abbastanza mediocre.
Per fortuna, “The Mist” si colloca dignitosamente nel mezzo, grazie soprattutto al fatto che è il regista Frank Darabont (“Il Miglio Verde”, “Le Ali della Libertà”) a scrivere e dirigere l’adattamento cinematografico del racconto, tra l’altro, uno dei migliori di King.
Darabont non può essere definito un “maestro” oppure un “autore” cinematografico di spicco, ma sicuramente è un regista preparato ed in possesso di uno stile di regia pulito e funzionale; non guasta il fatto che ha curato un adattamento fedele al racconto (a parte il finale) sapendone cogliere anche lo spirito, ovvero le reazioni della gente di fronte ad un evento inconcepibile. Come nella novella, il regista usa lo spunto della nebbia senza che essa sia l’elemento dominante della trama, concentrandosi invece sul clima progressivamente fobico e parossistico all’interno del supermercato: assistiamo ad un microcosmo di gente che, privata dei feticci e della sicurezza della realtà quotidiana (niente cellulari, polizia o elettricità), in un clima di isolamento ed in preda al terrore per una minaccia sconosciuta, precipitano in uno stato aberrante di isteria collettiva e di fanatismo religioso che, dando loro un punto d’appoggio psicologico, finisce anche per trascendere buon senso e civiltà.
Tanto King quanto Darabont intendono mostrarci che i veri mostri non sono fuori, ma dentro noi stessi, prendendo anche una posizione chiara nei confronti della religione, “rea” di ottenebrare spesso la mente della gente.

Al di là delle riflessioni antropologiche, siamo di fronte ad un horror di discreta fattura, in parte psicologico ed in parte paranormale, con una narrazione tesa e cupissima che non fa sconti allo spettatore; una pellicola girata con molto crudo realismo dal regista, spesso con cinepresa a mano, trabballante nei primi piani come un reportage giornalistico; Darabont si allinea alle atmosfere degli horror anni ’80, specie quelli di Carpenter come “La Cosa” o “Il Signore del Male”, per tensione crescente e mancanza di edulcorazioni: le scene splatter sono infatti di grande impatto, ma senza scadere nel Porno-gore gratuito di pellicole come i vari “Saw” oppure “Hostel”.
Tra i pregi del film annoveriamo anche la visualizzazione grafica delle creature, ben concepite e realizzate da essere davvero spaventose (specie i granchi semi-invisibili ed i tentacoli uncinati); a far da contro canto ai mostri c’è l’interpretazione della caratterista Marcia Gay Harden (“Monalisa Smile”) che, accantonati i ruoli romantici ai quali eravamo abituati a vederla, pur andando sopra le righe ci regala la sua predicatrice miss Carmody: uno dei personaggi più pazzoidi, odiosi e pericolosi mai visti recentemente al cinema.

Ci sono, però, vari fattori che impediscono a questo film di essere un capolavoro: il primo è sicuramente dato dai limiti del racconto stesso di King che, a parte alcune intuizioni sui personaggi, non è originalissimo né per basi concettuali (vedi appunto film come “The Fog” di Carpenter, oppure “Zombie” di Romero) né per impianto narrativo, caratterizzato da una certa linearità (introduzione della minaccia-assedio-fuga) che Darabont mantiene inalterata, semplificando ulteriormente alcuni elementi con qualche spiegazione di troppo, come ad esempio l’origine della nebbia che lo scrittore invece non rivela apertamente; poi c’è un protagonista abbastanza scialbo interpretato dall’emergente ed inespressivo Thomas Jane (“The Punisher”, “Blu Profondo”, “Original Sin”), il quale non riesce proprio a conferire al suo personaggio spessore, specie nelle scene drammatiche; infine c’è un finale assolutamente diverso da quello del libro (che lasciava un barlume di speranza), risolvendosi in una maniera molto drammatica ma anche coinvolgente che poteva quindi essere ben giustificata, però Darabont esagera dandogli un carattere di beffa tragica che finisce per rasentare il ridicolo involontario.

Paolo Pugliese