Un terrorista internazionale, noto con il nome di Cobalt,
è intenzionato a far detonare un ordigno nucleare in
America, trafugando codici di lancio in Russia. L’agente
Ethan Hunt (Tom Cruise) è incaricato di intercettarlo,
ma si ritrova invischiato in un attentato che distrugge il
Cremlino e che costringe il governo degli Stati Uniti a rendere
inoperativa l'intera divisione IMF (Impossibile Mission Force)
e muovere un'accusa di tradimento ai suoi stessi agenti. Lasciati
senza risorse e sostegno, Ethan Hunt e la sua squadra fuggono,
operando secondo il “Protocollo Fantasma”, ossia
senza alcuna copertura da parte della loro agenzia. Da soli,
senza risorse e mezzi, proseguiranno la missione di sventare
l’attacco nucleare, in una corsa contro il tempo e contro
le autorità russe, sulle loro tracce.
In
un genere cinematografico ampiamente sfruttato e inflazionato
come quello degli action polizieschi/fantaspionistici, è
ormai raro trovarsi di fronte ad un film che lascia il pubblico
appagato per la trama e satollo per quanto riguarda l'aspetto
visivo. Fa dunque piacere constatare come quest’ultimo
“Mission: Impossible – Protocollo Fantasma”
sia proprio una di quelle pellicole in grado di soddisfare
ampiamente le aspettative degli spettatori, ma senza mai strafare,
rivelandosi probabilmente il migliore episodio finora realizzato
dell’intera saga. Dopo il discreto lavoro di Brian De
Palma (deludente però su determinati aspetti), gli
eccessi barocchi di John Woo e la regia tecnicamente valida,
ma poco ispirata di J.J. Abrams, per risollevare le sorti
di questo franchise arriva il regista più outsider
dei tre, ovvero Brad Bird; un talento che ha in precedenza
regalato al mondo capolavori dell'animazione come "Il
Gigante di Ferro", "Gli Incredibili" e "Ratatouille"
per la Pixar/Disney e che qui si mostra perfettamente a suo
agio con la regia del suo primo live-action. “Protocollo
Fantasma” recupera innanzitutto gli elementi principali
della Spy-Story internazionale, tipica dei film di “007”,
presentando una trama efficacemente lineare che si presta
a essere contenitore di un agile intreccio costituito da molteplici
sequenze d’azione, inseguimenti, corse contro il tempo,
minacce terroristiche, spostamenti lampo per il mondo, mete
esotiche, gadgets fantascientifici, combattimenti corpo a
corpo (molti) e sparatorie (poche).
Il
film ha una storia corposa, ma al tempo stesso risulta narrativamente
fluida e coerente nelle sue idee di base, con uno sviluppo
sintetico. Una buona scelta da parte degli autori è
stata dare alla sceneggiatura una struttura corale che, nonostante
sia incentrata sul personaggio di Tom Cruise (abbastanza misurato,
in verità), lascia anche ampio spazio agli altri personaggi.
Il tecnico informatico Benji (l’ottimo Simon Pegg),
l’agente Jane Carter (una vibrante Paula Patton) e l’analista
Brandt (un inespressivo Jeremy Renner) non vengono relegati
a semplici gregari, ma interagiscono attivamente nelle vicende
ritagliandosi anche una certa introspezione caratteriale,
contribuendo ad arricchire la struttura del racconto. Non
tutto, comunque, è perfetto ed a fronte dei numerosi
pregi, il film sconta anche non pochi difetti: ad esempio,
la trama di questo episodio ripropone nuovamente l’incipit
di accusa di tradimento mossa al protagonista, presente in
tutti i precedenti film; scarso è il carisma del villain
principale (interpretato da un glaciale Michael Nyqvist, protagonista
della trilogia svedese di “Millennium”), che,
nonostante sia mascherato dalla situazione precaria dei protagonisti,
alla fine emerge in tutta la sua pochezza; eccessivo, poi,
l’utilizzo dei fantomatici oggetti hi-tech che appaiono
prontamente per risolvere qualsiasi situazione, mentre è
pressoché inesistente l’impiego delle maschere,
uno degli elementi maggiormente caratterizzanti di “Mission:
Impossible”, sia televisivo che cinematografico.
Assolutamente positiva, invece, la prova registica di Brad
Bird, il quale ha ben focalizzato i toni e le atmosfere della
serie, realizzando con un alto tasso di spettacolarità
ed inventiva le varie sequenze d’azione del film, come
la fuga dal carcere russo, la scalata del grattacielo di vetro
a Dubai, l’incredibile combattimento finale nel parcheggio
(che ricorda un po’ la sequenza delle porte del cartoon
“Monsters & Co.”), e l’inseguimento
in mezzo alla tempesta di sabbia, un po’ eccessivo da
un punto di vista della credibilità, ma visivamente
intrigante.
Paolo
Pugliese