MISSION: IMPOSSIBLE 3

Titolo Originale: Id.
Genere: Azione/Spionaggio
Regia: J.J. Abrams
Sceneggiatura: J.J. Abrams, Roberto Orci, Alex Kurtzman
Cast: Tom Cruise, Philip Seymour Hoffman, Ving Rhames, Michelle Monaghan, Laurence Fishburne, Jonathan Rhys-Meyers, Simon Pegg
Colonna Sonora: Michael Giacchino
Produzione: Paramount Pictures & Tom Cruise
Paese d’origine: USA - 2006
Durata: 120 minuti

 

Dopo tante Missioni Impossibili, l’agente segreto Ethan Hunt ha deciso di vivere una vita più tranquilla ed, in vista delle nozze con Julia (una giovane dottoressa che ignora assolutamente quale sia il suo vero lavoro), è diventato da tempo addestratore di giovani reclute. Quando però la sua migliore allieva viene catturata mentre spiava Owen Davian, un trafficante d’armi potentissimo e senza scrupoli, Ethan torna in azione in una missione di recupero ma non riesce a salvare la ragazza, vittima dell’uomo d’affari. Decide allora di catturare Davian, il quale sta concludendo la vendita di una potentissima arma batteriologica chiamata “Zampa di Lepre”. Ma dopo aver portato a termine la missione con un audace rapimento nelle mura del Vaticano, scopre a sue spese che il trafficante è protetto dai suoi stessi superiori, i quali lo fanno fuggire. Hunt si troverà ad essere il bersaglio della vendetta di Davian che catturerà Julia obbligandolo a recuperare per lui la “Zampa di Lepre” con solo 48 ore di tempo per farlo.

Ci sbilanciamo subito nel dire che questo terzo atto di “Mission: Impossible” si rivela essere, forse, il migliore episodio della trilogia: un film molto ricco dal punto di vista narrativo con elementi quali una storia di spionaggio, un intrigo internazionale, una corsa a tempo arricchita da una trama d’amore e di vendetta, che riescono ben ad amalgamarsi l’uno con l’altro in un unico intreccio non banale e che riserva molti sviluppi e colpi di scena. Non parliamo certo di un capolavoro ma, come blockbuster d’azione, questo MISSION: IMPOSSIBLE 3 fa sicuramente divertire il pubblico molto di più dei precedenti due episodi: a differenza di quest’ultimi, infatti, il film ha una narrazione più robusta ed attenta ai particolari (finalmente si vede bene –ad esempio- la realizzazione delle famose maschere), con un ritmo narrativo elevato grazie ad un montaggio serrato che garantisce la suspense; inoltre ha delle scene d’azione ben congegnate e spettacolari ma che al tempo stesso non sono né gratuite né eccessive. Da questo punto di vista il regista Abrams ha voluto una maggiore adesione alla realtà, impostando le varie sequenze senza quell’esasperazione visiva che caratterizzava il secondo episodio diretto da John Woo.

Qui si cerca di avere un approccio visivo più realistico, con il protagonista Hunt/Cruise più umano e meno invincibile, capace di fare cose inaudite ma anche con i suoi limiti: non più insomma il supereroe capace di sparare da una moto che ruota su sé stessa ad alta velocità e su una sola ruota, centrando i suoi bersagli e provocando gli sbuffi degli spettatori come accadeva nel superficiale ed eccessivo “Mission: Impossible 2”.
In questo film, inoltre, l’attenzione è incentrata più sulla sostanza che sulla forma ovvero su trama e protagonisti, rendendo il personaggio di Tom Cruise non più il fulcro centrale della storia ma uno degli elementi di un film quasi corale: merito di tutto questo va sicuramente a J.J. Abrams, regista e sceneggiatore del film fortemente voluto da Cruise, arrivato al cinema dalla televisione e considerato da molti un genio avendo creato serie televisive di culto come “Alias” e soprattutto “Lost”.

In questo film si ride anche, strizzando l’occhio un paio di volte allo spettatore (come la battuta di uno dei protagonisti sull’ennesima prodezza fatta da Hunt, rivolta direttamente al pubblico) con una dose d’ironia che non guasta e che mancava nei due precedenti episodi ma, tra le righe, MISSION: IMPOSSIBLE 3 mostra anche una certa critica nei confronti della politica americana sulla guerra preventiva e sul suo intervento come garante di pace nel mondo. Il film ha poi l’ulteriore pregio di un doppio finale atipico che, senza essere eccessivamente spettacolare, è carico di tensione dove, per una volta, è l’eroe ad essere fuori gioco potendo contare solo sulla sua donna che, da ostaggio, diventa in maniera disperata la sua protettrice.

Tra le pecche del film c’è un inizio traballante e poco convincente, preceduto da un’anticipazione flashforward del suo stesso finale prima dei titoli di testa: un’ idea un pò gratuita e dal sapore molto televisivo che tradisce il background del regista. La dimensione televisiva ritorna ancora quando il film dedica spazio alla vita privata del protagonista affrontando l’argomento del difficile connubio tra un lavoro pericoloso ed un rapporto sentimentale, ma se Abrams da un lato riesce a dare al film una certa fluidità narrativa, dall’altro affronta l’introspezione dei personaggi didascalicamente e con enfasi emotiva da serial televisivo.

Inoltre, nella seconda parte, la storia sbanda un bel pò a causa del poco tempo a disposizione per raccontare i tanti nodi narrativi, finendo per sorvolare su molte cose come, ad esempio, il furto della “Zampa di Lepre” tagliato con un escamotage introspettivo nei confronti dei colleghi di Hunt. Pollice in basso, infine, nei confronti di Tom Cruise che recita male (ridicola la sua imitazione dell’italiano medio) e con una gamma poverissima di espressioni; decisamente meglio di lui fa il collega Philip Seymour Hoffman (premio Oscar per “Capote”) che, nonostante lo spazio limitato a sua disposizione, tratteggia senza eccedere un “cattivo” molto credibile e non stereotipato. Positive anche le prove dei co-protagonisti Ving Rhames (spalla comica davvero atipica) e la bella Michelle Monaghan alla quale è affidata la risoluzione del film e che appare anche estremamente credibile nel ruolo di una donna terrorizzata da quello che le sta succedendo ma pronta a tutto per difendere il suo uomo.

Tutto sommato, i pregi di quest’ultima Missione Impossibile sono superiori ai suoi difetti ed il prodotto finale è un discreto film d’intrattenimento girato anche con un certo stile che cerca di evitare banali e forsennati ritmi da videoclip.

Paolo Pugliese