Dopo
i suoi due grandi capolavori di genere "cappa e spada"
-"Hero" e "La foresta dei Pugnali Volanti"-,
Zhang Yimou torna alla sua “maniera” di far cinema,
al suo stile intenso, passionale, intimista, raccontando la
vita quotidiana della sua Cina con i sentimenti, questa volta
attraverso una toccante pellicola che racconta la toccante
storia tra un padre ed un figlio.
La storia narra le vicende di Tataka, pescatore giapponese
che intraprende un lungo e difficile viaggio fin nel cuore
del Paese di Mezzo alla disperata ricerca di suo figlio e
nel tentativo di riconciliarsi a lui ormai morente. Il suo
viaggio lo porta ad incontrare molte persone, a provare molte
emozioni forti ed è una metafora di un più profondo
percorso all’interno della propria coscienza, che gli
fa prendere atto dei problemi quotidiani, dell’incomunicabilità
nello stesso ambito familiare, dei piccoli ed umani gesti
che dovrebbero essere fatti da un padre verso un figlio e
della grande difficoltà di essere un buon padre.
TAKATA Gouichi, per la prima volta a bordo di un treno superveloce,
lascia il suo piccolo villaggio per giungere a Tokyo, dove
sua nuora Rie lo aveva chiamato, dicendogli che suo figlio
Kenichi era gravemente malato e voleva vederlo. Giunto a destinazione,
scopre in realtà che il suo ragazzo è in ospedale,
ricoverato per un cancro irreversibile al fegato, e che ancora
rifiutava di vedere suo padre dopo anni di distacco forzato
e doloroso.
Il vecchio, affranto dalla sofferenza per la delicata situazione,
lascia l’ospedale, ma prima di andar via riceve da rie
una videocassetta da guardare e per capire tante cose…
Magistrale l’interpretazione del protagonista Ken Takakura,
che riesce a far partecipare lo spettatore al suo intenso
cammino introspettivo, mostrando il calvario di un padre che
non sa darsi pace a causa dell'incomunicabilità con
suo figlio.
Zhang Yimou mette in evidenza nel film le grandi difficoltà
linguistiche, il senso di isolamento e l’impotenza di
questo piccolo pescatore che giunge prima nella grande capitale
giapponese e poi nell’enorme e dispersiva Cina. Ma sarà
proprio il suo carattere forte, la sua volontà ferrea
e la sua tenacia a fargli superare ogni ostacolo.
Possiamo dire che il film si rivela essere una narrazione
tutta al maschile. Quello che manca quasi totalmente nella
pellicola è la presenza delle donne: infatti Rie, nuora
del protagonista, compare pochissimo nella vicenda e funge
solo da “mediatrice”, nonostante questo suo contributo
sia fondamentale per la storia.
Accanto
alla star nipponica Ken Takakura, il resto del cast è
costituito da attori non professionisti, che riescono proprio
per questo a rendere e a ben tracciare con molta eleganza
ed immediatezza lo spirito neorealista tipico del cinema di
Zhang Yimou.
Il messaggio che il regista dà al suo pubblico è
che bisogna sempre ascoltare il cuore, far parlare i sentimenti,
senza perdere un attimo, perché la vita è “qui
ed ora”, messaggio che seppur importantissimo, in quanto
nella frenetica vita quotidiana in cui non si dà peso
ai più piccoli/grandi gesti, fa scadere un po’
troppo il film in un buonismo che non gli è proprio.
Valeria
Marinaccio