MICHAEL CLAYTON

Titolo originale: Id.
Genere: Thriller/Drammatico
Regia: Tony Gilroy
Sceneggiatura: Tony Gilroy
Cast: George Clooney, Sydney Pollack, Tilda Swinton, Tom Wilkinson
Colonna Sonora: James Newton Howard
Produzione: Castle Rock Entertainment, Mirage Enterprises, Section Eight Ltd.
Paese d'origine: USA - 2007
Durata: 119 minuti

 

Come il senso di colpa può cambiare un uomo, e quale potrebbe diventare la strada della sua redenzione: sembra essere questo il nucleo dell'ultimo film prodotto da George Clooney, di cui è anche l'attore presumibilmente protagonista. Sì, perchè non è facile capire su chi focalizzare l'attenzione, se sull'"uomo delle pulizie" Michael Clayton o se sul suo amico e collega Arthur Edens, avvocato difensore di una multinazionale colpevole di star commercializzando un prodotto cancerogeno. Un uomo sull'orlo di una crisi di nervi, provato dai recenti trascorsi familiari. E' breve il passo verso il compimento di un gesto folle, una pazzia che però non è che la scorza di un meccanismo di espiazione del malessere. Arthur esce dagli schemi del proprio inquadramento professionale, travalicando il comune senso del pudore, seguendo una sorta di vocazione, incamminandosi verso una liberazione.

Una sofferenza che viene mostrata con generosa intensità, una scelta che costringe però Clooney e il suo Clayton a sembrare poco più di un comprimario per buona parte della pellicola. Colpa anche di una costruzione pretenziosa che nella sua laboriosità rischia di affossare il tutto, a causa di un flashback che ricopre buona parte della durata, una fase interminabile che si sofferma troppo sui cavilli legali di un sistema che ha perduto da tempo il senso dall'etica.

Si puntano i riflettori sullo squallore di una professione in cui troppo spesso il fine giustifica i mezzi, in cui il cinismo e la freddezza si rivelano gli strumenti più utili. Dove la carriera viene prima di tutto, nonostante il buon senso, nonostante le nevrosi quotidiane. Un mondo in cui non c'è spazio per sognatori folli come Arthur Edens, divenuto scomodo anche e soprattutto per coloro che lo avevano assoldato.

Nonostante la cura registica di alcune sequenze, “MICHAEL CLAYTON” patisce i traumi di una sceneggiatura logorroica, imbastita su dialoghi fatti di belle, ma comunque troppe parole. Non rimane che un thriller a sfondo legale senza i crismi del thriller, privo del giusto ritmo se non nelle battute finali. Si consideri anche un George Clooney poco espressivo, intrappolato all'interno di un narrato tortuoso che si concentra più sul contorno che sulla sua stella di punta.

Simone Celli