THE
MESSENGERS racconta le vicende della famiglia Solomon che,
in seguito ad un drammatico evento, si trasferisce da Chicago
in un piccolo centro rurale del Nord Dakota per cominciare
una nuova vita. Il luogo scelto dai Solomon per vivere è
(immancabilmente) una fattoria isolata e malmessa che fu teatro
di un efferato fatto di sangue, i cui echi cominceranno presto
a farsi sentire. I due figli infatti, l’inquieta quindicenne
Jess ed il fratellino Ben di tre anni, cominciano ben presto
ad essere testimoni di presenze ultraterrene che i genitori
non possono vedere, ma le cui apparizioni si fanno via via
più violente. Con il tempo, Jess si renderà
drammaticamente conto che non sono i fantasmi ciò che
deve temere, perché è in agguato un pericolo
tangibile di cui le presenze sono messaggere.
Horror sovrannaturale abbastanza breve e convenzionale, THE
MESSENGERS non presenta molti spunti originali, né
per trama né per sviluppi narrativi, ma riserva comunque
alcune sorprese: i fratelli Pang (autori di “The Eye”,
al loro primo film americano) riescono a creare con pochi
accorgimenti visivi e lenti movimenti di cinepresa un clima
di isolamento surreale e di tragica ineluttabilità
che avvolge i protagonisti contribuendo non poco ad aumentare
la tensione del film, grazie anche ad una decompressione narrativa
che rende più deflagranti i colpi di scena.
Bypassando le lacune della sceneggiatura, i due registi elargiscono
sul grande schermo tutto il loro campionario visivo tipico
dell’ormai citatissimo cinema horror orientale: si tratta
di archetipi horror già visti altrove, ma ugualmente
efficaci nel regalare non pochi brividi grazie a rallentamenti
narrativi e lunghi silenzi che si contrappongono ad apparizioni
improvvise ed effetti sonori, fantasmi dai movimenti a scatto
accelerati, inquadrature con prospettive inusuali e visioni
ambigue sullo sfondo.
Qua e là i Pang seminano degli indizi che suggeriscono
diverse, possibili verità nascoste, ma che poi si rivelano
avere unicamente la funzione di depistare il pubblico dal
colpo di scena finale che apparirà abbastanza telefonato
anche per gli spettatori meno smaliziati.
Il film va quindi avanti in maniera abbastanza scorrevole,
raccontando cose già viste, ma riuscendo a tenere alta
l’attenzione del pubblico; dunque, un prodotto senza
infamia e senza lode, rovinato però da un finale banalotto
e dalla resa irrisoria.
Piccola nota sul cast, composto da ex-aspiranti divi (ormai
sono grandicelli) quali Dylan McDermott, Penelope Ann Miller
e John Corbett che interpretano i loro ruoli in maniera abbastanza
afona (ma è quasi la regola per un horror), ad eccezione
della giovane Kristen Stewart: attrice emergente diciannovenne,
già vista in film come “Le Regole dell’Amore”
e “Thirteen”, che interpreta con grinta ed intensità
il ruolo di Jess, rendendo credibili le reazioni del suo personaggio
e ritagliandosi uno spazio di spessore all’interno del
film, il che essendo un horror non è poco.
Palo
Pugliese