In
una bellissima, ricca e sontuosa Versailles, ricostruita ad
arte da Sofia Coppola, si snoda la storia di MARIE ANTOINETTE,
una delle regnanti più famose del mondo, che con la
sua freschezza, la sua allegria, la sua esuberanza e la sua
difficoltà ad abituarsi e a sottostare a certe regole
e rituali di corte ha descritto la Francia orleanista nella
fase precedente la Rivoluzione Francese.
Il difficile ed impegnativo ruolo principale è stato
interpretato dalla bravissima Kirsten Dust, fulcro assoluto
del film, che ha magistralmente dipinto sul grande schermo
il percorso irto di ostacoli che la giovane regnante austriaca
dovette intraprendere alla giovane età di quattordici
anni, la sua riluttanza ad entrare in armonia con il popolo
francese che da sempre l’aveva additata non perdonandole
il suo essere straniera e il suo evadere da questo mondo ostile.
Unita in matrimonio con un uomo totalmente incurante i lei,
stanca dei suoi doveri e di un universo che è solo
involucro e rappresentanza ben lontano dalla realtà,
Maria Antonietta se ne discosta ben presto, creando attorno
a sé un mondo frivolo, fatto solo di feste di corte,
di amicizie sbagliate e di lusso sfrenato, che alla lunga
portò allo scoppio di una delle più grandi e
conosciute sommosse popolari e alla tragica fine dei regnanti
francesi che tutti conosciamo dai libri di storia e da tante
pellicole cinematografiche.
L’atteso terzo film della regista di Lost in Translation
ha fatto non poco rumore: Se ne è fatto un gran parlare
e nei modi più diversi, fino ad arrivare alla dura
accoglienza riservatagli al Festival di Cannes, dove è
stato fortemente criticato ed accompagnato da fischi e parole
di disapprovazione. Se da un lato è stato davvero deludente
veder rappresentato sullo schermo il racconto di un’eterna
immatura adolescente e la poca voglia della regista di confrontarsi
con la veridicità storica, dall’altro il suo
stile rimane indiscusso ed apprezzabile: permane, infatti,
il senso di smarrimento e di meraviglia dei personaggi, che
traspare dai loro sguardi che dicono più di mille parole,
la dimensione spazio-temporale resa peculiare dai giochi di
montaggio, il gusto estetico e visivo della regista americana
Il film non colpisce e non convince a causa di una storia
piena di buchi, deficitaria ed anche un po’ noiosa nella
sua rappresentazione continua ed ossessiva del lusso, della
ricchezza, dell’ostentazione, della vacuità della
grande corte francese, il tutto narrato in maniera incoerente,
il che finisce per mettere in secondo piano lo stile ed il
buon gusto di Sofia Coppola.
Insomma, una pellicola che forse riesce a coinvolgere solo
per la buona prova della talentuosa Kirsten Dust, che riesce
a ben definire i suoi molteplici stati d’animo, la sua
intensità emotiva e soprattutto i suoi dissidi interiori
all’interno dell’oziosa corte francese e a ben
rendere la tematica principale del libro di Atonia Fraser
“Maria Antonietta: La solitudine di una regina”,
opera da cui è tratta la sceneggiatura e su cui è
costruito l’intero racconto.
Valeria
Marinaccio