Non
poteva essere altrimenti: con una parata di star nel cast
ed un bombardamento di spot sulle emittenti, con apparizioni
degli interpreti in tutti i programmi televisivi attualmente
in onda, MANUALE D’AMORE 2 si è rivelato un grande
successo di pubblico, campione di incassi e titolare del record
ai botteghini di 6 milioni di euro guadagnati nel primo week
end di programmazione. Eppure, non credo che ci possa essere
attualmente un altro film che abbia diviso così tanto
la critica ed il pubblico: la prima ha bocciato il film, il
secondo l’ha invece promosso.
Il sequel, diviso in quattro episodi, dopo gli argomenti principali
come l’innamoramento e la fine di un rapporto trattati
nel primo episodio, esplora altri aspetti collaterali dell’amore
ispirati anche all’attualità: i pacs, le nozze
gay, la fecondazione assistita, l’amore tra due persone
con differenza di età, la sessualità dei portatori
di handicap e così via. Assistiamo allora all’episodio
“chiacchieratissimo” con Riccardo Scamarcio e
Monica Bellucci nei rispettivi panni di un ragazzo paraplegico
e della sua fisioterapista tra i quali scoppierà una
reciproca attrattiva erotica. Poi Antonio Albanese e Sergio
Rubini alle prese con le difficoltà di due omosessuali
che vorrebbero sposarsi in Spagna e che scontano ancora i
pregiudizi del nostro paese. Fabio Volo e Barbara Bobulova
sono invece una giovane coppia che non riesce ad avere figli
ed è alle prese con la fecondazione assistita, con
progressivo scazzo e logoramento del rapporto. Carlo Verdone
è infine il titolare dell’episodio più
divertente, interpretando un uomo di mezza età che
evade da un matrimonio noioso grazie all’amore per una
ragazza molto più giovane ed estremamente vitale, forse
anche troppo per lui. Filo conduttore dei vari episodi (trovata
non proprio originalissima) è una trasmissione radiofonica
condotta da uno speaker interpretato da Claudio Bisio.
Confesso di essere andato a vedere il film con curiosità,
ma anche con poche aspettative e quindi, tutto sommato, non
aspettandomi molto non sono rimasto neanche tanto deluso:
il film affronta gli argomenti trattati con piglio leggerissimo
e superficiale anche per una commedia.
Il ritmo è piuttosto lento, addirittura noioso in alcune
parti, retorico in altre e con diversi momenti morti. La regia
di Veronesi è piatta ed accademica: puro esercizio
di tecnica senza guizzi, un’illustrazione quasi statica
di fatti ed interpreti senza un preciso stile o punto di vista
da parte del regista.
La sceneggiatura è abbastanza grigia, senza la leggerezza
e l’allegria del primo episodio, con storielle troppo
political correct (che termine odioso) che sfruttano male
i vari spunti narrativi e non sostengono adeguatamente gli
attori, con risultati alti e bassi.
Narrativamente parlando, l’episodio peggiore si rivela
quello con Scamarcio e la Bellucci che sembrano interpretare
un remake di titoli pruriginosi anni ’70 tipo “L’Infermiera”,
mentre il più divertente è sicuramente quello
con Verdone, anche se qui si tende un pò troppo al
farsesco; interessante quello sui gay Albanese e Rubini, più
per la prova degli attori (bravissimi e tutto sommato sprecati)
che per la storia, la quale scivola verso la retorica piagnistea
ma contiene anche, nella parte ambientata in una cittadina
del Sud, dei bei movimenti di cinepresa da parte di Veronesi.
Noioso, corretto e pedante, infine, il segmento sulla giovane
coppia alle prese con la fecondazione.
La prova degli attori è altalenante: i due divi Scamarcio
& Bellucci sono sopravvalutati, statici e poco credibili,
non riescono a dare spessore ai loro personaggi e sono titolari
anche di una “bollente” scena di sesso (strombazzatissima
per motivi pubblicitari) che invece non è assolutamente
un granché; Verdone è sempre Verdone, simpatico
ma ormai assuefatto a sé stesso, titolare di tanti
tic ed espressioni che ormai abbiamo familiari e che ripropone
senza altre innovazioni; interessanti, soprattutto perché
contrapposte l’uno contro l’altra, le caratterizzazioni
di Rubini ed Albanese che si rivelano i migliori a livello
interpretativo e sollevano sicuramente il livello di un episodio
dalla sceneggiatura mediocre e facilona; sotto tono e quasi
anonimi invece appaiono i pur bravi Volo e Bobulova.
Come detto prima, la critica ed il pubblico si sono divisi
sul film come il mar Rosso: i motivi possiamo supporre che
vadano al di là dell’aspetto tecnico, cose che
un critico non può ignorare, e tocchino l’aspetto
ludico e d’intrattenimento del film; da quest’ultimo
punto di vista MANUALE D’AMORE 2 ha dalla sua il fatto
di raccontare e stemperare argomenti di attualità senza
volgarità. Il pubblico sovrano vuole evidentemente
divertirsi senza troppe riflessioni (sarà questione
anche dei tempi difficili), quindi se agli spettatori basta
vedere storie senza spessore e piene di luoghi comuni, ridendo
a gags automatiche ed innocue, contenti loro: sicuramente
in Italia c’è di peggio, sia da un punto di vista
narrativo che interpretativo, vedi i cine-panettoni “Vacanze
a New York” e “Olé”.
Paolo Pugliese