MANUALE D'AMORE 2 - CAPITOLI SUCCESSIVI

Titolo Originale: Id.
Genere: Commedia ad episodi
Regia: Giovanni Veronesi
Sceneggiatura: Ugo Chiti, Andrea Agnello, Giovanni Veronesi
Cast: Carlo Verdone, Fabio Volo, Riccardo Scamarcio, Giovanni Albanese, Sergio Rubini, Barbara Bobulova, Monica Bellucci, Claudio Bisio
Colonna Sonora: Paolo Buonvino
Produzione: Aurelio De Laurentiis & Luigi De Laurentiis
Paese d’origine: Italia - 2006
Durata: 105 minuti

 

Non poteva essere altrimenti: con una parata di star nel cast ed un bombardamento di spot sulle emittenti, con apparizioni degli interpreti in tutti i programmi televisivi attualmente in onda, MANUALE D’AMORE 2 si è rivelato un grande successo di pubblico, campione di incassi e titolare del record ai botteghini di 6 milioni di euro guadagnati nel primo week end di programmazione. Eppure, non credo che ci possa essere attualmente un altro film che abbia diviso così tanto la critica ed il pubblico: la prima ha bocciato il film, il secondo l’ha invece promosso.
Il sequel, diviso in quattro episodi, dopo gli argomenti principali come l’innamoramento e la fine di un rapporto trattati nel primo episodio, esplora altri aspetti collaterali dell’amore ispirati anche all’attualità: i pacs, le nozze gay, la fecondazione assistita, l’amore tra due persone con differenza di età, la sessualità dei portatori di handicap e così via. Assistiamo allora all’episodio “chiacchieratissimo” con Riccardo Scamarcio e Monica Bellucci nei rispettivi panni di un ragazzo paraplegico e della sua fisioterapista tra i quali scoppierà una reciproca attrattiva erotica. Poi Antonio Albanese e Sergio Rubini alle prese con le difficoltà di due omosessuali che vorrebbero sposarsi in Spagna e che scontano ancora i pregiudizi del nostro paese. Fabio Volo e Barbara Bobulova sono invece una giovane coppia che non riesce ad avere figli ed è alle prese con la fecondazione assistita, con progressivo scazzo e logoramento del rapporto. Carlo Verdone è infine il titolare dell’episodio più divertente, interpretando un uomo di mezza età che evade da un matrimonio noioso grazie all’amore per una ragazza molto più giovane ed estremamente vitale, forse anche troppo per lui. Filo conduttore dei vari episodi (trovata non proprio originalissima) è una trasmissione radiofonica condotta da uno speaker interpretato da Claudio Bisio.
Confesso di essere andato a vedere il film con curiosità, ma anche con poche aspettative e quindi, tutto sommato, non aspettandomi molto non sono rimasto neanche tanto deluso: il film affronta gli argomenti trattati con piglio leggerissimo e superficiale anche per una commedia.
Il ritmo è piuttosto lento, addirittura noioso in alcune parti, retorico in altre e con diversi momenti morti. La regia di Veronesi è piatta ed accademica: puro esercizio di tecnica senza guizzi, un’illustrazione quasi statica di fatti ed interpreti senza un preciso stile o punto di vista da parte del regista.
La sceneggiatura è abbastanza grigia, senza la leggerezza e l’allegria del primo episodio, con storielle troppo political correct (che termine odioso) che sfruttano male i vari spunti narrativi e non sostengono adeguatamente gli attori, con risultati alti e bassi.
Narrativamente parlando, l’episodio peggiore si rivela quello con Scamarcio e la Bellucci che sembrano interpretare un remake di titoli pruriginosi anni ’70 tipo “L’Infermiera”, mentre il più divertente è sicuramente quello con Verdone, anche se qui si tende un pò troppo al farsesco; interessante quello sui gay Albanese e Rubini, più per la prova degli attori (bravissimi e tutto sommato sprecati) che per la storia, la quale scivola verso la retorica piagnistea ma contiene anche, nella parte ambientata in una cittadina del Sud, dei bei movimenti di cinepresa da parte di Veronesi. Noioso, corretto e pedante, infine, il segmento sulla giovane coppia alle prese con la fecondazione.
La prova degli attori è altalenante: i due divi Scamarcio & Bellucci sono sopravvalutati, statici e poco credibili, non riescono a dare spessore ai loro personaggi e sono titolari anche di una “bollente” scena di sesso (strombazzatissima per motivi pubblicitari) che invece non è assolutamente un granché; Verdone è sempre Verdone, simpatico ma ormai assuefatto a sé stesso, titolare di tanti tic ed espressioni che ormai abbiamo familiari e che ripropone senza altre innovazioni; interessanti, soprattutto perché contrapposte l’uno contro l’altra, le caratterizzazioni di Rubini ed Albanese che si rivelano i migliori a livello interpretativo e sollevano sicuramente il livello di un episodio dalla sceneggiatura mediocre e facilona; sotto tono e quasi anonimi invece appaiono i pur bravi Volo e Bobulova.
Come detto prima, la critica ed il pubblico si sono divisi sul film come il mar Rosso: i motivi possiamo supporre che vadano al di là dell’aspetto tecnico, cose che un critico non può ignorare, e tocchino l’aspetto ludico e d’intrattenimento del film; da quest’ultimo punto di vista MANUALE D’AMORE 2 ha dalla sua il fatto di raccontare e stemperare argomenti di attualità senza volgarità. Il pubblico sovrano vuole evidentemente divertirsi senza troppe riflessioni (sarà questione anche dei tempi difficili), quindi se agli spettatori basta vedere storie senza spessore e piene di luoghi comuni, ridendo a gags automatiche ed innocue, contenti loro: sicuramente in Italia c’è di peggio, sia da un punto di vista narrativo che interpretativo, vedi i cine-panettoni “Vacanze a New York” e “Olé”.

Paolo Pugliese