LITTLE MISS SUNSHINE

Titolo Originale: Id
Genere:
Commedia
Regia: Jonathan Dayton & Valerie Faris
Sceneggiatura: Michael Arndt
Cast: Greg Kinnear, Toni Collette, Steve Carell, Alan Arkin, Abigail Breslin
Colonna Sonora: Mychael Danna
Paese d’origine: USA - 2006
Durata: 101 minuti

 

Quando la piccola Olive supera le selezioni del concorso di bellezza Piccola Miss California, tutta la famiglia Hoover decide di andare in California per accompagnarla alla finale. Gli Hoover sono una famiglia a dir poco particolare: il padre, Richard, è un nevrotico motivatore new age del mondo del lavoro destinato a continui fallimenti; la madre Sheryl è il fulcro “buonista” (anche troppo) della famiglia e fa enormi sforzi per mantenerla unita; poi c’è lo zio Frank (fratello di Sheryl) che è un professore universitario esperto di Marcel Proust, ma anche un gay amareggiato che ha tentato il suicidio per amore di uno studente; il nonno, invece, nonostante l’età avanzata è un erotomane che molesta indefessamente le donne, legge riviste porno ed è stato appena cacciato dalla casa di riposo perché sorpreso a consumare droga; infine c’è il fratello maggiore di Olive, seguace delle teorie di Nietzsche, che ha fatto voto di silenzio fino a quando non entrerà nell’accademia di aeronautica militare.

Le caratterizzazioni dei singoli membri della famiglia bastano ed avanzano per creare una serie di dinamiche interrelazionali esilaranti, ma “Little Miss Sunshine” è un film che non intende limitarsi solo ad essere una commedia, bensì andare oltre e fornire anche una serie di riflessioni tra il cinico ed il satirico sull’intera società americana e sulla sua tipica ossessione per il successo, la televisione ed i concorsi di bellezza. In questo senso, il viaggio fino in California -costellato da ostacoli- che la famiglia intraprende a bordo di un pulmino scassato della Volkswagen (esilaranti le scene di soste e partenze o i problemi con frizione e clacson) sarà soprattutto un percorso di analisi, di confronto e di crescita emotiva per tutti i membri della famiglia.

I due coniugi registi Jonathan Dayton & Valerie Faris dirigono una bella commedia agro-dolce che al tempo stesso è anche un road-movie di formazione, “tradendo” il loro percorso formativo di autori di videoclip da Mtv in favore di una narrazione introspettiva che racconta, attraverso le peripezie degli Hoover, l’America di ieri e di oggi. Il loro è davvero un ottimo esordio: il film è estremamente divertente, le caratterizzazioni comiche e le gags verbali e fisiche abbondano, ma al tempo stesso il tragicomico non scivola nella farsa, anzi, vengono raccontati i rapporti interpersonali tra gli Hoover non solo con ironia, ma anche con una certa grazia e naturalezza che li rende personaggi reali, vivi.

Interessante e naturale, da questo punto di vista, anche l’evoluzione dei singoli membri della famiglia, chiusi all’inizio nelle loro nevrosi e poi, man mano che il viaggio prosegue, costretti a fare i conti con la vita ed i problemi dell’uno e dell’altro, fino a rinsaldare il legame familiare aiutandosi a vicenda. Non tutte le ciambelle, purtroppo, riescono con il buco, visto che il film ha delle ottime premesse e sviluppi, ma non riesce ad equilibrare perfettamente i momenti comici con quelli introspettivi, cadendo nell’epilogo su una carica moralistica che stona francamente con il resto del film.
Ma si può perdonare questo in virtù dei tanti pregi del film compreso l’agghiacciante concorso Little Miss Sunshine a cui Olive partecipa: agghiacciante perché si vedono sfilare sul palco bambine truccate ed atteggiate da donne adulte e sexy ed il grottesco nasce dal fatto che il concorso è autentico; la coppia di registi si è limitata a filmarlo senza commenti, lasciando qualsiasi considerazione su edonismo, desiderio di successo e fenomenologia trash americana al pubblico.
Molto bella la colonna sonora e davvero straordinari, espressivi ed affiatati gli interpreti del cast: Greg Kinnear (era il gay in “Qualcosa è cambiato”) e Toni Collette (la sorella giudiziosa in “In Her Shoes”) sono due attori estremamente duttili e credibili nel ruolo dei genitori di Olive; Steve Carell, reduce dal successo di “40 Anni Vergine”, ci regala una caratterizzazione profonda e malinconica del suo personaggio, interpretato in maniera pulita e senza manierismi o eccessi caricaturali; irresistibile, poi Alan Arkin, che delinea in maniera caustica ed esilarante la figura del nonno satiro; infine, estremamente naturale e deliziosa la piccola ed occhialuta Abigail Breslin nel ruolo di Olive.

Concludendo, “Little Miss Sunshine” è una riflessione fulminante e cinica sulla filosofia di rifiuto dei perdenti in America: uno di quei piccoli, deliziosi film che appartengono allo sparuto, ma vitale mondo del cinema d’autore americano. Un film che sta passando ingiustamente inosservato nelle sale italiane a causa di una mediocre distribuzione, nonostante abbia trionfato al Sydney Film Festival 2006 e sia stato campione d’incassi in USA grazie al passaparola tra gli spettatori. Ed è un peccato, perché commedie agro-dolci come questa riappacificano il pubblico con il cinema americano, capace di sfornare parallelamente ai soliti blockbusters e commediacce banali, anche prodotti asciutti ed indipendenti che riescono a trasmettere molto al pubblico.

Paolo Pugliese