LIMITLESS

Titolo Originale: Id
Genere: Thriller, drammatico, fantascienza
Regia: Neil Burger
Sceneggiatura: Leslie Dixon
Cast: Bradley Cooper, Robert De Niro, Abbie Cornish, Andrew Howard, Anna Friel, Johnny Whitworth, Tomas Arana, Robert John Burke, Darren Goldstein, T.V. Carpi
Colonna Sonora: Nico Muhly, Paul Leonard-Morgan
Produzione: Many Rivers Productions, Boy of the Year, Intermedia, Relativity Media, Virgin Produced
Paese d’origine: USA - 2011
Durata: 105 minuti
Data di uscita: 15 Aprile 2011

 

Eddie Morra (Bradley Cooper) è un romanziere fricchettone, autodistruttivo e dal mestiere incerto, affetto da una cronica crisi creativa mentre sta lavorando al suo nuovo libro. La sua vita cambia improvvisamente quando il suo ex-cognato gli fa scoprire il NZT, un nuovo farmaco rivoluzionario e illegale che gli permette di stimolare le sue sinapsi ed aumentare al massimo le proprie capacità intellettive. La pillola gli amplifica le percezioni sensoriali, la sua creatività e determinazione, oltre a dargli accesso ad un’inimmaginabile mole di dati memorizzati. Finché è sotto l’effetto del farmaco, infatti, Eddie riesce a ricordare tutto ciò che ha mai letto o sentito ed ad imparare qualsiasi argomento o anche lingua in pochissimo tempo: dopo aver scritto il suo libro in soli quattro giorni, comincia a giocare in Borsa arricchendosi con incredibili mosse finanziarie. Diventa un mediatore al servizio del magnate della finanza Carl Van Loon (Robert De Niro), ma su più bello, la vita di Eddie entra in una spirale molto pericolosa, a causa dei pesanti effetti collaterali del farmaco, ma anche di persone che farebbero qualsiasi cosa pur di impadronirsi del suo rifornimento di NZT.

“Limitless” è una parabola fantascientifica sul tema del “Self made man”, un classico della cultura sociale americana. Il potere della volontà, l’apprendimento e l’auto miglioramento sono le tre virtù alla base del successo nella meritocrazia statunitense, che qui vengono garantite e facilitate dall’uso di una droga sintetica: l’idea del film in sé non è male né tantomeno gratuita, prestandosi ad una riflessione antropologica e paradossale non solo sul clima di spietata competizione nel mercato del lavoro in America, ma anche sullo stress, sull’uso di sostanze stupefacenti da parte di gente di successo e soprattutto su dove si può spingere un uomo per arrivare ai suoi traguardi. Non a caso la traduzione del titolo è “senza limiti”, rivelando un’apologia (a)morale incentrata sul ritratto sardonico dei meccanismi della scalata professionale raccontati tante e tante volte nei film americani: da perdente a vincitore, dalle stelle alle stalle, da scrittore a manager e da politico a presidente, in una sequela di compromessi, furbizie e cinismo.

Se le riflessioni concettuali sono degne di note, altrettanto non lo è l’impianto narrativo del film tendente progressivamente al thriller d’azione, dove varie intuizioni sociologiche vengono usate in maniera facilona e superficiale. Man mano che la trama evolve, il suo livello di credibilità scende vertiginosamente, rivelando vari buchi logici nella sceneggiatura, incentrata totalmente sull’uso miracoloso del farmaco cerebrale e su tutte le sue variazioni di applicazione. Allo sceneggiatore Leslie Dixon va il merito di aver arricchito una trama fin troppo lineare inserendo elementi narrativi di criminalità e di congiura, ma gli sviluppi legati alle conseguenze dell’ingerimento del farmaco e dell’ambizione del protagonista sono raccontati con poca introspezione ed eccessiva sintesi per risultare credibili; ciò si evince soprattutto nel duplice finale, con l’artificiosa ed irreale resa dei conti prima con il mafioso armeno (e la terribile idea del sangue…), poi con l’autoritario uomo d’affari interpretato da De Niro.
Il film comunque funziona, risultando avvincente nei suoi sviluppi e nella sua ambiguità morale, con vari effetti speciali che colmano i vuoti della sceneggiatura, visualizzando gli effetti della droga in maniera sensazionalistica ma efficace.
Sul fronte interpretativo, il lanciatissimo Bradley Cooper è un protagonista poco incisivo, abbastanza immobile a livello espressivo, mentre Robert De Niro dà lustro con il suo nome al cast senza però aggiungere alcun rilevante apporto al film, con un’interpretazione appannata che conferma il suo declino come attore di serie A.

Paolo Pugliese