Dopo
“Flags Of Our Fathers”, LETTERE DA IWO JIMA è
la seconda parte del monumentale progetto storico ideato e
diretto dal premio Oscar Clint Eastwood con l'intenzione di
ricostruire gli eventi della famosa battaglia dell’isola
di Iwo Jima avvenuta il 19 Febbraio del 1945: ricordiamo che
l’isola aveva un’importanza strategica per gli
USA che da lì potevano facilmente bombardare il Giappone
e la battaglia terminò il 26 Marzo, con 7000 soldati
americani caduti mentre ben 21.800 soldati giapponesi morirono
rifiutando una resa e portando avanti una strenua e coraggiosa
resistenza. La battaglia è stata anche immortalata
dal famoso monumento a Washington con sei marines che issano
sul campo di battaglia la bandiera americana. Eastwood ha
voluto raccontare il fatto storico in una duplice maniera:
dal punto di vista degli americani e poi da quello dei giapponesi,
come le rispettive facce di una stessa moneta che compongono
un unico corpus narrativo, raccontato da fronti opposti.
LETTERE DA IWO JIMA, girato in lingua nipponica e basato sulle
diverse centinaia di lettere che i soldati giapponesi mandarono
alle rispettive famiglie, racconta gli sforzi ed i sacrifici
di uomini trattati in maniera disumana dai superiori ed impegnati
in uno scontro impossibile per numero inferiore rispetto a
quello dei nemici. Soldati che furono letteralmente mandati
a morire (20.000 giapponesi contro 70.000 americani), combattendo
senza alcun supporto o successivo rinforzo, ma che, portando
avanti una tattica da guerriglia basata sull’uso di
bunker e tunnel scavati sottoterra, riuscirono ad opporsi
a lungo ai marines americani fino ad essere completamente
annientati. Il film ha un cast giapponese su cui svetta la
star orientale Ken Watanabe (al suo quarto film americano
dopo “L’Ultimo samurai”, “Batman Begins”
e “Memorie di una Geisha”) nel ruolo del generale
Tadamichi Kuribayashi: scelto personalmente dall’imperatore
Hiroito per difendere l’isola, inventò la geniale
strategia difensiva con cui tenne testa all’offensiva
americana, ma non riuscendo a bloccare l’avanzata nemica,
Kuribayashi decise una “morte onorevole” suicidandosi
secondo il proprio codice d’onore “Bushido”.
Encomiabile operazione storiografica, quella di Eastwood,
che in questo film si rivela ancor più riuscita rispetto
a “Flags Of Our Fathers”, con una narrazione robusta,
vera e struggente.
La regia si rivela sobria ed empatica, priva di inutili virtuosismi,
con una matrice appassionata ed indagatrice. Bellissima poi
la fotografia, dai toni pallidi e crudi che si fanno più
accesi nelle sequenze di battaglia, contribuendo alla superiorità
estetica di questo film rispetto a “Flags Of Our Fathers”.
Il timbro narrativo di LETTERE DA IWO JIMA è profondamente
umano ed antimilitarista, raccontando i fatti e scavando nell’animo
dei personaggi: la prima parte è infatti un lungo ritratto
psicologico dei protagonisti, che si preparano metodicamente
e moralmente alla battaglia, la quale arriva a metà
film. Ottimi i protagonisti, tutti orientali, specie Ken Watanabe
che si dimostra un attore di grande talento e carisma, titolare
di un’interpretazione giocata su corde moto sottili,
contrapposta alla sincera caratterizzazione del giovane Kazunari
Ninomiya, nel ruolo del giovane soldato Saigo che vorrebbe
tornare a casa dalla moglie: due personaggi il cui confronto
porta alla luce la dicotomia tra i sentimenti dell’essere
umano e la logica/dovere del soldato.
Concludendo, sembra che Eastwood abbia riservato la maggior
parte della sua attenzione e sensibilità nel cercare
di rappresentare e far capire al pubblico l’etica ed
il senso dell’onore dei soldati giapponesi, figli di
una cultura millenaria che imponeva l’estremo sacrificio
piuttosto che arrendersi, ma non per questo scevri da paura,
rimpianto ed attaccamento disperato alla vita. Il colossale
affresco di Eastwood non parla di “nemici” o di
“cattivi”, ma illustra uomini che combattono su
fronti diversi, andando oltre gli stereotipi e facendoci penetrare
nella loro umana natura.
Paolo
Pugliese