LEI E' TROPPO PER ME

Titolo Originale: She is out of my league
Genere: Commedia
Regia: Jim Field Smith
Sceneggiatura: John Morris, Sean Anders
Cast: Jay Baruchel, Alice Eve, T.J. Miller, Mike Vogel, Nate Torrence, Lindsay Sloane, Kyle Bornheimer, Jessica St. Clair, Krysten Ritter, Debra Jo Rupp
Colonna Sonora: Michael Andrews
Produzione: Mosaic Media Group
Paese d’origine: USA - 2010
Durata: 104 minuti
Data di uscita: 18 Giugno 2010

 

Kirk (Jay Baruchel) è un agente della sicurezza aeroportuale dalla vita mediocre, bruttino, goffo, insicuro, umiliato dai famigliari e dalla ex-fidanzata insensibile e presuntuosa.
Ma quando si ritrova ad essere oggetto dell’interesse della bellissima Molly (Alice Eve), organizzatrice di feste alla quale aveva riportato il cellulare smarrito, nessuno riesce a crederci, neanche lui!
Kirk inizia finalmente a credere in se stesso e ad accarezzare l'idea di un futuro diverso. Ma quando purtroppo fa una pessima figura davanti agli snob genitori di Molly, la loro relazione si interrompe all'improvviso, con un epilogo rapido tanto quanto l'inizio. A quel punto, forte di una nuova determinazione, e grazie anche all'aiuto dei suoi amici, Kirk si lancia alla riconquista di Molly, tallonato sia dall’ex-fidanzato di lei sia dalla sua stessa ex-ragazza, gelosa e possessiva.

“Lei è troppo per Me” è una commediola sentimentale di grana grossa, con il messaggio di andare oltre l’aspetto estetico in amore, scoprendo in una persona a prima vista insignificante l’animo di un principe, gentile e generoso. Cosa che la bionda mozzafiato Molly scopre in Kirk, non certo un adone, ma in possesso di tutte quelle qualità morali ideali per una relazione sentimentale stabile e felice. Purtroppo il messaggio è filtrato da una serie di amenità da commediaccia americana dai toni infantili, superficiali e leggermente pecorecci, che avvilisce l’intelligenza di qualsiasi spettatore sopra i 14 anni di età.
La storia, già alla base, non contiene alcun elemento di spiccato interesse o originalità, utilizzando il classico incipit cinematografico dello sfigato che rimorchia alla grande (naturalmente succede solo al cinema, specialmente quello americano): ma tale lacuna diventa una colpa quando gli sceneggiatori non si inventano nulla di nuovo per arricchire una trama già di per sé banale e scontata, utilizzando la stessa idea (il principe sfigato che conquista la bellona) per tutto il film in maniera ripetitiva, mostrandoci le paranoie e gli interrogativi da insicurezza cronica del protagonista (l’emergente e comunque simpatico Jay Baruchel) che si chiede per tutto il film come essere all’altezza della spettacolare fidanzata, attorniato da amici-caini e parenti-serpenti descritti in maniera grossolana come dei cerebrolesi cafoni.

Il film va dunque avanti in maniera sgangherata, infarcendo la sceneggiatura monotematica di dialoghi vuoti, stereotipi triti e ritriti, volgarità varie, gags assolutamente non divertenti ed una serie di sviluppi imbarazzanti per la loro pochezza e gratuità (vedi la rasatura dei testicoli alla quale sono dedicati quasi una decina di minuti), che si affastellano sul grande schermo mentre la noia in sala regna sovrana.
L'amara conclusione è che la commedia brillante americana è morta e sepolta ormai da anni, sostituita da questi prodotti di cassetta frivoli e carenti su tutti i fronti, scritti da sceneggiatori mentalmente analfabeti.

Marco Valerio