Kirk
(Jay Baruchel) è un agente della sicurezza aeroportuale
dalla vita mediocre, bruttino, goffo, insicuro, umiliato dai
famigliari e dalla ex-fidanzata insensibile e presuntuosa.
Ma quando si ritrova ad essere oggetto dell’interesse
della bellissima Molly (Alice Eve), organizzatrice di feste
alla quale aveva riportato il cellulare smarrito, nessuno
riesce a crederci, neanche lui!
Kirk inizia finalmente a credere in se stesso e ad accarezzare
l'idea di un futuro diverso. Ma quando purtroppo fa una pessima
figura davanti agli snob genitori di Molly, la loro relazione
si interrompe all'improvviso, con un epilogo rapido tanto
quanto l'inizio. A quel punto, forte di una nuova determinazione,
e grazie anche all'aiuto dei suoi amici, Kirk si lancia alla
riconquista di Molly, tallonato sia dall’ex-fidanzato
di lei sia dalla sua stessa ex-ragazza, gelosa e possessiva.
“Lei
è troppo per Me” è una commediola sentimentale
di grana grossa, con il messaggio di andare oltre l’aspetto
estetico in amore, scoprendo in una persona a prima vista
insignificante l’animo di un principe, gentile e generoso.
Cosa che la bionda mozzafiato Molly scopre in Kirk, non certo
un adone, ma in possesso di tutte quelle qualità morali
ideali per una relazione sentimentale stabile e felice. Purtroppo
il messaggio è filtrato da una serie di amenità
da commediaccia americana dai toni infantili, superficiali
e leggermente pecorecci, che avvilisce l’intelligenza
di qualsiasi spettatore sopra i 14 anni di età.
La storia, già alla base, non contiene alcun elemento
di spiccato interesse o originalità, utilizzando il
classico incipit cinematografico dello sfigato che rimorchia
alla grande (naturalmente succede solo al cinema, specialmente
quello americano): ma tale lacuna diventa una colpa quando
gli sceneggiatori non si inventano nulla di nuovo per arricchire
una trama già di per sé banale e scontata, utilizzando
la stessa idea (il principe sfigato che conquista la bellona)
per tutto il film in maniera ripetitiva, mostrandoci le paranoie
e gli interrogativi da insicurezza cronica del protagonista
(l’emergente e comunque simpatico Jay Baruchel) che
si chiede per tutto il film come essere all’altezza
della spettacolare fidanzata, attorniato da amici-caini e
parenti-serpenti descritti in maniera grossolana come dei
cerebrolesi cafoni.
Il
film va dunque avanti in maniera sgangherata, infarcendo la
sceneggiatura monotematica di dialoghi vuoti, stereotipi triti
e ritriti, volgarità varie, gags assolutamente non
divertenti ed una serie di sviluppi imbarazzanti per la loro
pochezza e gratuità (vedi la rasatura dei testicoli
alla quale sono dedicati quasi una decina di minuti),
che si affastellano sul grande schermo mentre la noia in sala
regna sovrana.
L'amara conclusione è che la commedia brillante americana
è morta e sepolta ormai da anni, sostituita da questi
prodotti di cassetta frivoli e carenti su tutti i fronti,
scritti da sceneggiatori mentalmente analfabeti.
Marco
Valerio