Una
doverosa premessa: dovevamo aspettare un “grande vecchio”
come Mario Monicelli per poter finalmente respirare un’aria
di cinema diversa dalla solita minestra riscaldata dell’attuale
produzione italiana, a base di commediole o filmetti aspiranti
ad essere d’autore.
Il maestro della commedia agrodolce dirige infatti, alla veneranda
età di 92 anni, un film lucido ed ironico che illustra
uno stralcio della Storia del nostro paese attraverso quella
di piccoli uomini impegnati, durante la Seconda Guerra Mondiale,
sul fronte della Libia.
LE
ROSE DEL DESERTO, che prende il titolo dalle rocce levigate
dal vento fino ad assumere una forma simile appunto a quella
delle rose, racconta la vita di un equipe di medici italiani
che attendono feriti dal fronte allestendo un ospedale da
campo. Il tempo scorre lentamente ed, in particolare, vediamo
un giovane medico (Giorgio Pasotti) incuriosito dai luoghi
e dalla gente locale mentre il suo maggiore (Alessandro Haber)
è concentrato unicamente a scrivere lettere d’amore
alla moglie lontana e (forse) infedele; il resto dei soldati
inganna il tempo ascoltando messaggi dal comando con la radio
malfunzionante e tentando di stringere rapporti con la popolazione
locale schiva e sospettosa. Tra i medici arriverà poi
un sagace prete domenicano (Michele Placido) il quale, da
anni in Libia, si occupa dei bambini e di dare l’estrema
unzione ai moribondi. Attraverso gli occhi dei protagonisti
assisteremo alla disfatta dell’esercito italiano e tedesco
contro le forze inglesi, con i medici ed infermieri costretti
a ripiegare e tornare, purtroppo anche drammaticamente, a
casa.
LE ROSE DEL DESERTO racconta con grazia ed ironia piccoli
episodi di vita, sia militare che umana, attraverso la quotidianità
di un piccolo agglomerato di persone che attende la guerra
giorno per giorno. Monicelli mescola le vicende belliche con
quelle dei vari protagonisti, affidati all’interpretazione
di un cast di attori –famosi e non- molto in forma,
con caratterizzazioni naturali e moderate: è un piacere,
ad esempio, vedere un Michele Placido spiritoso ed incisivo
che recita senza andare sopra le righe come spesso fa, oppure
un Giorgio Pasotti più maturo rispetto ai suoi precedenti
film sebbene abbia un tono ancora incerto della voce; discorso
diverso invece per Alessandro Haber che interpreta un personaggio
volutamente caricaturale e, sebbene simpatico, un pò
fuori posto nella dimensione narrativa del film.
Monicelli riserva diverse e piacevoli sorprese al suo pubblico:
il regista non rinuncia alla sua vena di lucida ironia caustica
ed antimilitarista illustrando gli sforzi e le difficoltà
dei soldati semplici, con i problemi quotidiani di essere
su un fronte straniero, confrontati invece alle figure dei
loro ufficiali (colonnelli e generali) che si rivelano gente
inetta ed inaffidabile. Degno di plauso, da questo punto di
vista, il macchiettistico ritratto di un generale stupido,
borioso ed irresponsabile (titolare anche di un buffo tormentone
“motociclistico”) interpretato efficacemente dal
critico Tatti Sanguinetti, tramite il quale Monicelli espone
la sua opinione a riguardo di una guerra ridicola e di un
esercito italiano da operetta con uomini mandati a morire
in maniera futile.
Nonostante i pesanti problemi di budget che si palesano con
scenografie approssimative, è evidente che il film
sia stato realizzato con uno sforzo produttivo rilevante (ed
anche raro per il nostro attuale cinema), massimizzando le
risorse disponibili e mostrando diversi mezzi bellici d’epoca
e paesaggi bellissimi, con riprese effettuate tutte in esterni
(e non in teatri di posa) nel suggestivo deserto tunisino.
Concludendo (anche per le dolenti note, lasciate alla fine),
LE ROSE DEL DESERTO è una pellicola gradevole e ben
interpretata, che diverte e fa pensare, ma ci dispiace anche
dire che Monicelli non graffia più come una volta ed
il suo film si rivela un po’ vago, finendo per lasciare
poco nello spettatore dopo la sua visione: le cause sono diverse
e vanno da un tono narrativo troppo leggero ad una sceneggiatura
senza un punto di vista ben focalizzato, da un finale nonché
un paio di sviluppi precipitosi (forse per problemi di budget)
fino ad alcuni concetti non espressi in maniera marcata.
Paolo
Pugliese