LE COLLINE HANNO GLI OCCHI

Titolo Originale: The Stills have Eyes
Genere: Horror/Gore
Regia: Alexander Aja
Sceneggiatura: Grégory Levasseur , Alexandre Aja
Cast: Aaron Stanford, Dan Byrd, Emilie de Ravin, Ted Levine
Colonna Sonora: Tomandandy
Produzione: Wes Craven, Peter Locke, 20th Century Fox
Paese d’origine: USA - 2006
Durata: 107 minuti

 

Una famigliola composta da padre autoritario (ex-poliziotto), madre, figlia maggiore con marito pacato, nipotina in fasce, due figli adolescenti e due cani, stanno attraversando in roulotte il deserto per arrivare in California onde trascorrere le vacanze. Dirottati su una strada isolata e senza uscita da un benzinaio carogna (dalla coscienza sporca, ma con i sensi di colpa), la famigliola finisce nelle grinfie di una comunità di minatori deformi ed antropofagi, affetti da mutazioni genetiche a causa dei vari esperimenti nucleari compiuti dall’esercito americano tra gli anni ’40 e ’60. Nascondendosi in un villaggio fantasma, i mutanti cannibali assaltano chiunque passi per il loro territorio, ma avranno vita dura con la famigliola: massacrati senza pietà per due terzi, gli scampati al primo assalto reagiranno con disperazione massacrando a loro volta gli aggressori.

LE COLLINE HANNO GLI OCCHI è il moderno remake dell’omonimo cult-horror di Wes Craven (il papà di Freddy Krueger) del 1974 e, per alcuni versi, di livello addirittura superiore all’originale. Il film è diretto da un nuovo, formidabile talento del cinema horror quale il francese Alexandre Aja, alla sua seconda regia dopo lo spiazzante “Alta Tensione”. Il film ha un primo tempo di impostazione, dove non accade niente di eclatante salvo introdurre gli elementi della storia per poi pigiare a tavoletta sul pedale della tensione e del gore nel secondo tempo, con la lotta di sopravvivenza tra umani e mutanti. Tra gli elementi positivi del film, ci sono sicuramente un’impostazione dei personaggi più accurata del solito rispetto ai normali horror (a dispetto degli interpreti un pò anonimi), per non parlare -tra le righe della storia- di un tono di critica alla politica nucleare degli USA ed anche un interessante parallelismo tra la tipica famiglia americana timorata di Dio e la loro antitesi mostruosa: fatte le dovute proporzioni, i minatori cannibali sono anch’essi una famiglia (padri e figli), tra l’altro organizzatissima per assaltare gli ignari viaggiatori che si trovano a passare dalle loro parti.

Intrigante anche il giocare –da parte di sceneggiatori e regista- con alcuni cliché del cinema horror degli anni ’70, che vengono smontati e rimontati come -ad esempio- l’utilizzo dei cani, spesso nei film inutili o massacrati: qui invece diventano uno strumento non irrilevante di lotta e vendetta. E vendetta è anche quella che porta avanti il personaggio del giovane genero che, da pacato e sottomesso, diventa a causa degli eventi una sorta di angelo sterminatore che catarticamente finisce per superare in ferocia gli aggressori; qui il divertimento consiste soprattutto nel vedere come il personaggio riesca a sopravvivere nonostante i pronostici sfavorevoli del pubblico: una sopravvivenza che sorprende gli spettatori poiché tutto sommato poco credibile (e quindi spiazzante), visto il suo fisico mingherlino (rispetto alla forza dei mutanti) e le botte e le ferite che riceve.

Nonostante il regista riesca ad approfondire diversi aspetti della storia e dare al film un clima di torrida tensione e minaccia, LE COLLINE HANNO GLI OCCHI sconta però il fatto di non essere un prodotto originale, ma il remake di uno di quei film che trent’anni fa hanno funto da modello di riferimento per migliaia di altre pellicole horror, le quali hanno metabolizzato tutte le idee e le invenzioni visive dell'originale. Il remake quindi finisce per scorrere via senza lasciare traccia, come uno dei tanti horror che spaventano sul momento, ma che poi vengono dimenticati facilmente. Aja è abbastanza bravo nella costruzione delle scene e delle inquadrature, ma alla fine non fa altro che rielaborare elementi ed archetipi da cinema horror senza inventarsi sostanzialmente nulla di nuovo; questo remake, seppur fatto bene, non ha niente di diverso o di originale da tanti altri film di genere, compreso il finale aperto con minaccia non ancora debellata. In attesa, naturalmente, del prossimo ed immancabile sequel.

Paolo Pugliese