Larry Crowne (Tom Hanks), 45enne capo commesso esemplare di
un ipermercato americano, viene licenziato e capisce che è
arrivato il momento di fare dei cambiamenti nella sua vita.
Fortemente indebitato e senza sapere che fare, decide di iscriversi
all'università, dove si unisce ad un gruppo di studenti
in un corso per imparare a parlare in pubblico (!!!). Larry
abbraccia con entusiasmo la nuova vita di studente di college,
impara ad andare in scooter e si prende pure una cotta per
l’insegnante del corso, Mercedes (Julia Roberts).
Tom
Hanks dirige sé stesso e Julia Roberts in una commedia
sull'amore nell'epoca della recessione, dei licenziamenti
a raffica e del bisogno di reinventarsi. Il film sembra voler
illustrare il brusco risveglio del popolo americano da quel
sogno di opulenza e consumismo degli ultimi 30 anni, ma in
realtà gli argomenti della crisi economica e della
disoccupazione rimangono all’esterno di una trama confezionata
come un compitino ben scritto, ma vuoto di argomenti. La sceneggiatura,
scritta dallo stesso Tom Hanks insieme alla superficiale Nia
Vardalos (l’autrice di “Il Mio Grasso, Grosso
matrimonio greco”), procede in maniera eccessivamente
lineare e placida, senza troppe pretese, colpi di scena o
momenti topici, finendo per sfiorare apertamente la noia;
il motivo principale è voler illustrare la vita quotidiana
nell'America di oggi in recessione, senza approfondire nulla
di ciò che racconta, con un impianto narrativo fin
troppo leggero e positivo, accompagnato da toni irreali nel
loro ostentato ottimismo, che appaiono assolutamente fuori
luogo. E’ abbastanza esplicito da parte di Hanks il
rifarsi a modelli narrativi del cinema di Frank Capra (vedi
“La Vita è Meravigliosa”), senza però
averne le medesime capacità, né di sceneggiatura
né di regia; il risultato è un film statico,
banale e scontato, che spreca due ex-star di prima grandezza
come Tom Hanks e Julia Roberts andando avanti a forza di inerzia
su binari prestabiliti e intuibili già dai primi 5
minuti della pellicola, con una trama monotona e dallo sviluppo
privo di senso compiuto.
I
due protagonisti non riescono a risollevare la pellicola,
a causa di reciproche performance approssimative e fuori registro;
Hanks non è mai stato così tanto inespressivo
e sembra quasi citare il sé stesso di “Forrest
Gump”, mentre la Roberts è sempre sopra le righe,
non riuscendo ad essere per nulla credibile nel proprio ruolo
di docente nevrotica, anzi, risultando spesso irritante. Il
contorno di attori/personaggi comprimari è da fiera
dello stereotipo e della superficialità: tutti buoni,
ingenui, impotenti di fronte alla crisi, ma volenterosi, in
un collage di caratterizzazioni improbabili e scontornate
(ma che bello, comunque, rivedere la Pam Grier di “Jackie
Brown” e “Foxy Brown”). Promettendo
di essere un film agro-dolce con risvolti di critica sociale,
“L’Amore all’Improvviso” si rivela
invece la classica, banalissima, commedia americana, favolistica
e dei buoni sentimenti, politically correct, con messaggio
ottimista e chi più ne ha più ne metta. Manca
però tutto il resto: la trama, i personaggi, gli argomenti
di riflessione, gli spunti narrativi e qualsiasi elemento
di interesse da parte del pubblico, a parte vedere due amatissime
star di Hollywood impegnarsi ai minimi termini in un film
sbagliato.
Marco
Valerio