Recensire
un film di Shyamalan è sempre affascinante, ma anche
difficile, perché i suoi lavori sono sempre particolari
e di certo non sono mai scontati. Proprio per queste caratteristiche,
il regista indiano provoca nette divisioni nel pubblico tra
entusiasti e delusi, a seconda delle diverse sensibilità
dello spettatore. Questa volta poi, è riuscito nell’impresa
di provocare divisioni anche all’interno del singolo
spettatore… suscitando sentimenti contrastanti dovuti
ad un'incostanza della qualità del film. Una cosa però
è certa, si tratta di un deciso passo indietro rispetto
ai suoi film precedenti.
La trama: Cleveland Heep è il custode di un grande
condominio, dotato anche di una bella piscina. Una notte vede
emergere dall’acqua una ragazza che si rivela essere
una ninfa, una creatura marina. Lei ha una missione: deve
trovare un essere umano prescelto e comunicare con lui, perché
in questo modo l’umanità conoscerà un
nuovo risveglio. Purtroppo non sa chi sia, che faccia abbia,
come si chiami. Sa solo che si trova nelle vicinanze e che
è uno scrittore.
Così Cleveland inzia a passare in rassegna i residenti
del suo condominio alla ricerca della persona giusta e raccogliendo
intorno a sé un eterogeneo gruppo di “collaboratori”
che dovranno aiutare la ninfa a compiere la sua missione e
tornare sana e salva al suo mondo, evitando il terribile Scrunt,
un feroce predatore che è sulle sue tracce e che vuole
ucciderla.
Come si capisce facilmente dalla trama, si tratta né
più né meno di una favola collocata nel presente
e ambientata in uno dei luoghi più improbabili e meno
“magici” che ci siano: un prosaico condominio
e la sua stravagantemente normale gente che ci abita. Ma gli
elementi fiabeschi ci sono tutti: una damigella in pericolo,
un lupo cattivo, un uomo con un grande destino e un gruppo
di cavalieri pronti a tutto pur di difendere la bella e ardita
fanciulla.
Il contrasto tra la banalità di un residence dei giorni
nostri e personaggi tratti dal mito e dalle leggende poteva
spiazzare positivamente lo spettatore e far nascere una curiosità
e un interesse che andavano al di là della trama, che
segue invece i rigorosi stilemi delle favole.
Purtroppo Shaymalan fallisce in parte in questa operazione,
non riuscendo a farci immergere totalmente in un’atmosfera
suggestiva e surreale né a dispiegare la potenza visiva
con cui ci aveva affascinato nei suoi precedenti film, né
tantomeno di mettere a nudo le ataviche paure dell’uomo
e a giocare con gli istinti più riposti dell’animo
umano, come invece bene gli era riuscito in altre pellicole.
Alcune
scene poi sono realmente imbarazzanti e abbassano il livello
del film (e mi rendono difficile esprimere un giudizio coerente…):
Syamalan ci ha abituato a usare effetti speciali molto grezzi,
ma che riescono lo stesso ad emozionare grazie alla sua straordinaria
abilità nel creare atmosfere suggestive ed inquietanti
e nel far crescere tensione e suspance, puntando alla sfera
inconscia dell’essere umano. In questo film, al contrario,
gli effetti speciali sono leggermente più sofisticati,
ma il risultato finale è paradossalmente di minore
intensità rispetto ai suoi precedenti lavori.
Così le parti migliori del film sono gli intermezzi
comici di cui Shymalan aveva già fatto uso in "Signs"
e che qui rispolvera in gran numero. Il regista si dimostra
molto bravo nella scelta dei modi e dei tempi, andando a collocarli
nei momenti strategici, quando maggiore è la tensione
dello spettatore, andando così a stemperare, improvvisamente
ma opportunamente, delle atmosfere troppo cupe e pesanti,
evitando di tirare troppo la corda e invitando lo spettatore
a non prenderlo troppo sul serio. Con alcune abbondanti manciate
di ironia ed autoironia il regista impedisce la nascita nello
spettatore di un sentimento di repulsione verso una storia
troppo paradossale per essere raccontata in maniera totalmente
seriosa.
Sul fronte recitativo Paul Giamatti (che interpreta il custode
Cleveland) è bravo nel suo ruolo, anche se a volte
un po’ troppo sopra le righe (e alla lunga stanca),
mentre la Howard, la creatura sovrannaturale, è imprigionata
in un ruolo troppo rigido per potersi esprimere al meglio
delle sue capacità.
Ottime anche le caratterizzazioni dei comprimari, che sono
molto numerosi ma tutti ben definiti nonostante la brevità
delle loro apparizioni, descritti con quel divertito brio
che rende perfettamente la “varia umanità”
che popola i condomini di tutto il mondo. Particolarmente
salace Shyamalan nel rappresentare la figura del nuovo arrivato
nel residence, nientemeno che un critico cinematografico,
che sarà bersaglio degli ironici “strali”
del regista.
Degna di nota è la colonna sonora di James Newton Howard,
che contribuisce fortemente a immergere lo spettatore in una
atmosfera fiabesca, compensando in parte le lacune registiche
di cui parlavo in precedenza. Temi semplici ma di grande impatto,
come ci si poteva aspettare da un artista della sua levatura
e che sembra ormai fare coppia fissa (sempre con ottimi risultati)
con Shyalaman, dato che ha musicato tutti i suoi film a partire
da “Il Sesto Senso”. Bravo!
In conclusione questo film rappresenta un'involuzione per
Shyamalan, che forse gigioneggia troppo o forse si è
fatto prendere la mano dalla troppa considerazione verso se
stesso, perdendo un po’ di vista le caratteristiche
che avevano reso affascinanti i suoi film precedenti.
Detto questo il film si lascia vedere, divertendo (abbastanza)
ed emozionando (purtroppo un po’ meno), ma senza mai
scadere nella noia.
Ovviamente il film è consigliato a tutti i fan del
regista ed anche ai romantici che amano le favole tout-court.
Se sapranno chiudere un occhio per l’altalenanza qualitativa
del film e mostreranno comprensione se questa volta non troveranno
un lavoro perfettamente riuscito, potranno uscire soddisfatti
dalla sala.
Invece saranno un po’ più delusi chi aveva apprezzato
il regista in film vibranti e pieni di tensione come "Signs"
e "The Village", perché in "Lady in
the Water" ne troveranno in minor misura e soprattutto
piuttosto annacquata. Film da evitare invece per chi cerca
storie dalla trama solida e poco inclini a suggestionarsi
con antiche leggende orientali, personaggi fiabeschi e atmosfere
surreali.
Mario
Colasuonno