In
un’atmosfera dai toni agrodolci, a tratti amari, a tratti
poetici e delicati, vengono narrate le vicissitudini di Vincenzo
Buonavolontà (Sergio Castellitto), che si dispiegano
fra l’Italia e la Cina.
Quando una delegazione cinese arriva in Italia interessata
a comprare l’altoforno di un'acciaieria ormai in chiusura,
Vincenzo, manutentore specializzato nel controllo dei macchinari,
si accorge che il grande impianto è difettoso e pericoloso,
decide di trovare il guasto e ripararlo e cerca in tutti i
modi di farlo capire alla delegazione e di dissuadere il responsabile
cinese dall’acquisto, aiutato in questo dall’interprete
cinese Liu Hua (una bravissima Tai Ling), che segnerà
profondamente il suo percorso. Scoperto il difetto dell'impianto,
è troppo tardi: i cinesi sono già ripartiti
con l’altoforno per il Paese di Mezzo. Preso dalla sua
voglia di fare a tutti i costi, di osare e di dare un ancora
senso al suo lavoro e un’occasione alla sua vita, Vincenzo
parte per Shanghai, convinto a consegnare di persona alla
ditta compratrice la centralina idraulica da lui modificata
che permetterà all'impianto italiano di funzionare
alla perfezione.
Ma, sceso dal suo aereo, si imbatte in una Cina che non è
propriamente quella che immaginava dall’Italia e si
rende conto che non sarà facile come aveva pensato:
le difficoltà della lingua, di affrontare una realtà
così grande sentendosi sperduti e la presa di coscienza
che, nonostante il balzo economico degli ultimi anni, La Cina
non è quella da cartolina che viene dipinta in Occidente,
ma un Paese che ha ancora grandi difficoltà ed una
povertà diffusa, in cui le persone sono costrette a
lavorare notte e giorno per poter vivere e dare il loro contributo
alla Nazione.
Vincenzo, saputo che il macchinario però non è
più lì ma che è stato rivenduto ad un’acciaieria
della regione dello Hubei, decide lo stesso di proseguire
il suo cammino in virtù del “nobile” e
disinteressato obiettivo che si era prefisso; ha la fortuna
di incontrare in una biblioteca, fra migliaia di persone,
proprio Liu Hua, l’interprete della delegazione cinese
conosciuta in Italia, che, perso il suo posto di lavoro, decide
di accompagnare il protagonista nel suo tortuoso viaggio per
il Paese alla ricerca del grande impianto italiano e della
fabbrica che lo ospita.
Un viaggio estenuante: treni di terza classe, traghetti che
percorrono le realtà rurali lungo il Fiume Azzurro
e sullo scenario grigie città industriali, palazzoni
in costruzioni per la cui realizzazione la gente lavora incessantemente
notte e giorno. Ma è proprio attraverso questo percorso,
all’ambiente che viene a conoscere piano piano, all’umanità
della gente che incontra, Vincenzo capisce che la vita non
è solo lavoro e dedizione, ma anche altro. E’
proprio questo il significato del titolo, LA STELLA CHE NON
C’E’: un affetto mancante, un amore perduto, una
vita dedicata solo alla professione perdendo quello che c’è
di più profondo ed importante nella vita e perfino
un giocattolo rotto la cui luce non si accende più.
Bravissimo Castellitto nella sua interpretazione: i suoi sguardi
e le sue espressioni rendono benissimo e trasmettono al pubblico
la sensazione di disagio che può trovare uno straniero
in una Paese così grande come la Cina, con una lingua
così diversa, con un modo di fare sconosciuto e tutto
da scoprire.
Eccezionale la prova di attrice della giovane Tai Ling che,
nei panni di Liu Hua, con la sua semplicità, la sua
delicatezza ed al tempo stesso la sua forza e la sua intensità
d’animo in una vita vissuta assai difficile, lascia
comprendere che c’è sempre una speranza nella
vita che ti aiuta ad affrontare tutto a testa alta e con caparbietà.
Degno di nota il messaggio che la ragazza cerca di trasmettere
a Vincenzo in un momento particolare del loro lungo viaggio
in cui il il protagonista si sente solo, fragile e sperduto
e non capisce: "I cinesi prima ti fanno lo sgambetto,
ma poi ti aiutano a rialzarti", per lasciare intendere
che se si va oltre l’involucro delle cose e dei modi
di fare, ci sono molte più affinità che differenze,
nonostante ad un primo impatto non sembri sia così
e che in fondo tutti siano alla ricerca della stessa cosa,
proprio di questa STELLA CHE NON C’E’.
Gianni Amelio ha diretto un film senza dubbio molto coinvolgente
ed intenso, anche se un po’ lento verso il finale che
rimane aperto a più interpretazioni. Un film assolutamente
da vedere per il messaggio che vuole dare, per questa speranza
da cogliere nella vita, per i nobili sentimenti che porta
sul grande schermo grazie ai protagonisti: un superbo Castellitto,
che impersona una sorta di don Chisciotte del 2000, vero,
trasparente e di buon cuore e dagli alti valori ed ideali
in un mondo assetato di capitalismo, di potere e di spietata
economia globale, ed una paziente, impeccabile ed umana Tai
Ling che gli fa capire, appunto, che l’uomo rimane uomo
seppure nell’aggressivo mondo delle macchine e del progresso.
Valeria
Marinaccio