LA SPINA DEL DIAVOLO

Titolo Originale: El espinazo del diablo
Genere: Horror/Fantasy
Regia: Guillermo del Toro
Sceneggiatura: Antonio Trasorras ,David Muñoz ,Guillermo Del Toro
Cast: Eduardo Noriega, Irene Visedo, Federico Luppi, Marisa Paredes
Colonna Sonora: Javier Navarrete
Produzione: Pedro ed Augustin Almodovar
Paese d’origine: Spagna - 2001
Durata: 106 minuti

 

Girato addirittura nel 2001, arriva anche da noi con eccessivo ed inscusabile ritardo LA SPINA DEL DIAVOLO, horror originale diretto da un regista dall’indubbio talento visivo come Guillermo del Toro, autore di successi cinematografici come i fumettosi “Blade II” ed “Hellboy”. Il film propone una storia di fantasmi ambientata in un vecchio orfanotrofio nel 1939, ai tempi della Guerra Civile Spagnola. Il protagonista è Carlos, un bambino di dieci anni i cui genitori sono stati uccisi e che è costretto a soggiornare nell’istituto; l’atmosfera non è certamente delle migliori, con l’edificio lugubre e cadente, gli altri ragazzini che lo prendono di mira ed il personale che si occupa degli orfani non proprio adatto alla cura dei bambini...ma la situazione è destinata a peggiorare con il rivelarsi della presenza di un fantasma: lo spettro di un bimbo che entra in contatto con Carlos per annunciare la morte degli altri bambini vivi.

LA SPINA DEL DIAVOLO è, per storia e concezione, un horror atipico, o meglio, un fantasy-horror con una struttura narrativa molto intimista ed attenta ai dettagli ed ai personaggi. Il film si rivela come un prodotto suggestivo, ricco di sfumature e metafore (sulla guerra e sulla solitudine, ad esempio), con un’atmosfera claustrofobica e di isolamento davvero inquietante all’interno dell’orfanotrofio: quest’ultimo assume la duplice valenza di luogo di protezione dagli orrori della guerra ma al tempo stesso anche prigione lontana da tutto il resto del mondo. Nonostante lo stile del regista non sia ancora pienamente definito rispetto alle sue opere seguenti, del Toro riesce a convincere il pubblico con un’opera personale non convenzionale, ma che comunque se da un lato non rinuncia agli elementi tipici del cinema horror, dall’altro si arricchisce anche di valenze politiche, oniriche ed inerenti la moralità umana e l’infanzia rubata dalla guerra.

Il film contiene molte belle intuizioni suggestive, come ad esempio: la fotografia dai toni impastati, la scarsa differenza tra il chiuso e l’aperto dell’orfanotrofio, l’idea della caccia al tesoro fusa con la ghost story, il paesaggio semidesertico intorno all’istituto o altri elementi come l’ombra del fantasma o la bomba inesplosa precipitata nel cortile, che suggerisce quasi un senso di fallacità ed ineluttabilità della vita dal sapore decisamente onirico. Il film è ben lungi dall’essere perfetto, con una sceneggiatura intricata che rischia una sovrapposizione eccessiva di eventi, ma che viene “salvata” da una regia fluida che riesce a centellinare e dosare i vari elementi narrativi con equilibrio tra i toni di favola nera, l’horror d’atmosfera e la cronaca storica. Sicuramente, uno dei film migliori al cinema ora.

Marco Valerio