LA RAGAZZA DEL LAGO

Titolo Originale: Id.
Genere: Drammatico
Regia: Andrea Molaioli
Sceneggiatura: Sandro Petraglia
Cast: Omero Antonutti, Anna Bonaiuto, Toni Servillo, Marco Baliani, Fabrizio Gifuni, Valeria Golino, Nello Mascia
Colonna Sonora: Teho Teardo
Produzione: Indigo Film
Paese d'origine: Italia - 2007
Durata: 95 minuti

 

Sulla scia del noir dell’anima “Le conseguenze dell’amore”, che ha lanciato definitivamente la sua carriera cinematografica dopo anni di successi teatrali, Toni Servillo si dimostra una volta di più interprete raffinato in questo giallo, uno dei pochissimi che l’Italia produca, ambientato in una splendida quanto fredda Udine e dintorni, realizzato ancora una volta dalla Indigo Film (con ex soci di Teatri Uniti) in collabroazione con Medusa.

Il film inizia con una sequenza memorabile: seguiamo una bambina che da casa di un’amica deve attraversare il paese per tornare a casa sua. La macchina da presa la segue puntualmente senza stacchi mentre scorrono i titoli di testa. Ad un tratto la bambina sale su un’auto dopo molte insistenze del guidatore… Ore dopo, la bambina non si trova, la madre dà l’allarme, il commissario di polizia (Servillo) viene chiamato.
Ma la bambina torna sana e salva. Solo che ha scoperto il cadavere di una donna sulla sponda del lago. Da quel momento parte un’indagine che scoprirà parecchi altarini degli abitanti della cittadina, indagine portata avanti con aplomb quasi anglosassone e una certa ironia partenopea dal commissario Servillo, che di guai in vita sua, come scopriremo, pure ne ha passati.

Lo stile scelto per la narrazione è freddo ma non distaccato, proprio come ne “Le conseguenze dell’amore”. Il personaggio di Servillo, attorno al quale ruota tutto il film, è magari un po’ scontroso, ma più simpatico e meno problematico dell’altro. I ritmi sono distesi, ma mai inutilmente lenti e lo splendido paesaggio rende più gustosa la narrazione, narrazione che risulta intelligente specie nei dialoghi e che viene sorretta da ottimi attori, sia che si tratti di nomi noti che di quelli semi sconosciuti.
Un sincero “bravo!” al regista che, evitando tutti i vezzi pseudo-autoriali di tanto cinema italiano recente, orchestra con grande senso del ritmo e della narrazione tutta la vicenda, evitando anche lo scivolone di uno stile simil-televisivo nonostante l’apparente semplicità del “linguaggio” scelto.

Bruno di Marcello