Chiariamo
subito: se non l’avete capito dai trailer in Tv, “La
Cura del Gorilla”, nonostante sia interpretato dal comico
televisivo Silvio Bisio, non è una commedia.
Certo, ci sono delle battute divertenti, ma fondamentalmente il
film è un giallo-noir con un inedito Bisio, qui alla sua
prima interpretazione seria. Girato tra Milano e Cremona e diretto
dal regista esordiente Carlo A. Sigon, “La Cura del Gorilla”
racconta un’ indagine anomala su un misterioso omicidio
condotta dal personaggio interpretato da Bisio. “Il Gorilla”
del titolo è Sandrone, un ex leoncavallino che lavora come
versatile body guard milanese ma che è anche affetto da
doppia personalità e non dorme praticamente mai. Quando
è “sveglio”, Sandrone è un bonario cialtrone
e svolge il suo lavoro, ma quando “dorme” la seconda
personalità emerge e, nel ruolo del suo Socio in affari,
un macho estremamente scorretto e pericoloso, agisce secondo logica
e fini diversi dalla sua controparte. Mentre porta avanti il tranquillo
incarico di accompagnare un anziano attore americano ad una Convention
si troverà coinvolto in un’indagine su un omicidio.
Questo film è consigliato agli spettatori sfiduciati riguardo
al cinema italiano: ogni tanto, tra le varie commediole ed operine
minimaliste e presuntuose, esce qualcosa che vale davvero la pena
di vedere. “La Cura del Gorilla” è uno di questi:
un fumettone noir notturno e buio che ha il pregio di avere una
storia un po’ retrò che rimanda alle atmosfere classiche
del noir e dell’hard boiled letterari, proponendo un personaggio
originale come protagonista.
Il film, tratto da un romanzo (il primo episodio di una vera e
propria saga) di Sandro Dazieri, offre ancge la possibilità
a Claudio Bisio di mostrare la sua versatilità di attore
(con un passato teatrale) al di là della sua maschera di
comico televisivo di successo, interpretando due personaggi opposti
con la sua stessa faccia. Infatti, il passaggio da una personalità
all’altra non è fisica ma interiore, ed il mattatore
di “Zelig” ce lo mostra con sfumature di recitazione
lievi e differenti che definiscono i due personaggi che si dividono
lo stesso corpo.
Bisio è bravo, certo sconta un po’ il fatto di essere
un personaggio della televisione molto noto (e si sa che il salto
dal piccolo al grande schermo è sempre stato molto rischioso)
ma è anche vero che ce la mette tutta per apparire credibile
nel suo ruolo e ci riesce, nonostante in alcuni punti del film
la sua recitazione vada un pò sopra le righe.
Il film propone un intreccio molto complesso, in parte asciugato
e semplificato (purtroppo con alcune incongruenze logiche) dallo
stesso autore Dazieri ed illustra un sottobosco umano e criminale
variegato –forse un po’ troppo esagerato ma anche
sfizioso- a base di serial killer, hacker, clandestini ammazzati,
traffichini e criminali vari nei quali si imbatte il protagonista.
Il rischio di cadere nel macchiettismo è dietro l’angolo
ma il film lo evita rimanendo sempre in equilibrio sul filo di
una storia stralunata, irreale ed esagerata come un fumetto americano.
Non a tutti piacerà questo film, bello ma imperfetto, forse
perché molto leggero e con alcune sbavature ed imperfezioni
narrative come, ad esempio, la mancata riuscita da parte del regista
di mettere completamente a fuoco la storia, ricorrendo all’escamotage
della voce fuori campo del protagonista che spiega ed illustra
i passaggi narrativi e che risulta forzata ed ingombrante. Crediamo,
comunque, che i pregi di questo film superino i suoi evidenti
difetti.
Una menzione poi per le bellissime scenografie ed anche per la
splendida fotografia del film, con una luce cupa e la predominanza
di alcuni particolari colori che ci immerge maggiormente in un’atmosfera
poco rassicurante, da noir appunto.
Ottimo, infine, il cast di comprimari: c’è una funzionale
Stefania Rocca, c’è il grande (e simpatico) attore
americano Ernest Borgnine, nel ruolo-cameo praticamente di sé
stesso (forse un po’ macchiettistico) e c’è
uno stuolo di bravi caratteristi (amici di Bisio e del regista
Salvatores) quali Antonio Catania, Bebo Storti e Gigio Alberti,
tutti bravissimi.
Paolo Pugliese