LA CURA DEL GORILLA

Titolo Originale: Id.
Genere: Commedia/Noir
Regia: Carlo A. Sigon
Sceneggiatura: Carlo A. Sigon, Sandrone Dazieri ,Pasquale Plastino
Cast: Claudio Bisio, Stefania Rocca, Ernest Borgnine, Gigio Alberti, Antonio Catania, Bebo Storti
Colonna Sonora: Daniele Luppi
Produzione: Colorado Film & Warner Bros
Paese d’origine: Italia - 2005
Durata: 104 minuti

 

Chiariamo subito: se non l’avete capito dai trailer in Tv, “La Cura del Gorilla”, nonostante sia interpretato dal comico televisivo Silvio Bisio, non è una commedia.
Certo, ci sono delle battute divertenti, ma fondamentalmente il film è un giallo-noir con un inedito Bisio, qui alla sua prima interpretazione seria. Girato tra Milano e Cremona e diretto dal regista esordiente Carlo A. Sigon, “La Cura del Gorilla” racconta un’ indagine anomala su un misterioso omicidio condotta dal personaggio interpretato da Bisio. “Il Gorilla” del titolo è Sandrone, un ex leoncavallino che lavora come versatile body guard milanese ma che è anche affetto da doppia personalità e non dorme praticamente mai. Quando è “sveglio”, Sandrone è un bonario cialtrone e svolge il suo lavoro, ma quando “dorme” la seconda personalità emerge e, nel ruolo del suo Socio in affari, un macho estremamente scorretto e pericoloso, agisce secondo logica e fini diversi dalla sua controparte. Mentre porta avanti il tranquillo incarico di accompagnare un anziano attore americano ad una Convention si troverà coinvolto in un’indagine su un omicidio.

Questo film è consigliato agli spettatori sfiduciati riguardo al cinema italiano: ogni tanto, tra le varie commediole ed operine minimaliste e presuntuose, esce qualcosa che vale davvero la pena di vedere. “La Cura del Gorilla” è uno di questi: un fumettone noir notturno e buio che ha il pregio di avere una storia un po’ retrò che rimanda alle atmosfere classiche del noir e dell’hard boiled letterari, proponendo un personaggio originale come protagonista.
Il film, tratto da un romanzo (il primo episodio di una vera e propria saga) di Sandro Dazieri, offre ancge la possibilità a Claudio Bisio di mostrare la sua versatilità di attore (con un passato teatrale) al di là della sua maschera di comico televisivo di successo, interpretando due personaggi opposti con la sua stessa faccia. Infatti, il passaggio da una personalità all’altra non è fisica ma interiore, ed il mattatore di “Zelig” ce lo mostra con sfumature di recitazione lievi e differenti che definiscono i due personaggi che si dividono lo stesso corpo.
Bisio è bravo, certo sconta un po’ il fatto di essere un personaggio della televisione molto noto (e si sa che il salto dal piccolo al grande schermo è sempre stato molto rischioso) ma è anche vero che ce la mette tutta per apparire credibile nel suo ruolo e ci riesce, nonostante in alcuni punti del film la sua recitazione vada un pò sopra le righe.

Il film propone un intreccio molto complesso, in parte asciugato e semplificato (purtroppo con alcune incongruenze logiche) dallo stesso autore Dazieri ed illustra un sottobosco umano e criminale variegato –forse un po’ troppo esagerato ma anche sfizioso- a base di serial killer, hacker, clandestini ammazzati, traffichini e criminali vari nei quali si imbatte il protagonista. Il rischio di cadere nel macchiettismo è dietro l’angolo ma il film lo evita rimanendo sempre in equilibrio sul filo di una storia stralunata, irreale ed esagerata come un fumetto americano. Non a tutti piacerà questo film, bello ma imperfetto, forse perché molto leggero e con alcune sbavature ed imperfezioni narrative come, ad esempio, la mancata riuscita da parte del regista di mettere completamente a fuoco la storia, ricorrendo all’escamotage della voce fuori campo del protagonista che spiega ed illustra i passaggi narrativi e che risulta forzata ed ingombrante. Crediamo, comunque, che i pregi di questo film superino i suoi evidenti difetti.

Una menzione poi per le bellissime scenografie ed anche per la splendida fotografia del film, con una luce cupa e la predominanza di alcuni particolari colori che ci immerge maggiormente in un’atmosfera poco rassicurante, da noir appunto.
Ottimo, infine, il cast di comprimari: c’è una funzionale Stefania Rocca, c’è il grande (e simpatico) attore americano Ernest Borgnine, nel ruolo-cameo praticamente di sé stesso (forse un po’ macchiettistico) e c’è uno stuolo di bravi caratteristi (amici di Bisio e del regista Salvatores) quali Antonio Catania, Bebo Storti e Gigio Alberti, tutti bravissimi.


Paolo Pugliese