LA CASA SUL LAGO DEL TEMPO

Titolo Originale: The Lake House
Genere: Sentimentale
Regia: Alejandro Agresti
Sceneggiatura: David Auburn
Cast: Keanu Reeves, Sandra Bullock, Christopher Plummer, Shohreh Aghdashloo
Colonna Sonora: Rachel M. Portman , Paul M. van Brugge, Prince, Paul McCartney (song "This Never Happened Before")
Produzione: Doug Davison, Roy Lee
Paese d’origine: USA - 2006
Durata: 99 minuti

 

La dottoressa Kate Forester (Sandra Bullock) decide di lasciare la provincia dove ha svolto il suo internato, decidendo così di cambiare la sua vita. Trovato lavoro in un grande ospedale di Chicago, è costretta, però, a lasciare la casa su un lago che aveva affittato e dove si sentiva veramente a suo agio. Prima di trasferirsi definitivamente in città, in una fredda mattina invernale, Kate lascia nella cassetta della posta un biglietto per l’inquilino che l’avrebbe abitata dopo di lei, pregandolo di farle recapitare la posta ed avvertendolo che le impronte di zampe all’ingresso dell’abitazione erano lì già prima del suo arrivo. Ma Alex Wyler (Keanu Reeves), architetto ricco di talento e nuovo affittuario, vede le cose in modo molto diverso da lei: trova la casa in pessime condizioni, piena di polvere, sporca, sommersa dalle erbacce ma senza le misteriose impronte di zampe…
Alex, impegnato nella costruzione di un nuovo condominio proprio nelle vicinanze, conosce già da tempo l’abitazione e per lui ha un significato speciale, in quanto progettata e realizzata dal padre Simon (Christopher Plummer), che aveva trascurato ed abbandonato la sua famiglia per il proprio successo personale e la carriera.
Tra Kate ed Alex si instaura una fitta corrispondenza, che li fa sentire meno soli e che li aiuta a glissare sul loro passato, per entrambi molto doloroso.
Questo scambio di lettere li avvicina, fortifica il loro “particolare” rapporto, ma la cosa strana è che tutte le lettere recano date diverse che, quindi, non corrispondono: Alex asserisce di trovarsi nel 2004, mentre Kate nella Chicago del 2006.
Un buco temporale di due anni, cui la casa fa da tramite, quasi da “ponte” che mette in contatto due persone diverse, due situazioni diverse, due tempi diversi, ma che porta alla nascita di un forte sentimento che va oltre qualsiasi fisicità.

Alejandro Agresti, al suo esordio hollywoodiano, porta sulle scene il remake di “Siworae”, film sud-coreano del 2000 di Hyun-seung Lee, facendo leva sul romantico, progressivo e fuori dalle righe, innamoramento dei due protagonisti, due perfetti sconosciuti che attraverso il “tradizionale” carteggio epistolare, si avvicinano e scoprono l’Amore con la “A” maiuscola, al di là dello spazio e del tempo…
Per sottolineare questa romantica ed un po’ “smielata” sceneggiatura, firmata nella sua nuova versione da David Auburn, Agresti predilige una regia dal ritmo narrativo molto lento –anche se infarcito qua e là da un pizzico di ironia necessaria a rendere più scorrevole e godibile la pellicola-, che porta però il film a decollare solo alla fine del primo tempo, quando si fa sempre più forte il tema dell’alternanza temporale “presente e passato” in cui si ritrovano i protagonisti, allegoria della forza del destino e dell’amore, l’amore sempre sognato, desiderato ma mai avuto fino a quel momento.
Il regista anche se si mostra bravo nel costruire le atmosfere melanconiche che fanno venire i brividi agli amanti dei melò romantici e forse anche nel comunicare un messaggio più profondo alle nuove generazioni del “tutto e subito”, della smania del “bell’involucro” da mostrare più della sostanza e dell’anima, risulta però molto superficiale nel tratteggiare la psicologia dei protagonisti, che sembrano quasi figure bidimensionali prive di spessore e le cui capacità recitative sono davvero al di sotto della loro media.
Il film finisce per essere poco convincente, coinvolgente e a tratti anche noiosetto, aiutato solo da una bella scenografia, un’eccellente fotografia ed una degna di nota colonna sonora che accompagna l’intrigante gioco temporale in cui si snoda la storia.

Valeria Marinaccio