LA VOLPE E LA BAMBINA

Titolo Originale: Le renard et l'enfant
Genere: Commedia/Drammatico/Famiglia
Regia: Luc Jacquet , Eric Rognard
Sceneggiatura: Luc Jacquet , Eric Rognard
Cast: Bertille Noël-Bruneau, Isabelle Carré, Thomas LalibertéColonna Sonora: Evgueni Galperine , Alice Lewis , David Reyes
Produzione: Bonne Pioche Productions, France 3 Cinéma
Paese d’origine: Francia - 2007
Durata: 91 minuti
Data di uscita: 21 marzo 2008

 

Non c'è tempo per le premesse, nell'ultimo lavoro di Luc Jacquet. Si comincia subito con l'incontro tra le due protagoniste di questa "docu-favola" dalla grande morale e dalla poca retorica. E' come se si avesse fretta di mostrare al pubblico tutto il fascino di un'amicizia profonda ma travagliata, fatta di giochi, di sguardi, di prossimità fisiche e mentali. C'è una tenera empatia tra la bambina (Bertille Noël-Bruneau) e l'animale, forse anche in conseguenza dell'immediatezza che accomuna il modo di pensare e di agire di entrambi, scevri dall'eccessivo raziocinio e contrassegnati da un'irrefrenabile attitudine alla libertà.

E' proprio quest'ultima la chiave per comprendere il significato del film. Anche l'innocenza può contenere una sua componente di colpa. Esistono dei limiti persino in questo genere di rapporto, barriere da non oltrepassare che “La Volpe e la Bambina” mette a nudo in un modo assolutamente straordinario. Un messaggio forte e onesto, che non nasconde la crudezza delle verità oggettive che stanno alla base dell'amicizia. E della natura.

Non a caso si è optato per un animale restio all'addomesticamento, per quelle volpi che ci sorprendono per la loro espressività e che ci fanno sorridere con i loro salti buffi. Si stenta a credere che il tutto sia stato realizzato in presa diretta dal regno della natura, tra la Francia e l'Italia, armati di enorme pazienza nell'attesa che gli ignari protagonisti facessero la mossa giusta. Il risultato è efficace come se fossero stati ammaestrati, con il valore aggiunto di una spontaneità a dir poco impagabile. Qui si spiega la vocazione documentaristica di una pellicola che, in alcuni passaggi un po' inverosimili, tradisce in parte la propria specificità. Frangenti favoleggianti che garantiscono, però, una migliore fruibilità del film e che allo stesso tempo rivelano la doppia natura del progetto.

C'è comunque equilibrio tra i due approcci registici, nonostante se ne sfiorino gli estremi. Da un lato, la prima parte risulta pedante nel suo voler mostrare, a discapito di un raccontare intestardito nello schema dell'amicizia sfuggente, di un escalation che prosegue fino a un potenziale collasso, a un possibile punto di rottura. Dall'altro, la seconda parte appare fortemente narrativa, rafforzando la componente fiabesca e permettendo alla regia di "parlare" un po' di più.

Dopo “La marcia dei Pinguini”, Luc Jacquet parte da un ricordo d'infanzia per proporre un nuovo film-manifesto del suo amore per gli animali. Un sentimento che non può essere che profondo, in un certo senso "disilluso", e per questo genuino.

Simone Celli