LA TERZA MADRE

Titolo Originale: Id.
Genere: Horror
Regia: Dario Argento
Sceneggiatura: Adam Gierasch, Jace Anderson, Dario Argento
Cast: Asia Argento, Moran Atias, Daria Nicolodi, Philippe Leroy, Udo Kier, Adam James, Christian Solimeno, Coralina Cataldi
Colonna Sonora: Claudio Simonetti
Produzione: Opera Film
Paese d’origine: Italia - 2007
Durata: 98 minuti

 

“La Terza Madre”, presentato con grande clamore all’ultima Festa del Cinema di Roma ad ottobre scorso, chiude la trilogia sulle streghe inziata da Dario Argento con “Suspiria” ed “Inferno”. Era da tempo che il regista parlava di questo suo progetto, ma dalle interviste che ha rilasciato si è evinto che i suoi finanziatori tendevano a smussare i suoi progetti considerandoli troppo violenti e, dunque, non aveva mai messo mano ad un’opera che considerava troppo personale per scendere a compromessi. L’esperienza americana dell’episodio dei “Masters of horror” (film tv diretti da vari maestri dell’horror da Carpenter a Joe Dante a John Landis e lo stesso Argento), girato –pare- in grande libertà, gli avrebbe fatto capire che era il momento di romprere gli indugi e rischiare.

Il soggetto narra di una nuova invasione di streghe e consecutiva ondata di violenza a Roma, in seguito al ritrovamento di un’antica urna funeraria. Asia Argento, archeologa, sarà costretta suo malgrado a salvare il mondo da questa nuova ondata di cattiveria uccidendo l’unica delle tre streghe sopravvissute, la “Mater Lacrimorum”, intenzionata ad avere in suo pugno tutto il mondo per dare il via ad una nuova “era delle streghe”.

“La Terza Madre”, anche se su soggetto dello stesso Argento, ha una lunga lista di sceneggiatori. L’impianto produttivo è sopra la media degli ultimi film di Argento. Ottimi gli ambienti, molto suggestivi, bella la luce, impeccabile l’impianto tecnico.
Vale ancora la pena di lamentarsi se Asia Argento non è certo un’interprete raffinata, o se, come al solito nei film del maestro dell’horror, alcuni comprimari lasciano più che tanto a desiderare? O se i dialoghi, nonostante tutto, non sono sempre da Oscar?
Chi apprezza Argento sicuramente non ci fa più caso. Semmai il punto debole del film è altrove: la creatività e l’horror.
Chi si aspetta un sadico bagno di sangue, rimarrà probabilmente deluso perché si tratta di un racconto molto più d’atmosfera; chi si aspetta di essere spaventato, lo sarà poco; quanto allo “stile Argento”, se nella “Terza madre” si possono individuare molte autocitazioni soprattutto ad atmosfere di “Profondo rosso” (la storia come le scene, i personaggi e i dialoghi sono tutti una citazione, chissà quanto voluta, dell’horror italiano anni ’70-‘80) l’impianto stilistico è classico fino allo sfinimento: a tratti sembra una normale produzione americana di un qualsiasi buon mestierante.

Se, insomma, Argento ha finalmente imparato a dirigere scene normali e a mantenere costante il livello di tutto il film, ne ha però perso in inventiva ed ispirazione visiva, in una storia pure ricca di spunti visionari (ma anche, ahimé, di abusati cliché piuttosto prevedibili). Grave, per uno che ha costruito la sua carriera proprio sulle invenzioni visive originali, citate poi perfino da altri famosi registi come Brian De Palma.
In sostanza, la grinta di “La Terza madre” non è eccelsa, ma a differenza degli ultimi film di Argento (vedi soprattutto “Il Cartaio”), si tratta di nuovo di horror: si sente che il regista si diverte di più e le due ore scorrono piacevoli, a tratti divertenti. Come da copione anche le musiche di Claudio Simonetti.
Per il resto, per avere insomma un film di Dario Argento, bisogna tornare indietro di circa 30 anni.

Bruno di Marcello