LA PANTERA ROSA

Titolo Originale: The Pink Panther
Genere: Comico
Regia: Shawn Levy
Sceneggiatura: Steve Martin e Len Blum
Cast: Steve Martin, Jean Reno, Kevin Kline, Beyoncé Knowles, Emily Mortimer
Colonna Sonora: Christophe Beck & Henry Mancini
Produzione: 20th Century Fox
Paese d’origine: USA - 2005
Durata: 93 minuti

 

Dopo tanti anni dalla morte del grande Peter Sellers, entrato nella storia del cinema proprio grazie al ruolo dell’imbranatissimo ispettore Closeau, ecco che Steve Martin ne raccoglie l’eredità portando al cinema un nuovo film della “Pantera Rosa” ed interpretando un nuovo ispettore Closeau. Come per l’originale del 1963, la “Pantera Rosa” del titolo è il nome di un favoloso diamante rosa sfoggiato dall’allenatore della squadra nazionale francese di calcio all’alba della vittoria contro la Cina. Ma, durante i festeggiamenti, l’allenatore viene ucciso ed il diamante rubato. L’oberato ispettore capo Dreyfus (Kevin Kline) decide allora di affidare il caso all’ispettore Closeau (Martin) il quale comincerà ad indagare in maniera goffa accompagnato dal gendarme Ponton (Jean Reno) che ha il compito di vigilare su di lui.

Questo nuovo “Pantera Rosa” (del quale è stato già annunciato il sequel) è una commedia che si mantiene su un livello medio, superiore comunque agli altri mediocri film della saga post-Sellers, con Alan Arkin e Roberto Benigni. Ma la caratura di questo remake è di grana grossa ed è molto più demenziale dei film originali, scontando un impari confronto con l’arte del grande Sellers, davvero irraggiungibile. Steve Martin, che è un comico di razza, si calca senza paura e con rispetto la maschera d Closeau evitando di misurarsi direttamente con Sellers grazie alla scelta di non replicare ma reinventare il goffo personaggio. Martin così rielabora Closeau, aumentandone la demenzialità da cartone animato e tenendolo anche in linea con i tempi (Closeau naviga in Internet, guida una Smart e fa uso pure di Viagra).

Tutto questo però non basta; la sfida, in verità difficilissima già in partenza, è vinta a metà: onore a Martin perché il “suo” Closeau è simpatico e fa ridere ma il risultato finale rimane lo stesso inferiore perché non c’è la spontaneità, l’originalità e l’incredibile e geniale improvvisazione di Sellers (che si inventò da solo il personaggio durante un viaggio in aereo); Martin è bravo, ha ottimi tempi comici, ma non è spontaneo né intuitivo come Sellers e tutto quello che fa è attentamente studiato e pianificato, cosa che traspare chiaramente nel film con un effetto di artificiosità. Il regista Shawn Levy non fa miracoli (ed ecco che torna impietoso il raffronto con un altro grande del cinema, il regista Blake Edwards): è un onesto mestierante che però conosce bene l’arte plastica di Martin, visto che hanno lavorato insieme a ben tre film, mettendosi al suo servizio ed incentrando intorno a lui l’intera storia, mal sviluppata a livello di sceneggiatura. Il risultato è un film anonimo e stanco, che si regge unicamente sulle spalle del protagonista.

E’ inutile sottolineare la mancanza di quella “marcia” in più che avevano i precedenti film, perché il paragone porta irrimediabilmente ad una struggente malinconia (amplificata dal constatare che manca pure una figura cardine come l’aiutante Cato), alla luce anche del fatto di rivedere stancamente riproposti i meccanismi comici sperimentati da Sellers. Questo nuovo “Pantera Rosa” alla fine diverte, poco ma diverte, avendo come pregio il tentativo di non copiare ma cercare di attualizzare un personaggio interpretato da un Martin istrionico, ma se il suo obbiettivo era anche di rinverdire un certo tipo cinema, l’obbiettivo non è stato proprio raggiunto. Poco da dire sui comprimari: se c’é un silenzioso ed attonito Jean Reno (che fa sempre comunque piacere rivedere) e la bellissima cantante Beyoncé Knowles si limita a fare la bellona, bisogna fare una piccola menzione per un Kevin Kline misuratissimo ed esilarante vittima dei pasticci di Closeau, il quale riesce addirittura a proporre una caratterizzazione del personaggio migliore rispetto a quella del precedente attore Herbert Lom.

Paolo Pugliese