LA GANG DEL BOSCO

Titolo Originale: Over the Hedge
Genere: Animazione/Commedia
Regia: Tim Johnson & Karey Kirkpatrick
Sceneggiatura: Len Blum & Lorne Cameron
Cast voci: Luca Ward, Enzo Ghinazzi/Pupo
Colonna Sonora: Hans Zimmer
Produzione: Dreamworks
Paese d’origine: USA - 2006
Durata: 96 minuti

 

Un gruppo di animaletti (una tartaruga, uno scoiattolo, una famiglia di porcospini, una puzzola...) si risveglia dal letargo invernale salvo scoprire che, nel frattempo, il loro bosco è stato notevolmente ridotto ad opera dell’uomo: al posto di alberi e cespugli c’è ora un moderno complesso residenziale composto da lussuose villette a schiera. Gli animali devono necessariamente adattarsi alla loro nuova situazione e cercare cibo per il prossimo letargo. Ad aiutarli, con suggerimenti ed informazioni sui loro nuovi vicini, ci penserà uno scafatissimo (e non disinteressato) procione che insegnerà loro come “prendere” il cibo dagli umani, nascondendo però che esso è destinato ad un altro scopo. Le loro sortite non passeranno comunque inosservate e la nevrastenica amministratrice del complesso assumerà un letale derattizzatore che userà svariati mezzi ipertecnologici per stanare la gang del bosco.

Dai produttori di “Shrek” e “Madagascar”, OVER THE HEDGE/LA GANG DEL BOSCO è una commedia di animazione moderatamente frizzante e divertente che, appena scorrono i titoli di coda (rimanete fino alla fine, per una sequenza jolly) lascia il pubblico soddisfatto a metà: il target del film è decisamente infantile, con una storia di amicizia e solidarietà mirata per i più piccoli che contiene comunque una strizzatina d’occhio qua e là anche agli spettatori adulti con omaggi al Marlon Brando in “Fronte del Porto” (‘Stellaaaaa!!!’) o a film come “Mission: Impossible” e “Superman”, ma il cui risultato non convince pienamente.
Mettendo da parte l’elemento animazione (qui molto curato, fin nei minimi particolari), da un punto di vista puramente concettuale e narrativo non è certamente facile inventarsi qualcosa di nuovo, soprattutto dopo gli ottimi exploit di film come “Shrek”, “Gli Incredibili”, “Monsters & Co.” ed “Alla Ricerca di Nemo”: da un pò di tempo a questa parte, infatti, i più recenti lungometraggi a cartoni lasciano un pò a desiderare tanto per soluzioni narrative quanto per gags comiche, spesso riciclate oppure basate sul mero citazionismo di altri film.

Tutto spesso sa di già visto e LA GANG DEL BOSCO non costituisce purtroppo differenza, con una storia moraleggiante decisamente deboluccia e narrata già in tanti altri film inerente il solitario che viene accolto in un gruppo, li raggira ma poi si redime divenendo parte della famiglia; la trama è debole perché ha pochi elementi che ne compongono e/o arricchiscono la struttura narrativa principale, ricorrendo ad un canovaccio collaudato e proponendo personaggi abbozzati in maniera molto convenzionale. Qua e là c’è qualche critica, neanche tanto velata, verso l’ossessione per le armi, il cibo ed il consumo da parte del popolo americano: gli esseri umani sprecano più di quanto gli serva effettivamente e poi inquinano senza ritegno, ma certe riflessioni rimangono comunque accennate in maniera eterea, rinunciando a qualsiasi proposito graffiante o satirico in favore di toni da commedia familiare leggera e political correct.
A parte poi un paio di omaggi, il film ricorre in minima parte al citazionismo (e questo è anche un bene) sforzandosi di proporre gags inedite: qualcuna si rivela simpatica ma molte sono comunque stantie, per non parlare di alcune sequenze che ricalcano pari pari quelle di altri film: vedi, ad esempio, l’inseguimento con il carretto ed il cane oppure l’avventura della tartaruga nella macchinina giocattolo o ancora la guida di un furgoncino da parte degli animaletti (tutte scene presenti nei due “Toy Story” che all’epoca erano fresche ed inedite).

Il film comunque piacerà soprattutto ai più piccoli (e pazienza per i genitori), rivelando anche qualche sorpresa: l’animazione è molto fluida e curata, il ritmo narrativo è elevato, senza cadute di tono e ben accompagnato anche da una bella colonna sonora curata da Hans Zimmer (quello di “Rain Man” oppure “Thelma & Louise”), con una lunga sequenza finale abbastanza ricca e spettacolare. Alla fine, anche se non eccessivamente, ci si diverte, ma comunque non basta solo il virtuosismo tecnico per sopperire alle (evidenti) carenze di sceneggiature povere di idee.

Paolo Pugliese