Un
gruppo di animaletti (una tartaruga, uno scoiattolo, una famiglia
di porcospini, una puzzola...) si risveglia dal letargo invernale
salvo scoprire che, nel frattempo, il loro bosco è
stato notevolmente ridotto ad opera dell’uomo: al posto
di alberi e cespugli c’è ora un moderno complesso
residenziale composto da lussuose villette a schiera. Gli
animali devono necessariamente adattarsi alla loro nuova situazione
e cercare cibo per il prossimo letargo. Ad aiutarli, con suggerimenti
ed informazioni sui loro nuovi vicini, ci penserà uno
scafatissimo (e non disinteressato) procione che insegnerà
loro come “prendere” il cibo dagli umani, nascondendo
però che esso è destinato ad un altro scopo.
Le loro sortite non passeranno comunque inosservate e la nevrastenica
amministratrice del complesso assumerà un letale derattizzatore
che userà svariati mezzi ipertecnologici per stanare
la gang del bosco.
Dai
produttori di “Shrek” e “Madagascar”,
OVER THE HEDGE/LA GANG DEL BOSCO è una commedia di
animazione moderatamente frizzante e divertente che, appena
scorrono i titoli di coda (rimanete fino alla fine, per una
sequenza jolly) lascia il pubblico soddisfatto a metà:
il target del film è decisamente infantile, con una
storia di amicizia e solidarietà mirata per i più
piccoli che contiene comunque una strizzatina d’occhio
qua e là anche agli spettatori adulti con omaggi al
Marlon Brando in “Fronte del Porto” (‘Stellaaaaa!!!’)
o a film come “Mission: Impossible” e “Superman”,
ma il cui risultato non convince pienamente.
Mettendo da parte l’elemento animazione (qui molto curato,
fin nei minimi particolari), da un punto di vista puramente
concettuale e narrativo non è certamente facile inventarsi
qualcosa di nuovo, soprattutto dopo gli ottimi exploit di
film come “Shrek”, “Gli Incredibili”,
“Monsters & Co.” ed “Alla Ricerca di
Nemo”: da un pò di tempo a questa parte, infatti,
i più recenti lungometraggi a cartoni lasciano un pò
a desiderare tanto per soluzioni narrative quanto per gags
comiche, spesso riciclate oppure basate sul mero citazionismo
di altri film.
Tutto spesso sa di già visto e LA GANG DEL BOSCO non
costituisce purtroppo differenza, con una storia moraleggiante
decisamente deboluccia e narrata già in tanti altri
film inerente il solitario che viene accolto in un gruppo,
li raggira ma poi si redime divenendo parte della famiglia;
la trama è debole perché ha pochi elementi che
ne compongono e/o arricchiscono la struttura narrativa principale,
ricorrendo ad un canovaccio collaudato e proponendo personaggi
abbozzati in maniera molto convenzionale. Qua e là
c’è qualche critica, neanche tanto velata, verso
l’ossessione per le armi, il cibo ed il consumo da parte
del popolo americano: gli esseri umani sprecano più
di quanto gli serva effettivamente e poi inquinano senza ritegno,
ma certe riflessioni rimangono comunque accennate in maniera
eterea, rinunciando a qualsiasi proposito graffiante o satirico
in favore di toni da commedia familiare leggera e political
correct.
A parte poi un paio di omaggi, il film ricorre in minima parte
al citazionismo (e questo è anche un bene) sforzandosi
di proporre gags inedite: qualcuna si rivela simpatica ma
molte sono comunque stantie, per non parlare di alcune sequenze
che ricalcano pari pari quelle di altri film: vedi, ad esempio,
l’inseguimento con il carretto ed il cane oppure l’avventura
della tartaruga nella macchinina giocattolo o ancora la guida
di un furgoncino da parte degli animaletti (tutte scene presenti
nei due “Toy Story” che all’epoca erano
fresche ed inedite).
Il film comunque piacerà soprattutto ai più
piccoli (e pazienza per i genitori), rivelando anche qualche
sorpresa: l’animazione è molto fluida e curata,
il ritmo narrativo è elevato, senza cadute di tono
e ben accompagnato anche da una bella colonna sonora curata
da Hans Zimmer (quello di “Rain Man” oppure “Thelma
& Louise”), con una lunga sequenza finale abbastanza
ricca e spettacolare. Alla fine, anche se non eccessivamente,
ci si diverte, ma comunque non basta solo il virtuosismo tecnico
per sopperire alle (evidenti) carenze di sceneggiature povere
di idee.
Paolo
Pugliese