Premiato
con la Palma d’Oro al festival di Cannes e accolto con
entusiasmo a quello di Venezia, “La Classe” è
un film molto particolare e coraggioso, inerente un argomento
di grande attualità in Italia: il mondo della scuola
e le tanto temute classi differenziate.
Basato sull’omonimo libro del professore François
Bégaudeau, il quale ha raccontato la sua esperienza
di un anno scolastico con ragazzi difficili confinati in una
classe-ghetto, il film ne ripercorre le vicende scegliendo
lo stesso Bégaudeau come protagonista, il quale recita
sè stesso di fronte alla cinepresa; accanto a lui c’è
un gruppo di ragazzi non professionisti che, con straordinaria
freschezza e naturalezza, portano sul grande schermo le personalità,
i dubbi, i linguaggi e le differenze culturali di giovani
provenienti da vari paesi del mondo.
“La
Classe” è un misto di fiction e documentario,
filmato in presa diretta con telecamera digitale a mano, nessuna
colonna sonora ed ambientazione dentro le claustrofobiche
quattro mura dell’aula.
Il risultato è un film straordinario, molto parlato
ed assolutamente veritiero, che illustra senza manierismi
il dialogo ed il confronto quotidiano del professore con gli
allievi; a prima vista la struttura narrativa appare frammentaria,
ma in realtà le varie sequenze svelano un intreccio
drammatico e lineare che espone argomenti come l’apatia
culturale degli adolescenti, la loro insicurezza, la messa
in discussione di argomenti e verità, per non parlare
della contestazione dell’autorità di adulti e
docenti. Sotto
traccia il film punta il dito anche contro i limiti del sistema
scolastico che non aiuta a superare le difficoltà di
inserimento per chi abita in quartieri multietnici di Parigi.
A meno che non ci siano professori appassionati come Bégaudeau
disposti a mettersi in discussione e scendere dalla cattedra
per instaurare un rapporto umano con gli alunni.
Il regista Laurent Cantet firma un’opera intelligente
di cinema militante che ci mostra una realtà di disagio
ed isolamento culturale molto vicina a quella del nostro paese;
se le intenzioni e la messa in atto sono lodevoli, rimane
qualche dubbio da un punto di vista tecnico, con l’uso
della cinepresa da spalla e delle sequenze di primi piani
che qua e là risultano un pò eccessive.
Paolo
Pugliese