L'UOMO DELL'ANNO

Titolo Originale: Man of the Year
Genere: Commedia
Regia: Barry Levinson
Sceneggiatura: Barry Levinson
Cast: Robin Williams, Christopher Walken, Laura Linney, Jeff Goldblum
Colonna Sonora: Graeme Revell
Produzione: Universal Pictures & Morgan Creek Productions
Paese d’origine: USA - 2006
Durata: 115 minuti

 

Tom Dobbs (Robin Williams) è un irriverente comico televisivo di successo che prende di mira i politici durante il suo talk show quotidiano, vero e proprio manifesto del dissenso popolare a riguardo della politica americana. Un giorno, appurando di essere diventato ormai il portavoce di una nazione esasperata, Dobbs decide di candidarsi alla presidenza degli Stati Uniti, fondando un movimento popolare con cui presentarsi alle elezioni, sbaragliando i concorrenti durante i dibattiti ed alla fine sorprendendo il mondo intero venendo eletto Presidente. Ma mentre Dobbs sta per insediarsi alla Casa Bianca, l’analista di softwere Eleonor Green (Laura Linney) scopre che l’anchorman è stato eletto a causa di un errore informatico nel programma di conteggio dei voti installato dalla sua società. Non vedendoci chiaro nella faccenda, riesce a contattare Dobbs rivelandogli la verità ed il neo Presidente deve allora scegliere se accettare o rifiutare la sua elezione.
Un comico alla guida del paese più potente del mondo.
E’ questo lo slogan nonché leit motiv del film L’UOMO DELL’ANNO, una chiara ironia contro l’attuale presidenza USA di George Bush jr., visto come un imbarazzante pupazzo comico con le sue gaffes, i lapsus, gli errori durante i suoi discorsi, le decisioni ambigue e le elezioni vinte con un nuovo sistema di voto computerizzato tramite terminali forniti dalla società del suo stesso fratello...
L’idea di base del nuovo film di Barry Levinson, regista di “Mamma ho perso l’aereo” e dei primi due “Harry Potter”, sta proprio in questo: in un mondo in cui la politica è inquinata da interessi ad personam oppure dai giganteschi affari delle multinazionali, chi meglio di un comico può guidare una Nazione, ben sapendo quali sono i problemi da risolvere visto che per fare satira (Beppe Grillo insegna) bisogna essere ultra-informati e non fermarsi alle apparenze?
L’UOMO DELL’ANNO parte bene, ma poi spreca gli elementi a sua disposizione e si perde nel voler raccontare troppe cose, con un’infelice svolta thrilling e peccando infine di eccessivo moralismo nel descrivere il mondo della politica; Barry Levinson è un regista avvezzo a trattare cinematograficamente temi come la politica e la satira (vedi i suoi “Good Morning, Vietnam” oppure “Sesso e Potere”), ma nonostante una curiosità iniziale questo suo nuovo film si rivela poco riuscito: certo non manca di coraggio nell’attaccare apertamente il sistema politico americano, ma i contenuti satirici proposti non vanno mai in profondità e si fermano alle battute del protagonista, interpretato da un Robin Williams troppo farsesco e gigionesco per essere credibile o realmente graffiante (molto più bravo invece Christopher Walken).
Indeciso sui molteplici toni ed i generi da scegliere (satira, ma anche thriller e commedia romantica), L’UOMO DELL’ANNO alla fine esce come un film in parte divertente, in parte aspro e critico contro l’amministrazione degli Stati Uniti, in parte però anche dispersivo e superficiale. Alla fine fa ridere e riflettere sostanzialmente poco visto che la sua chiave critica è estremamente fiacca e non va oltre lo sfottò di una barzelletta, senza peraltro avere nessuna connotazione grottesca o surreale (che forse avrebbe reso meglio), in favore invece di un tono abbastanza predicatorio e conformista che fa anche l’errore di voler giustificare come plausibile la favola di un uomo abituato a far ridere gli altri che però è anche la scelta più giusta per guidare un paese.

Marco Valerio