Una
strada vuota ed illuminata da luci notturne che fanno da sfondo
allo stato d’animo del protagonista, un uomo che piange
per amore, sconsolato e seduto da solo sulle scale del sagrato
di una chiesa. E’ questa una delle scene più
affascinanti di “L’Uomo che Ama”, un noir
sentimentale ambientato a Torino con una storia incentrata
sull’amore narrato dal punto di vista maschile e comprendente
l’instabilità e l’abbandono sentimentale
con rapporti destinati a far soffrire, senza un reale punto
di svolta.
Il
film è stato scritto e diretto da Maria Sole Tognazzi,
figlia del grande Ugo e sorella dell’attore-regista
Gianmarco, che con la complicità alla sceneggiatura
dello scrittore Ivan Cotroneo racconta non solo le vicende
di un triangolo sentimentale, ma anche l’atmosfera ed
il fascino di una città bella, misteriosa e discreta
come Torino: il capoluogo piemontese è infatti parte
integrale della storia, con la vita del farmacista Roberto
(Pier Francesco Favino), il quale lavora per la dottoressa
Campo (Marisa Paredes), dividendosi tra due donne: la bella
e sensuale Alba (Monica Bellucci), gallerista e imprenditrice
che si occupa d’arte, e l’esotica Sara (Ksenia
Rappaport), vicedirettrice di un hotel di lusso.
La parte del protagonista è stata praticamente cucita
addosso all’attore romano (ex-Bartali televisivo
ed anche il truce Libanese in “Romanzo Criminale”),
amico della regista da oltre dieci anni, che ha accettato
subito il ruolo di un personaggio problematico, di grande
charme e sensualità, ma anche sentimentalmente indeciso
ed insicuro, alle prese con la sua vita quotidiana che si
complica a causa di un percorso di scelte sospese tra famiglia
e relazioni clandestine, con la paura di lasciare o essere
lasciati.
Al
di là del suo pedigree di figlia d’arte, Maria
Sole Tognazzi dimostra di essere una brava regista, con al
suo attivo svariate collaborazioni importanti per cinema e
teatro e due film molto personali come “Non finisce
qui” del 1997 e soprattutto “Passato prossimo”
del 2003. La sua esperienza e talento sono ben visibili in
questo film, molto ben girato e calibrato, che inoltre vanta
sia una bella fotografia sia uno sfondo urbano insolito e
malinconico.
Purtroppo, dopo la prima mezz’ora, il film non decolla
e si affloscia su sè stesso svelando tutti i limiti
di una pellicola di stampo minimalista-sentimentale, con una
trama che non racconta nulla di nuovo e dialoghi già
sentiti altrove. Cosa grave per un film di questo genere è
che le vicende narrate non riescono ad arrivare al cuore dello
spettatore né emozionano più di tanto, colpa
di una sceneggiatura piuttosto banale, dallo sviluppo lento
e con alcune idee drammaturgiche ridondanti che sfiorano lo
stucchevole; nettamente superiore invece si rivela il lavoro
della regista, con un’ottima costruzione delle scene
ed una sensibilità particolare nel portare in scena
fragilità e insicurezze dei personaggi, raccontando
tutti i piccoli gesti della quotidianità di un rapporto
sentimentale.
I
protagonisti Pierfrancesco Favino e Ksenia Rappoport sono
molto bravi e misurati e nonostante ci avessero abituati a
ben altri livelli (vedi “Il Grande Bartali”
e “La Sconosciuta”) riescono a rappresentare
efficacemente e senza sbavature le dinamiche cerebral-sentimentali
dei loro personaggi, ben accompagnati anche da due co-protagonisti
di grande esperienza e compostezza come Arnaldo Ninchi e Piera
degli Esposti. L’apparizione della Bellucci è
troppo fugace per poter essere giudicata, ma va da se che,
per i toni eccessivamente sospirosi della sua voce, meno parla
e meglio è.
Da segnalare infine le soffici musiche composte dalla cantante
Carmen Consoli che fanno da efficace commento sonoro alle
immagini del film.
Paolo
Pugliese